Tecnica

Catturare Lucciole

Massimo Gugliucciello

La natura è spettacolare. A tutti noi capita di osservare un tramonto bellissimo che evoca emozioni intense, osservare le file organizzate e ordinate di formiche, lo sfarfallamento di una libellula, i colori sgargianti di una farfalla, la magia delle lucciole nelle sere d’estate che ci fa sognare, ecc. Con l’intento di voler trasmettere attraverso la fotografia, almeno in parte, le emozioni che la natura è capace di suscitare, mi sono di volta in volta ingegnato con tecniche capaci di restituire quanto più fedelmente possibile ciò che viene percepito dall’occhio umano.
 


© Massimo Gugliucciello
 

Affascinato dal luccichio intermittente delle lucciole che nelle sere di maggio e giugno rendono la Valle del Sele un luogo degno delle migliori fiabe, ho iniziato a studiare il metodo per poterle fotografare. Dopo tre anni di prove sul campo, sono riuscito ad ottenere le foto che avevo in mente, che riproducono ciò che l'occhio umano percepisce in circa 15-20 minuti di osservazione. Tale obiettivo è stato raggiunto facendo convergere l’individuazione di un luogo con alta concentrazione di lampiri (luogo individuato nel cuore della valle, in località Saginara Contursi Terme) e la tecnica di ripresa.
 


© Massimo Gugliucciello
 

La macchina utilizzata per le riprese è una Nikon D3200. Disattivando i sistemi di stabilizzazione, monto la macchina su di un cavalletto utilizzando l'obiettivo in kit 18/55 (a 18 mm) e alla massima apertura. Dopo, con l’utilizzo di un puntatore laser, si illumina il tronco di una pianta (la concentrazione massima di lampiri è quasi sempre sotto la chioma delle piante quindi il tronco è un buon punto di messa a fuoco). Si effettua quindi la messa a fuoco automatica sul punto laser, si blocca la messa a fuoco. Da questo momento la macchina non verrà più rimossa dal cavalletto fino a completamento della serie di scatti.
 


© Massimo Gugliucciello
 

Si procede con una serie, anche 50/60 scatti, variando di continuo la sensibilità ISO in un range da 400 a 3200 in modo da catturare le scie luminose in primo piano (bassi iso) e le più deboli scie in lontananza (alti iso), variando continuamente anche il tempo di esposizione (generalmente da 4 secondi 10 secondi) a seconda dell’illuminazione naturale (luna piena, mezza luna, assenza di luna). Una volta completata la fase di ripresa si passa ad assemblare il tutto caricando le sequenze in un software freeware che si usa per creare startrails (per la precisione starstax).
 


© Massimo Gugliucciello
 

Per la realizzazione del video procedo in modo diverso. Una volta individuato il luogo, e prima che diventi completamente buio, scatto una foto con un tempo di esposizione tale che mi restituisce una foto in cui sono visibili i dettagli del terreno e quanto fa parte dell'habitat. Dopo attendo pazientemente che la luce cali e che le lucciole inizino le loro danze.
 


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Quindi registro i video utilizzando una sensibilità ISO variabile da 800 a 3200 (aumentando progressivamente man mano che la luce diminuisce e stabilizzando poi sui 3200 iso). Una volta registrato la foto e le sequenze video passo ad assemblare il tutto in Adobe Premiere, utilizzando la foto scattata in precedenza come sfondo e in sovrapposizione (alte luci) i video, in tal modo si ricrea abbastanza fedelmente l'atmosfera percepita dalla retina dell'occhio umano.
 


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Un altro insetto difficile da fotografare è la cicala, nonostante la numerosa e rumorosa presenza nelle ore calde delle assolate giornate estive. Cantano sempre in gruppo e occupano piante diverse, ma la loro individuazione è resa molto difficile da una particolarissima e ingegnosa tecnica di mimetismo sociale. Si mimetizzano perfettamente con il tronco su cui poggiano divenendo invisibili alla vista.
 


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Più facili le riprese delle libellule, anche molto ravvicinate. Il loro apparato visivo è a 360 gradi, quindi è vano tentare avvicinamenti dalla parte posteriore. Durante le mie osservazioni ho notato che sono poco sensibili alle lente variazioni di luminosità, per cui se ci si avvicina lentamente si riesce ad arrivare davvero a pochi centimetri senza che volino via. A volte capita che volino, per predare e poi ritornare nello stesso posatoio, ed è persino possibile accarezzarne le ali. Buona parte delle riprese in volo frontale sono effettuate proprio utilizzando la conoscenza della loro predilezione per lo stesso posatoio, per cui è sufficiente mettere a fuoco il posatoio e attendere che volino per predare e al ritorno fotografarle in volo frontale.
 


© Massimo Gugliucciello
 

Chi sono

Fotografo per passione, vivo nella Valle del Sele a sud di Salerno. In questa valle documento dal 2006 la biodiversità presente. Ciò mi ha permesso di osservare da vicino il comportamento di innumerevoli specie animali, in particolare insetti. Lo studio del comportamento ha favorito l’interazione con i soggetti ripresi e di ottenere foto ravvicinate senza infastidirli.