Raffaele Bernardo

A cura di:

Angoli brasiliani

Viaggio nel Minas Gerais, antica terra di miniere di oro, diamanti, pietre preziose; attraverso un Brasile intimo e profondo, molto diverso dall'immaginario comune del Carnevale, del samba, delle spiagge orlate di palme.
Una regione montana di foreste e di sentieri, di piccole città dimenticate che custodiscono intatti tesori d'arte e cultura dell'epoca coloniale, patria del più autentico barocco brasiliano ed il suo profeta: Antonio Francisco Lisboa, l'Aleijandinho, il "Michelangelo tropicale".

Il luogo che più di ogni altro è custode della tradizione culturale mineira è sicuramente Ouro Preto dichiarata dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità. Ci si arriva da Belo Horizonte, la capitale, tra colline, prati e file di alberi. Un paesaggio che appare ancora più scosceso per il continuo sali-scendi della strada.

È un Brasile molto distante da quello celebrato dei languori di Bahia, del Carnaval di Rio o dalla monumentalità di Brasilia.
Il primo impatto con Ouro Preto può essere assai diverso a seconda dell'ora di arrivo. Di sera l'impressione che si riceve è proprio quella del presepe.
Una cascata di case e di luci che scendono giù dalle colline tutte intorno.
Di giorno invece lo scenario cambia ed è l'immagine tondeggiante dei campanili, che si stagliano contro il cielo, la prima ad apparire. Poi via via i tetti di tegole, le case colorate, i balconi in ferro ricamato. In entrambi i casi il punto d'arrivo obbligato è Praça Tiradentes, il cuore della città, con i suoi edifici imponenti e la sua costante animazione.

Da qui si dipartono tante strade sinuose, fatte di sassi, più simili a sentieri di campagna, che salgono e scendono come in una continua altalena. Ed è dentro queste vene dure e scomode che scorre l'anima di Ouro Preto.
Una pulsazione intensa di memorie, di storie, di leggende che si scoprono attraverso le chiese (Rosario, Ifigenia, Pilar, Conceição), i musei (Casa dos Contos, da Opera, Inconfidencia). E gli chatarizes, le grandi fontane che da sempre portano l'acqua necessaria alla vita della città ma che per tanto tempo hanno rappresentato anche il luogo d'incontro e di conversazione per la gente di qui. E poi gli scorci sulla Sierra circostante, gli angoli nascosti, le botteghe artigiane, i piccoli mercati all'aperto, i tanti personaggi fuori dal tempo che appaiono e scompaiono nell'ombra degli antichi edifici.

Ma c'è una esperienza che più di ogni altra lascia il segno nei ricordi di chi viaggia alla scoperta di questo Brasile intimo e profondo: la chiesa di São Francisco. Bisogna andarci presto, risalendo un sentiero di pietre, ancora più ripido e nervoso, che scivola sotto i piedi nell'umidità del mattino. All'improvviso, dietro la nebbiolina che evapora dal fondo valle, ecco apparire l'opera somma di Antonio Francisco Lisboa. È qualcosa che mette i brividi per l'equilibrio delle proporzioni, la morbidezza delle linee, l'eleganza dei dettagli e delle decorazioni. E per l'emozione inattesa che riesce a trasmettere.

São Francisco aiuta a comprendere quale fu in realtà il genio di questo singolare architetto-scultore, capace di segnare una svolta autentica nella storia dell'arte di quel periodo. Nonostante la menomazione che fin da ragazzo colpì le sue mani costringendolo a lavorare con due moncherini. Per questo fu chiamato l'Aleijandinho, il piccolo storpio. E sorprende ancora di più la profonda armonia delle sue opere, considerando il periodo storico ed i luoghi - così aspri e turbolenti - in cui furono realizzate.

L'antica capitale del Minas - dove nacque e visse - conserva altri importanti esempi del lavoro del grande Maestro, come le chiese do Carmo e Sâo Josè.
A dispetto della sua menomazione, il Lisboa lavorò alacremente per una intera e lunga vita, lasciando in diverse città del Minas Gerais innumerevoli testimonianze della sua arte e della sua vitalità creativa.
Viene spontaneo così lasciarsi andare alla scoperta della regione tracciando a piacimento un percorso di visita attraverso i luoghi che custodiscono ancora oggi i suoi tanti capolavori.

Chi sono
Vivo e lavoro (nel campo della comunicazione) a Roma. 5 miei reportage di viaggio sono apparsi sul "Corriere della sera" e il "Giornale di Brescia" e su riviste come "Firma" ed "Elle". Appassionato di architettura e design, dirigo l'annuale Mostra dell'Abitare Casaidea. Ho scritto vari testi e pubblicato il libro "Designe forme nuove" con Paolo Portoghesi e Marino Marini. Sono anche autore di una raccolta di canzoni "Racconti da un quaderno di viaggio".