Retrospettiva: Eve Arnold

La curiosità per la vita

Fino al 27 aprile la Corte Medievale di Palazzo Madama a Torino ospita una retrospettiva della grande fotografa statunitense Eve Arnold (1912-2012). 83 fotografie, in bianco e nero e a colori, che ripercorrono le tappe più importanti del suo lavoro. «Che cosa mi ha spinto e mi ha fatto andare avanti nel corso dei decenni? Qual è stata la forza motrice? Se dovessi usare una parola sola, sarebbe curiosità», ebbe una volta a dichiarare. La curiosità per la vita, in ogni suo aspetto. Documentarista e ritrattista, la Arnold ha spaziato tra generi molto diversi. Il suo nome è legato innanzitutto ai ritratti dell’alta società e dei divi di Hollywood: Marilyn Monroe, Joan Crawford, Liz Taylor, Marlene Dietrich, ma anche presidenti, reali, politici come Indira Gandhi e attivisti come Malcolm X. Famosi, inoltre, i grandi reportage dall’India all’Afghanistan, dalla Cina alla Mongolia, commissionati da Life, Sunday Times e altre prestigiose riviste dell’epoca e per i quali ottenne riconoscimenti internazionali come il National Book Award del 1980 e il Lifetime Achievement Award dall’American Society of Magazine Photographers. La mostra è accompagnata da un volume, edito da Silvana Editoriale, che raccoglie le foto esposte e contiene un contributo della scrittrice Simonetta Agnello Hornby che di seguito proponiamo.
 


“Eve Arnold”, Silvana Editoriale
 

«La conobbi per caso all’inizio degli anni ottanta, a un buffet in onore di un attore di Los Angeles, nella casa londinese di Andrea Tana, la pittrice americana. Mi presentarono a una vecchietta magrissima, con i capelli raccolti in uno chignon, e in completo pantalone nero con camicetta bianca. Mi sembrò insignificante, tanto che ne dimenticai subito il nome. La conversazione era animata, rumorosa. Lei ascoltava, intensa. I suoi occhi orientaleggianti guizzavano da un capo all’altro della stanza; mi intrigavano. Poi la vecchietta parlò: la voce bassa era lentissima. E si fece silenzio. Quella donna dominava tutti. I suoi occhi clementi eppure penetranti offrivano un continuo commento a quello che gli altri dicevano. Mi resi conto che era elegantissima - per anni è stata annoverata tra le dieci donne più eleganti d’America - e che il ciondolo vistoso della collana africana attorno al collo era il perfetto complemento della sua mise. Percepivo che possedeva una straordinaria energia. Volevo, dovevo conoscerla. Riuscii a sedermi accanto a lei, e parlammo. Fu un colpo di fulmine.
 


Addestramento di un cavallo per la milizia, Mongolia Interna, 1979 © Eve Arnold / Magnum Photos
 

L’indomani chiamai Andrea per ringraziarla. “Dimmi di quell’anziana in nero”, le chiesi, con fare noncurante. “È Eve Arnold.” Un pizzico di irritazione nella voce. “Ah, e che fa?”, Andrea era insofferente. “È Eve Arnold, te l’ho detto, la fotografa.” “E che fotografie fa?” “È la famosa fotografa di Magnum.” So intuire quando la mia ignoranza sta oltrepassando i limiti della sopportazione altrui e posi fine alla conversazione, con un “mi piacerebbe incontrarla di nuovo”. Quella sera Eve mi telefonò. Aveva chiesto il mio numero ad Andrea. Da lì nacque una grande amicizia. Ci siamo frequentate assiduamente nelle rispettive case, insieme abbiamo visitato mostre e musei e, per i dieci anni da lei vissuti in una casa di riposo, a Pimlico, insieme abbiamo trascorso molti Natali, noi due sole o con la famiglia di Frank, il suo unico figlio. Non ci siamo mai annoiate. Anche quando stava male e le era difficile comunicare verbalmente, quegli occhi a mandorla dalle palpebre pesanti riuscivano a dire tanto. Parlava a ruota libera e con modestia del suo lavoro e delle persone che aveva fotografato: primi ministri, attori, personaggi politici, scienziati.
 


Eve Arnold sul set di Becket e il suo re, Inghilterra, 1963 © Robert Penn
 

Senza compiacimento. Preferiva raccontare degli incontri con la gente comune, i ragazzini dell’Avana, le donne dell’harem in Arabia, i bambini di strada, gli anziani. Le piaceva fotografare mani e piedi e dopo una sessione fotografica, chiedeva il permesso di farlo. Ne è uscito un libro bellissimo, qualche anno fa. Soprattutto Eve amava parlare di progetti futuri, di nuove iniziative, e di ciò che avrebbe voluto fare dell’enorme archivio costruito in mezzo secolo di lavoro. Fin dall’inizio della carriera era conscia delle proprie abilità e dunque conservava e catalogava tutto, proprio tutto, dai negativi ai taccuini, agli schizzi, alle annotazioni sui luoghi e sulla gente che incontrava, dai biglietti alle carte geografiche. Sapeva che avrebbe scritto dei libri dedicati alle sue esperienze. Quando una particolare conversazione era “degna di essere ricordata” lei la memorizzava e non appena poteva fingeva di dover andare in bagno per scrivere quanto detto sul suo inseparabile taccuino. Tutto, parola per parola. Eve voleva aiutare gli studenti di fotografia mettendo a loro disposizione il suo archivio e per questo intendeva venderlo a una università. E scelse Yale. “So che avrei potuto venderlo a sezioni spuntando maggiori guadagni. O a un privato. Mi sembrava però doveroso metterlo a disposizione degli studenti. Gratis.”
 


Malcolm X, Chicago, Illinois, USA, 1961 © Eve Arnold / Magnum Photos
 

Eve Arnold, nata nel 1912, proveniva da una famiglia di ebrei russi fuggiti a New York per scampare alle persecuzioni razziali. Il padre, un rabbino, non parlava l’inglese; per mantenere la famiglia di otto bambini aveva fatto di tutto, incluso il venditore ambulante, ed era riuscito a inculcare nei figli l’amore per la lettura, a dare loro una grande curiosità verso il mondo. Eve non poté frequentare l’università e trovò lavoro in vari uffici. “L’America non ci aveva portato ricchezza, ma la libertà di esser noi stessi e la possibilità di lavorare.” Era diventata fotografa da adulta e per caso, a trentadue anni. Il suo primo maestro era stato Alexey Brodovitch, il direttore artistico di “Harper’s Bazaar”. Professionista instancabile, preferiva fotografare da sola sempre e dovunque: sulla scena di un film, a tu per tu con la folla, con uomini e donne che facevano le loro cose, nella loro intimità, a casa e al lavoro. Discreta, silenziosa, rassicurante, metteva a proprio agio amici ed estranei. Li rispettava. Eve riusciva a farsi accettare dalla gente che fotografava e a conquistare la loro fiducia, perché era diretta, onesta e genuinamente curiosa. Le sue maniere impeccabili si adattavano alla cultura dei Paesi che visitava; la sua mise - scarpe basse, pantaloni e camicia con le maniche lunghe in colori neutri, capelli raccolti in uno chignon e trucco leggero - non dava nell’occhio; il suo incedere aveva quella rara eleganza naturale che dimostra l’armonia interna. Il suo sguardo comunicava intelligenza e amore per l’umanità come ho visto in pochi altri.
 


“People”, edito da Thames and Hudson
 

Eppure, Eve Arnold era una donna provata. La vita le aveva riservato pesanti batoste, a cui aveva reagito con grande coraggio; nel ricordarle, senza pietismo alcuno, attutiva l’amarezza con un pizzico di ironia. Eve ricevette alte onorificenze, lauree honoris causa, innumerevoli premi, riconoscimenti e tributi di tutti generi e dovunque nel mondo. Conosceva tutti quelli che contano nel mondo letterario, dei media e delle arti. Era rimasta semplice e modesta: anziché della gente famosa, preferiva raccontare di quella comune, degli incontri con donne, anziani e bambini, che fotografava con immenso rispetto. Pienamente conscia del proprio valore, non si vantava dei suoi successi e mai l’ho sentita criticare il lavoro o il comportamento dei colleghi. Eve Arnold è stata la prima donna fotoreporter per il “Sunday Times”, e l’unica che viaggiava e scriveva i propri reportage. In cinquant’anni era riuscita e penetrare nella Russia degli anni cinquanta, in Mongolia, a Cuba, in Afghanistan, nell’Arabia Saudita e perfino in Vaticano. La sua scrittura è matura, semplice, elegante e incisiva: una vera e grande scrittrice. I suoi libri e la sua autobiografia sono opere di notevole valore letterario - e di successo. Non ci si annoia mai, con lei, guardando le sue fotografie e leggendo i suoi scritti.
 


“All About Eve”, edito da teNeues
 

Sul lavoro Eve aveva incontrato la discriminazione e condusse la sua battaglia personale per essere trattata alla stregua dei colleghi maschi, rifiutando gli estremi del movimento femminista. L’ultima offesa, la discriminazione contro gli anziani. Mi diceva con amarezza che a ottant’anni fu costretta a dichiararsi più giovane, altrimenti gli stessi committenti con cui aveva lavorato da decenni l’avrebbero scartata a favore di altri. Curava il proprio aspetto e l’abbigliamento con una raffinatezza straordinaria: a un primo sguardo non si notava quanto fosse elegante, come tutte le donne che lo sono davvero. Vestiva con sobrietà, ma sempre con un accessorio contrastante: una collana etnica, una giacca afghana, una sciarpa variopinta. Si truccava poco ma con cura - ritoccava spesso il rossetto chiaro e andava dal parrucchiere per farsi pettinare, con un impeccabile chignon grigio - non volle mai tingere i capelli. Non mi sorprende che fosse inclusa tra le donne più eleganti del mondo, anno dopo anno, anche se di questo non parlava molto.
 


“Marilyn”, Editions de la Martinière
 

Conosco tutte le fotografie del catalogo: erano tra le preferite di Eve. Per nulla indisposta dalla mia totale ignoranza delle sue opere, Eve mi dava brevi lezioni one-to-one, sfogliando un suo libro o mostrandomi le stampe che teneva nel suo appartamento di Mayfair. Accennerò soltanto alle sei fotografie di cui lei mi parlava di più. Negli anni quaranta e cinquanta a New York vigeva una segregazione rigida tra bianchi e neri; le parole “civil rights” erano prive di significato. Andare a Harlem per una donna bianca, da sola, e armata di macchina fotografica era non soltanto impensabile ma molto pericoloso. Ma è proprio quello che fece Eve. Parlava con autoironia delle difficoltà incontrate ed era molto fiera delle fotografie delle donne di Harlem, dei Black Muslims e di Malcolm X. “Gli serviva la pubblicità e non fu difficile farlo posare per un ritratto”, diceva di lui guardando il suo ritratto di profilo. “Non credo che si sia mai fidato di me...”. e poi aggiungeva, sempre con un accenno di sorriso sul volto impassibile, “lui sapeva di sbagliarsi, ma non lo avrebbe mai ammesso con se stesso...”.
 


“The Misfits”, edito da Phaidon
 

Eve aveva lavorato come fotografa di scena sui set cinematografici: gli scatti più famosi di questo periodo sono quelli di Marilyn Monroe, che in parte hanno offuscato il resto della sua produzione, ben più profonda e di maggior valore artistico delle pur belle e toccanti immagini della fragile diva morta suicida. Bellissima è quella di Marilyn sdraiata sul letto vestita di tutto punto, e assopita. Eve me la regalò per un compleanno, spiegando, laconica: “Questa ragazza grassottella era molto infelice, le devo molto perché le sue foto sono molto vendute”. Eve aveva perso un figlio alla nascita. Per esorcizzare frequentava, macchina fotografica alla mano, il reparto di maternità dell’ospedale: una delle sue foto più toccanti è quella di una donna che tiene il dito del suo bambino neonato. Me ne parlò soltanto una volta. “Era una quarantenne. Una madre anziana. Fu un parto sofferto...”, bisbigliò, e poi tacque. Mi mandò, nel corso degli anni, delle note scritte su cartoline delle sue opere, e ne ho due o tre con quella fotografia.
 


“In China”, edito da Random House
 

Al Museum of Modern Art di New York Eve scattò quella che forse era la sua fotografia preferita; una delle tre che si portò nelle sue stanze nella casa di riposo in cui trascorse gli ultimi sofferti anni della sua vita, e che volle appendere proprio di fronte alla porta di ingresso: dava il benvenuto ai suoi ospiti. Giovanissima e misteriosa, Silvana Mangano è ritratta di profilo, davanti a un Brancusi. A Eve piaceva tanto raccontarmi la storia: “Mi fu dato il compito di fotografare un’attrice italiana poco nota in America. Era la sua prima visita a New York, e mi resi conto che era molto timida. Non sapendo che fare, le suggerii di andare a visitare il MoMA, che non conosceva. Io l’avrei seguita senza disturbarla”. Eve a quel punto taceva: osservava la sua opera. Se ne compiaceva, in silenzio. Poi riprendeva il discorso: “Questa foto è parte di una serie di scatti: soltanto dopo, guardando le pellicole, mi sono accorta che è una composizione straordinaria. Frutto del caso!”.
 


“In Retrospect”, edito da Alfred A. Knopf
 

L’Addestratrice di cavalli in Mongolia, a colori, è un piccolo capolavoro: un cavallo bianco disteso su un prato, la sua addestratrice vestita di rosa confetto e stivali, sdraiata sull’erba, la mano destra poggiata sul suo fianco. Il verde profondo del prato punteggiato da margheritine bianche avvolge cavallo e ragazza. Una composizione apparentemente idillica, densa di pathos. E di suprema bellezza. Eve amava molto quella fotografia, le ricordava la gente fiera e combattiva che l’aveva accolta a braccia aperte. “Erano poveri”, diceva, “e mi offrivano tutto quello che avevano”. Nel 1979, quando aveva 67 anni, Eve visitò la Cina. Nel catalogo c’è un potente ritratto di una retired woman, una pensionata. Anche quello a colori. Sullo sfondo nero appare al centro della fotografia il volto appena ovale di una anziana cinese sorridente. Guarda dritto negli occhi. Pelle rugosa, palpebre pesanti, naso dritto, minuscoli orecchini - è un autoritratto di Eve stessa. Quegli occhi hanno la stessa luce degli occhi della Eve che conobbi e amai; comunicano lo stesso amore per gli altri, lo stesso senso di ironia, la stessa calma curiosità. E la gioia di vivere che mai l’ha abbandonata. Glielo dissi. Eve non distolse lo sguardo dalla fotografia. Poi sollevò il capo, e mormorò quello che a me sembrò “May be”».
 


“Personalities by Eve Arnold” Magnum Photos
 

 

Chi è
Eve Arnold (Philadelphia 1912 - Londra 2012) è stata la prima donna membro dell’agenzia fotografica Magnum Photos, dove è entrata nel 1957. Numerosi i premi vinti, dal National Book Award al Lifetime Achievement Award dall’American Society of Magazine Photographers, come i titoli, da Master of Photographer dall’International Centre of Photography di New York a membro del comitato consultivo del National Museum of Photography, Film & Television nel Regno Unito. Ha pubblicato dodici libri fotografici, postumo è uscita la raccolta di sue foto-icona e inediti All about Eve - The Photography of Eve Arnold.

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