Fotografare le auto, dal 1967 a oggi

A cura di: Antonio Vigarani

Più di quattro decenni trascorsi a fotografare auto per riviste specializzate e campagne pubblicitarie. Il viaggio intrapreso quegli anni, mi porta oggi ad apprezzare una delle reflex più versatili e affidabili del settore: la Nikon D800E.

Avevo 24 anni e una importante collaborazione con un'agenzia di advertising di Bologna. Mi fu chiesto di fotografare per una campagna pubblicitaria di Motauto, importatore di una marca svedese di auto allora sconosciuta in Italia: la Volvo.

Ricordo ancora: «Questa mattina mi è venuta voglia di guidare un leone, un elefante, un cammello».

La Linhof 13x18 sulla moto, il circo di Darix Togni, la gabbia con dentro il leone Jumbo, la mia prima foto di un'auto: la Volvo 144.

Nel 1973 nacque così Volvo Italia e da allora ho firmato il lancio e le campagne pubblicitarie di tutti i suoi modelli, per quasi trent'anni a seguire.
La notorietà nel settore mi portò a collaborare con Gente Motori, noto mensile del Gruppo Rusconi Editore, all'epoca sotto la direzione di Gianni Marin. Per tre anni abbiamo con il suo staff reinventato il modo di fare le cover, mettendoci spesso un pizzico di maliziosa presenza femminile, un'ambientazione, una storia, uno Still Life. Molto impegno, creatività e tanto lavoro.

Primi anni 90: ero a Milano, per riprese di una nuova linea di attrezzi Technogym, quando arrivò la richiesta, come sempre urgentissima, di fotografare un'auto innovativa, ancora segreta, della Lamborghini: la Diablo.

Da allora è nata una collaborazione che mi porta ai giorni nostri attraverso i modelli Murcielago, Gallardo, Aventador, fino all'ultima nata, la Huracàn, appena fotografata in anteprima mondiale.
Il fotografo che ero a quei tempi è stato geneticamente modificato con l'avvento della fotografia digitale.

Ho compiuto senza pregiudizi il passo verso il nuovo sistema, cercando fin da subito di capirne i pregi e i difetti. Difetti che all'inizio erano grandissimi. Il gap qualitativo era enorme, ma la strada era quella. Risolvere nuovi problemi mi è sempre stato di grande stimolo. Sapevo che ovunque nel mondo i ricercatori avrebbero lavorato incessantemente per migliorare il nuovo sistema: il mercato lo chiedeva.



Ho conservato, per questioni ormai affettive, le più importanti compagne di lavoro: Linhof Super Technika 6x9, tre Sinar con dorsi a lastre, dal 9x13 fino al 20x30 e dorsi Roll, Polaroid a sviluppo istantaneo formato 20x30, quattro Hasselblad con un corredo meraviglioso.

Tocco spesso la mia prima “fidanzatina” reflex. Non avevo ancora 20 anni. Una Zeiss Contaflex Super ancora perfetta: tre obiettivi e dorsi intercambiabili per pellicole dia, negative e in bianco e nero. Il ronzio del suo otturatore centrale mi ha accompagnato per migliaia di scatti. Se avessi avuto un euro ogni volta che ho montato e smontato un dorso e una pellicola su tutte queste macchine, sarei oggi ultra milionario.

Poi il matrimonio della vita. La serie Nikon professionale, dalla Nikon F in poi, con dorsi per 250 scatti in continuo, obiettivi, mirini, pentaprisma e ancora, di tutto e di più. Grande cura delle attrezzature e mai uno scatto fallito.

Per ricordare alle mie fedeli compagne che non mi sono mai dimenticato di loro, a volte carico un rullino di pellicola nella mia F, ormai cinquantenne, e ottengo immagini valide e aggiornate, con colori smaglianti e infinite sfumature: è l'eterna giovinezza di quel sistema.
In quegli anni, un modello seguiva il precedente dopo circa dieci anni di mercato. Oggi è tutto più veloce e la gara all'inseguimento è aperta e procede a ritmi frenetici. Se guardo le miei prime fotografie digitali, e le indago con gli occhi e i parametri di valutazione odierni, provo una sorta di angoscia, ma nel contempo entusiasmo per i veloci progressi e i risultati ottenibili oggi.

Da sempre ho ritenuto che il digitale avrebbe avuto un giorno grandi ali per volare molto in alto: da allora è cresciuto enormemente insieme a Internet, e il mondo della fotografia è cambiato.
Il fotografo professionista è cambiato.

Lavora e produce in modo diverso: l'obiettivo da raggiungere quando si fotografano auto in studio, non è più il singolo scatto finale perfetto, ma gli scatti che produrranno la migliore immagine possibile in post-produzione.
Le luci si usano per questo fine e la libertà si è espansa: non siamo più vincolati ai posizionamenti correlati delle varie fonti e dai riflessi indesiderati derivanti da reciproche interferenze.

Bisogna avere chiaro in mente cosa si vuole raggiungere e sapere come farlo: chiudere gli occhi per alcuni istanti e pensare di ridisegnare con la luce l'auto nel suo insieme, come se pennelli luminosi corressero su superfici riflettenti.

Per questo, oggi, adoro il digitale. E ora ho trovato quella che, per il mio modo di fotografare e le mie necessità, è una splendida accoppiata: la Nikon D800E e gli obiettivi Nikkor realizzati con tecnologia Nano Crystal. Veramente vincenti, specie per questo tipo di riprese dove dettagli, parti scure e riflessi si susseguono e si mescolano in continuità.
I decentrabili, necessari in molte situazioni, sono miracolosi per definizione, brillantezza e versatilità. Gli zoom toccano un livello di qualità eccellente, colori fedeli e saturi, e un contrasto straordinario.
Ho messo sotto esame molti parametri fondamentali per raggiungere risultati di grande qualità: fra questi la praticità e la rapidità operativa, indispensabili per tenere i ritmi imposti dalla riduzione dei tempi e dei costi di ripresa. Non ho dubbi in merito alla mia scelta.

Nel campo della fotografia di auto, ho potuto finalmente risolvere il problema degli spazi impenetrabili a molte attrezzature: gli abitacoli e gli interni in genere.

Mi sono attrezzato con ogni tipo di supporto per accedere in modo stabile persino dietro i sedili delle biposto come le Lamborghini, mantenendo il pieno controllo della D800E attraverso il computer grazie ai programmi quali il Camera Control Pro 2 e il Capture NX2.

Ottengo immagini di una qualità e immediatezza impensabili fino a poco tempo fa, anche con l'uso di attrezzature molto più costose. E come in una competizione di Formula 1, vince chi ha messo in campo, per le caratteristiche di un dato circuito, la vettura che nel suo insieme risulta più equilibrata, quella che ha ottimizzato al meglio tutti i parametri in gioco.

Poco importa se altri competitor hanno punte di eccellenza superiori. Ciò che conta è l'armonia delle prestazioni nel suo insieme. Conoscere bene la propria attrezzatura è un requisito fondamentale per estrarre quanto i progettisti hanno messo a disposizione. Avere fiducia nell'affidabilità, libera la mente e la fruibilità immediata e il facile controllo dei parametri permette la massima concentrazione sul lavoro. La Nikon D800E è finalmente la reflex che soddisfa le mie aspettative, che mi dà quello che desidero e non mi delude mai.

Il modo di fotografare è veramente cambiato se penso alle prime foto in bianco e nero di un auto fatte nel 1967, dentro la gabbia, assieme al leone Jumbo. Ma la voglia, la tensione e l'emozione sono rimaste sempre le stesse.

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