America 2

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Gli americani, un omaggio a Robert Frank

Nel 1955 un giovane fotografo svizzero, Robert Frank, ottiene una borsa di studio dalla Fondazione John Simon Guggenheim per realizzare un lavoro fotografico sull'America. Per due anni, tra il 1955 e il 1956, Frank percorre il paese, sovvenzionato dalla Fondazione, toccando ben 48 stati diversi. Strade, volti, città, bar, negozi, marciapiedi, un lunghissimo viaggio, un immenso reportage. Oggi, a cinquant'anni dalla prima pubblicazione del libro da parte di Delpire nel 1958, il capolavoro di Robert  Frank - Gli Americani - viene riproposto da Contrasto in una nuova edizione (formato 21 x 18,5 cm, 180 pagine, 83 fotografie in bianco e nero, euro 39) accompagnata dalla toccante introduzione di Jack Kerouac, che di seguito Sguardi ripropone integralmente.

«Quella folle sensazione in America, quando il sole picchia forte sulle strade e ti arriva la musica di un jukebox o quella di un funerale che passa. È questo che ha catturato Robert Frank nelle formidabili foto scattate durante il lungo viaggio (finanziato da una borsa della Fondazione Guggenheim) attraverso qualcosa come quarantotto stati su una vecchia macchina di seconda mano. Con l'agilità, il mistero, il genio, la tristezza e lo strano riserbo di un'ombra ha fotografato scene mai viste prima su pellicola. Per questo Frank sarà riconosciuto come un grande della fotografia. Dopo che hai visto quelle immagini finisci per non sapere se sia più triste un jukebox o una bara. Perché lui fotografa ininterrottamente bare e jukebox - e i misteri dell'intermediazione, come il prete negro accucciato chissà perché sotto la pancia liquida e lucente del Mississippi a Baton Rouge, all'imbrunire o alle prime luci dell'alba, con una croce bianca di neve e i suoi incantesimi segreti, mai sentiti fuori del bayou. Oppure quella sedia in un caffè, col sole che entra dalla finestra e la avvolge di un alone sacro. Non avevo mai pensato che fosse possibile fissare tutto questo sulla pellicola e ancora meno che le parole potessero descriverne la meravigliosa complessità visiva.

La comicità, la tristezza, OGNI COSA che è AMERICA in quelle immagini! Il cowboy lungo e magro che si rolla una cicca davanti a Madison Square Garden a New York, per il rodeo, triste, allampanato, incredibile. Il campo lungo della strada notturna che si lancia desolata nella piatta, incredibile, immensità dell'America in New Mexico, sotto la luna del prigioniero — sotto la chitarra dlang dlang della star. Vecchie dame smunte e male in arnese, una domenica, a Los Angeles, curve a sbirciare dal finestrino della macchina di Old Paw, imbambolate a fissare e a criticare, a spiegare l'Amerikay ai bambinetti sul sedile posteriore tutto imbrattato - il ragazzo tatuato che dorme sull'erba in un parco di Cleveland, e russa, ignaro di tutto, una domenica pomeriggio con troppe mongolfiere e troppe barche a vela - Hoboken d'inverno, la tribuna piena di politici, tutti con l'aria normale, fino a che, d'improvviso, all'estremità destra vedi uno di loro che contrae le labbra nella tiritera politica (forse sbadiglia) e a nessuno importa niente. Il vecchio incerto col suo bastone da vecchio in fondo a una vecchia scala da tempo distrutta - Il matto che si riposa sotto il tettuccio a bandiera americana sul sedile di una macchina sfasciata in uno di quei fantastici cortili sul retro di una casa a Venice, California. Potrei mettermi lì e buttare giù 30.000 parole (quand'ero ferroviere addetto ai freni sono passato vicino a quei giardini spencolandomi fuori dalla vecchia locomotiva a vapore) (bottiglie vuote di Tocai tra le palme selvatiche) - Robert carica due autostoppisti e li fa guidare di notte. La gente guarda quelle due facce che fissano torvamente la notte che gli si para davanti ("visionari angeli indiani che erano angeli visionari" dice Allen Ginsberg) e la gente dice: "Che facce feroci" ma loro vogliono solo sfrecciare giù per quella strada e rimettersi sotto le coperte - così ci dice Robert - St. Petersburg, Florida, i vecchi strambi in pensione su una panchina nell'animata strada principale che si appoggiano curvi ai loro bastoni e parlano di assistenza sociale e l'incredibile donna, credo seminole, mezza negra, che aspira il fumo della sigaretta e pensa ai fatti suoi, un'immagine pura come il più bell'assolo jazz di sax tenore... Un'immagine così americana: le facce non proclamano opinioni, non esprimono critiche, dicono solo: "Così siamo nella vita vera e se non ti piace non lo voglio sapere perché vivo la mia vita a modo mio e che Dio ci benedica tutti, forse"… "se ce lo meritiamo"... Ah il dolore di Lee Lucien, lamento di una cucciolata di gatti abbandonati.

© Robert Frank
© Robert Frank - Parata – Hoboken, New Jersey

Che poesia è questa? Che poesie potrà scrivere un giorno su questo libro di immagini un giovane scrittore nuovo, sballato, chino sulla pagina alla luce della candela per cogliere ogni grigio, misterioso dettaglio della pellicola grigia che ha catturato il vero succo rosa dell'umanità? Se è il latte d'umana tenerezza, come lo intendeva Shakespeare, non fa differenza quando guardi queste immagini. Meglio che a teatro.

Strada folle che spinge gli uomini ad andare avanti - la folle strada, solitaria, che ti fa uscire di testa e ti rivela squarci di spazio verso l'orizzonte promessoci dalle nevi di Wasatch nella visione dell'Ovest, dorsali montane alla fine del mondo, costa del Pacifico blu nella notte stellata - candide lune mezze banane scivolano nell'arruffato cielo notturno, a illuminare i tormenti delle grandi formazioni nella nebbia, l'insetto invisibile rannicchiato nella macchina che corre all'impazzata - Il taglio netto la strada principale, la butte, la stella, il canale, il girasole nell'erba - le terre incolte di Arcadia dal profilo arancione, le sabbie desolate della terra isolata, esposizioni intrise di rugiada all'infinito nello spazio nero, dove stanno il serpente a sonagli e la marmotta - il livello del mondo, basso e piatto: la strada inquieta che sfreccia, la strada muta, inespressa, dolorante, in un delirio di copertoni, sulla statale, favolosi appezzamenti di proprietà terriera, verde imprevisto, canali di scolo lungo la strada, quando guardo. Da qui a Elko all'altezza di questo spillo, parallelo ai pali del telefono, vedo un insetto che gioca nel sole caldo - vruum, tròvati un passaggio dopo il più veloce dei treni merci, supera il fumo, trova le cosce, spendi la moneta, molla gli ormeggi, bacia la stella del mattino nel bicchiere del mattino - folle strada che spinge gli uomini avanti. I ghirigori a matita del nostro più remoto desiderio si sono incontrati nel viaggio verso l'orizzonte, la nuvola curiosa oscura le pagine di una distanza ineffabile, le nuvole pecore nere abbarbicate in parallelo sopra l'asfalto da cui sale il vapore - le rocce delitti Missouri ossessionano le terre erose, i campi secchi bruciati scendono morbidi ondulati sotto la luna come lucidi culi di vacca, pali del telefono stuzzicano i denti del tempo, "punteggiano l'immensità" il pazzo voyageur dell'automobile solitaria continua, ansioso e insignificante, a spacciare pianali di appoggio per carrelli e targhe nella vasta promessa della vita. Svuota i tuoi bacini nel vecchio Ohio e nelle pianure dell'Indiana e dell'Illini, porta i tuoi fiumi Big Muddy per il Kansas e per le terre melmose, a Yellowstone, nel Nord ghiacciato, buca la Florida e L.A. coi tuoi laghi, fonda le tue città nella bianca pianura, ergi le tue montagne, sorprendi l'ovest, oscuralo con audaci scogliere di rovi fino alle cime prometeiche della gloria, insedia le tue prigioni nel bacino lunare dello Utah - smuovi un po' di brancolanti terre canadesi che finiscono nelle baie dell'Artico, ricama il tuo istmo messicano, America - torniamo a casa, a casa.

© Robert Frank
© Robert Frank - Rodeo – Detroit

Giace sul cuscino di raso nella tremenda gloria della morte, l'Uomo, e i neri, pazzi convenuti al funerale, lo piangono e si mettono in fila per dare una sbirciata a quella Santa Faccia per vedere com'è la morte e la morte è come la vita, come sennò? - se conosci i sutra - Al congresso di Chicago il capo sindacale grasso come Nerone e avido come Cesare, con la faccia melliflua piena di sincera, fiduciosa, adulazione fuma il sigaro nella sala fragorosa di birra e si curva a bisbigliare qualcosa - Tavolo da gioco a Butte Montana, con dietro i manifesti elettorali e i piccoli trofei del gioco da buttare giù, sono da soli un editoriale - La macchina ricoperta da un telo impermeabile, stravagante e costoso, di "tarpolian" (un camionista che conoscevo lo chiamava così) per impedire che la fuliggine di Malibu, dove non c'è fuliggine, cada sulla superficie che ha appena lucidato mentre il padrone, un falegname a due dollari l'ora, sonnecchia in casa con moglie e TV, tutti inutilmente sotto le palme, nella sepolcrale notte californiana, ohi, ahi - Nell'Idaho tre croci dove si sono schiantate le macchine, e poi quel cowboy lungo e magro che ce l'aveva fatta fino a Madison Square Garden, dopo nemmeno due chilometri di strada - "Ti avevo detto di aspettare in macchina" dice la gente in America, così Robert furtivamente si aggira e fotografa i ragazzini che aspettano in macchina, che siano tre ragazzini in una limousine motorama, irriverenti & baldanzosi, o poveri bambinetti che non riescono a tenere gli occhi aperti sulla statale 90, in Texas alle 4 di mattina, mentre papà va nei cespugli e si stiracchia -I mostri della benzina sparsi nelle pianure del New Mexico sotto grandi insegne che dicono RISPARMIA — il tenero piccolo bebè bianco tra le braccia della bambinaia nera, tutti e due sconcertati felici, ne dovrebbero mettere la gigantografia per le strade di Little Rock per far vedere l'amore sotto il cielo e nel grembo del nostro universo, della Madre terra - E la foto più malinconica mai scattata, gli orinatoi che le donne non vedono mai, e lo sciuscià che vi si dirige tristemente per l'eternità - Oh! e i fiori sparsi dal vento nel cimitero cinese di San Francisco, la collina martellata dalla nebbia dei campi di patate in una notte di Marzo in cui mi sembra non ci fosse anima viva, solo il trattore cingolato - Chi non ama queste immagini,non ama la poesia, capito? Se non ami la poesia, va' a casa e guarda la TV con i cowboy col cappello da cowboy e i poveri cavalli gentili che li sopportano. Robert Frank, svizzero, discreto, carino, con quella sua piccola macchina fotografica che tira su e fa scattare con una mano,ha estratto una poesia triste dal cuore dell'America e l'ha fissata sulla pellicola, così è entrato a fare parte della compagnia dei grandi poeti tragici del mondo. A Robert Frank adesso mando questo messaggio: tu sai vedere. E dico: quella ragazzina ascensorista tutta sola che guarda in su e sospira in un ascensore pieno di demoni confusi, come si chiama? Dove abita?»
(Jack Kerouac)

© Robert Frank
© Robert Frank - Santa Fe – New Mexico

Chi è
Robert Frank Nasce a Zurigo nel 1924. Nel 1947 si trasferirsce negli Stati Uniti dove lavora come fotografo di moda per Harper's Bazaar. Parallelamente, lavora come reporter freelance. Viene a contatto con i principali esponenti della nuova generazione letteraria e artistica americana, soprattutto con gli esponenti della Beat Generation. Nel 1959, insieme al pittore Alfred Leslie, dirige il suo primo film, "Pull My Daisy" che sarà considerato il padre del New American Cinema. Stringe una salda amicizia con lo scrittore Jack Kerouac, col quale porta a termine varie collaborazioni. Negli anni Sessanta, Frank abbandona la fotografia per dedicarsi completamente alla realizzazione di film. Nel 1994 dona gran parte del suo materiale artistico alla National Gallery of Art di Washington che crea la Robert Frank Collection; è la prima volta che accade per un artista vivente.

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