Torino, la magia del suo cielo 

A cura di: Enzo Isaia

Era mia abitudine quando ero in casa, ai piedi della collina torinese, scrutare il cielo molte volte nell'arco della stessa giornata.
Trovarmi sovente con il naso all'insù era forse una pratica ereditata da mio padre:
lui lo faceva con occhio da pilota, io da fotografo.

Enzo Isaia

I punti di osservazione migliori erano le finestre delle camere di mia figlia Raffaella e di mio figlio Fabio.
Oltre al cielo, dalla prima vedevo la Mole Antonelliana, il Monte dei Cappuccini ed in mezzo un maestoso cedro del Libano, con lo sfondo del Rocciamelone.
Dalla finestra di Fabio scorgevo, molto lontana, la Basilica di Superga.

Enzo Isaia

Per parecchio tempo, oltre lo “sguardo scrutante”, ho puntato su questi quattro soggetti, profilati nel cielo, anche gli obiettivi delle mie macchine fotografiche, attendendo al varco solo i più particolari effetti, naturali e non: fulmini, nebbia, arcobaleni, neve, vento, sole, pioggia, luna, fuochi artificiali e nuvole, tante nuvole: le più disparate, le più variegate, dalle più dolci primaverili alle più pesanti autunnali gravide di pioggia.

Enzo Isaia

Dopo lunghi appostamenti, mi ero creato un calendario di passaggio del sole rispetto le finestre di casa: ad esempio se il 21 maggio alle ore 06,19 il sole sorgeva esattamente dietro alla Basilica di Superga e la situazione non era, a mia discrezione, “fotogenica”, l'anno dopo alla stessa ora ero lì a ritentare. E poi ancora un anno dopo e dopo ancora… Fino a quando non ero “fotograficamente” soddisfatto.

Enzo Isaia

Gli amici educati mi hanno dato, più di una volta, dello “stravagante”…
Se può essere una giustificazione, rammento per i patiti dello Zodiaco, che sono del segno del Capricorno!
Purtroppo, per colpa di sconsiderate parabole e antenne televisive, di alberi un po' troppo cresciuti, di gru e di impalcature utili ma poco fotogeniche, dopo dieci anni ho sospeso i miei clic dalle finestre.
A dire il vero non mi sono arreso facilmente. Per scavalcare questi ostacoli, negli ultimi tempi, ho scattato anche dal tetto.
Non fotografo più in pantofole, d'accordo, ma l'abitudine di scrutare il cielo di Torino, da qualsiasi punto della città io mi trovi, ce l'ho ancora…

Tecniche
- Tutte le fotografie (circa ottanta) sono state scattate su pellicola nell’arco di dieci anni, esattamente dal 1989 al 1999, con ottiche dal 20 al 1200 mm.
- La dominante blu di alcune fotografie è stata ottenuta usando film a luce artificiale.
- Il cedro del Libano, con lo sfondo del Rocciamelone (montagna della Valle di Susa), è stato sempre ripreso con un 300 mm.
- Nel 2000 è stato pubblicato un libro con testo di Renzo Rossotti, Fogola e Pintore Editori.

Una curiosità
La fotografia del Monte dei Cappuccini con lo sfondo di un incredibile tramonto, durato quasi un’ora, è stata scattata il 26 dicembre 1991.
Mai visto una cosa del genere! Come colore, sembrava di essere ai tropici.
Dopo qualche anno, Luca Mercalli (noto meteorologo) vedendo questa foto, mi ha spiegato che lo spettacolare effetto era stato provocato dalle polveri e l’aerosol, vaganti negli strati alti dell’atmosfera, emessi dal vulcano Pinatubo delle Filippine esploso circa sette mesi prima!

Del cielo di Torino hanno scritto

“Non avrei mai creduto
che una città,
grazie alla luce,
potesse diventare
così bella…”
NIETZSCHE


“Il cielo magico di una città magica,
fitta di personaggi che appartengono
al tessuto più magico di Torino
come se il passato ti venisse dietro, alle spalle,
fondendosi con il presente anticipando il futuro.
Un cielo, che per certi versi, ti fa pensare a quello di Parigi”
Dino BUZZATI


“Da Palazzo Madama al Valentino
ardon l’Alpi tra nubi accese…
È questa l’ora antica torinese,
è questa l’ora vera di Torino…”
Guido GOZZANO


“…parecchie volte nell’anno
Torino si trova in condizioni di godere una straordinaria nitezza di cielo
il che succede quando spira il vento di Ovest
che scende asciutto dalle Alpi
e venendo nella pianura si riscalda per la compressione che subisce:
allora il cielo è limpido…”
G.B. RIZZO ( 1893 – meteorologo)

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