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World Press Photo, nuove regole

In vista della prossima edizione del World Press Photo, il più importante premio difotogiornalismo al mondo ha introdotto nuove regole del concorso, linee guida più stringenti sulla post-produzione delle immagini e sulla precisione e autenticità degli apparati didascalici che accompagnano le fotografie. Passo necessario dopo le polemiche e squalifiche degli anni passati. Eccole riassunte, di seguito, in un codice etico che è anche una sorta di vademecum utile comunque per confrontarsi con il dibattito sul ritocco delle fotografie, considerate come documenti etestimonianze. «I partecipanti al Concorso World Press Photo devono garantire che le loro foto forniscano una rappresentazione accurata e corretta della scena di cui sono stati testimoni, in modo da non fuorviare il pubblico. Ciò significa che i partecipanti dovrebbero essere consapevoli dell’influenza che la loro presenza può esercitare sulla scena che fotografano, e dovrebbero resistere alla tentazione di preparare delle situazioni da fotografare. Non devono contribuire intenzionalmente, o alterare, la scena che ritraggono, riproducendo o inscenando avvenimenti. Devono mantenere l’integrità della foto accertandosi che non ci siano cambiamenti materiali del contenuto. Devono assicurarsi che le didascalie siano accurate. Devono assicurarsi che l’editing di una storia fotografica fornisca una rappresentazione accurata e corretta del suo contesto. Devono essere disponibili e trasparenti sull’intero processo attraverso il quale sono realizzate le loro foto e devono render conto del proprio operato alla World Press Photo Foundation». Nel sito del WPP vi sono anche quattro video con spiegazioni sul tipo di intervento accettabile o no. Infine, le date: per partecipare al concorso ci si può registrare, attraverso il sito ufficiale del WPP, dal 2 dicembre 2015 al 7 gennaio 2016 e si possono presentare le immagini fino al 13 gennaio.

 

 

 

 

The State of News Photography, un rapporto

L’immagine è una componente centrale e vitale nella comunicazione moderna. Eppure i fotografi che sono responsabili della produzione, l’elaborazione e la diffusione giornaliera di immagini professionali sono stati raramente oggetti di studio. Chi sono, dove e come lavorano, che retribuzioni riescono a ricevore e quali problemi e rischi si trovano ad affrontare? Il rapporto The State of News Photography: The Lives and Livelihoods of Photojournalists in the Digital Agepresenta informazioni sulla comunità mondiale dei fotografi, con una particolare attenzione verso i fotogiornalisti. Il rapporto è il risultato di un progetto di ricerca condotto dalla Università di Stirling, la World Press Photo Foundation e il Reuters Institute per lo Studio del giornalismo dell’Università di Oxford. Lo studio indaga le condizioni e pratiche di lavoro, l’uso della tecnologia e l’etica di un gran numero di fotografi in tutto il mondo. Il rapporto si basa su un sondaggio online di fotografi professionisti (1.556 provenienti da più di cento paesi) partecipanti al concorso World Press Photo 2015. Si tratta del primo grande studio internazionale di questo tipo, scaricabile qui. Le illustrazioni, accanto, presentano sinteticamente alcune delle principali conclusioni del rapporto.

 

Jack London fotografo

Il nuovo titolo della collana In Parole di Contrasto è firmato da Jack London, il leggendario scrittore statunitense di inizio Novecento. Nella sua vita, London è stato anche un fotografo (chiamava le sue immagini documenti umani) e la macchina fotografica è stata compagna di avventure e reportage in tutto il mondo. Le strade dell’uomo, a cura di Alessia Tagliaventi (pp. 196, 19,90 euro), presenta per la prima volta in Italia un’ampia selezione delle sue fotografie che svelano l’intensità del suo sguardo compositivo, accompagnate da brani tratti da alcuni dei suoi capolavori di narrativa e giornalismo: tappe fondamentali in cui London diventa testimone di grandi eventi del tempo, dalla guerra russo-giapponese al terremoto di San Francisco fino al viaggio dello Snark, la traversata a vela del Pacifico di cui nel libro si riporta il capitolo introduttivo e altri estratti. Scrive Davide Sapienza nell’introduzione: «Sì. Jack London fu il vero storyteller. Per darci il suo messaggio scelse la scrittura, ma non solo e questo volume è nato per dimostrarlo: per la prima volta in Italia, a un secolo da quando i lettori italiani hanno imparato ad amarlo, arriva un’opera di Jack London che cambierà la percezione pubblica di questo artista. Un’opera organica, che si concentra su un periodo preciso, all’incirca la metà esatta della sua carriera letteraria che visse la sua parabola dal 1900 al 1916. London, curioso indagatore della civiltà umana (dal pensiero filosofico e scientifico a quello artistico; della tecnologia e della politica, della cultura e dell’arte) […] non era un dilettante: sapeva cosa faceva e come farlo. Aveva studiato la nuova arte al punto da chiamare le sue immagini “documenti umani”, che per lui valevano tanto quanto i romanzi, i racconti, i reportage, gli editoriali».


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