Patrizia Savarese

A cura di:

Seguendo le onde

Ho chiuso l'acqua in una scatola e l'ho guardata muoversi. Questo è ciò che dico, in genere, a chi mi chiede cosa c'è dietro il lavoro di sei anni per i calendari Teuco che sono quasi tutti ambientati sott'acqua. Perché l'acqua è un elemento che ne contiene e ne evoca molti altri. Come il movimento per esempio: atomi e particelle in circolazione, microvite in liquidi amniotici, fino ad arrivare a interi continenti che emergono dalle acque, si spostano su di esse o ne vengono sommersi. E poi ancora tutte le categorie mentali, dall'estrema lentezza alla rapidità, dalla pesantezza alla leggerezza, come le onde del mare che travolgono o accarezzano un corpo.

Il viaggio più antico del mondo è nell'acqua. Tutto questo anche in pochi metri cubi d'acqua, così come in una goccia, attraverso la quale si vedono i contorni deformati. Viaggi mentali, viaggi "acquatici", rubando un'espressione a Italo Calvino che a sua volta la rubò a Dante: "la fantasia è un posto dove ci piove dentro". Le mie non sono foto di veri viaggi e forse è proprio l'ansia di fotografare il mondo intero, unita alla paura di perdersi in mezzo a troppo stimoli, che mi porta poi a tentare un illusorio controllo progettando mini realtà, piccoli mondi privati da esplorare come un reporter in paesi lontani.


Riproduco con modellini realtà simulate o copie di sogni. Averli creati dal nulla mi dà sicurezza e libera la mente dall'ansia e dalla gravità del quotidiano. È come cacciare in una riserva dove qualcuno ha buttato la selvaggina o pescare in un laghetto artificiale dove si allevano i pesci. Meno avventuroso? Dipende se la riserva l'hai creata tu, perché l'avventura sta anche nel progettarla. A volte, sì, vorrei andare a "caccia grossa" (intesa come reportage), o a pesca in sperduti laghetti di montagna, o in mezzo a vasti oceani, partire per essere perennemente in viaggio (fotografico).

Eppure mi è capitato, a passeggio con il mio cane, nel giardino sotto casa, di sentire e trovare tutto il mondo lì, in un attimo, in un colore, una forma, un odore, nel volo di un uccello. E mi è capitato di pensare che non mi sarebbe bastata una vita per raccontare in immagini quella stessa che era lì, in pochi metri di giardino, in ogni ora, giorno o stagione dell'anno. Sensazioni primitive, antiche, di forte legame con la natura. Percezione e istinto, come il mio cane che tende l'orecchio e allunga il naso a ogni impercettibile suono e odore. E cosa, se non l'acqua, ci lega così profondamente alla vita e alla natura? Cosa se non l'acqua, ci immerge nel mistero, ci evoca l'invisibile vita ancestrale?


Fotografo spesso in piccoli spazi, ma ci metto dentro un'essenza trasparente e inodore che è vitale e portatrice di emozione per chi ci nuota dentro e per chi guarda. Il mio mondo in una scatola trasparente, come quello delle sfere di vetro con la neve finta un po' kitsch, ma sempre semplicemente suggestive e ipnotiche. Sfuggo alla pesantezza producendo qualcosa di leggero che produca emozione e che per un attimo ci faccia dimenticare e ci trasporti nel mondo del bello, in superficie, verso l'alto, forse. Mi piace anche la percezione di ciò che, in involucri minuti, contiene grandi categorie. Posso fare il giro del mondo nel giardino sotto casa, dove in un silenzio tutto naturale, arriva solo il brusio della città più sommesso di quello di un calabrone, e dove il recinto non è una barriera ma il limite che la fantasia scavalca con leggerezza per correre sulle colline di fronte, tra le nuvole e molto più in là.


È la mia palestra della visione, dove mi esercito, come diceva Bruno Munari, a riconoscere i "segni" nella natura per afferrare gli elementi essenziali per la composizione di un'immagine: equilibrio, forma, luce e movimento. Munari insegnava, con tecnica e poesia, a vedere gli "scheletri strutturali" delle cose e delle persone, per trovare le linee di forza, le tensioni, le direzioni, il "movimento interno". La poesia è come un viaggio virtuale per saltare tutti i passaggi razionali e per compiere dei balzi nel tempo e nell'immaginazione.

Come si fotografa tutto questo? Forse con il cuore, innanzitutto. Penso a quella scena geniale di 2001, Odissea nello Spazio dove l'astronauta viaggia, con la sua navicella di salvataggio, nel tempo e nel mezzo di paesaggi straordinari. E gli si leggono negli occhi mille incredibili immagini al secondo, tra il terrore e lo stupore della mente. Kubrick ha rappresentato con la sua fantasia e la perfezione tecnica il superamento della barriera spazio-tempo.


Ecco, raccontare il movimento! Quello che i musicisti fanno con le loro composizioni musicali o i registi con il cinema. Una bella magia per un fotografo che produce un'immagine ferma. Così come è magico guardare le cose ogni volta come fosse la prima volta, o lasciarsi attrarre e sedurre dal movimento, come quando si fissano incantati le onde o l'acqua che scorre, nel viaggio reale o in quello virtuale. Così è fantastico poter ricordare e rivivere una minima parte di questo in un'unica foto, souvenir di viaggio. E ancora, rincorrere evanescenti e sottili sortilegi di luce qua e là, punti e linee, piccole architetture dello spazio, dove non c'è tempo per capire perché il tempo è più veloce dello scatto. Mi piace l'intreccio tra razionalità e istinto, partire da uno per lasciarsi trasportare dall'altro, in galleggiamento virtuale, in assenza di gravità. Il mio modo di fotografare è prima di tutto un modo di sentire. Come dice Saint-Exupèry: "l'essenziale è invisibile agli occhi".

Chi è
Nata a Roma nel 1953, Patrizia Savarese frequenta la facoltà di Architettura e si diploma all'Istituto Europeo di Design in "Architettura d'Interni" e successivamente in "Fotografia". Inizia a lavorare come fotografa nello show-businnes, seguendo concerti e tournée e ritraendo artisti stranieri e italiani per case discografiche e riviste specializzate del settore, affermandosi negli anni ‘80 come una delle principali fotografe-rock in Italia ed esponendo le sue immagini in varie mostre. Verso la metà degli anni '80 inizia anche a lavorare nella moda e in pubblicità e a collaborare con "L'Espresso" che le commissiona servizi d'illustrazione e copertine. In seguito a un lavoro di ricerca fotografica in bianco e nero sul nudo, viene apprezzata come una delle prime fotografe italiane a occuparsi del nudo maschile. Attualmente produce immagini artistiche per l'industria, come calendari aziendali d'autore (Teuco-Guzzini/Ed.Colombo), e immagini d'illustrazione distribuite da Contrasto (che la rappresenta dal 1988) e pubblica sul catalogo americano Corbis-Stock Market.

www.patriziasavarese.com

Vetrina:
Camilla Morandi Patrizia Savarese