Natura 2

A cura di:

Alex Bernasconi
Hic sunt leones, da vicino

La fotografia per me è nata come necessità: volevo mostrare a tutti le meraviglie del nostro pianeta, i luoghi, le atmosfere magiche, la natura incontaminata, e il fascino del mondo animale. Ho sempre conservato lo stesso desiderio di esplorare e di scoprire che ha ogni bambino, e quella passione, quell'entusiasmo, quella capacità di meravigliarsi anche per le piccole cose, mi hanno accompagnato nei luoghi più remoti, dai deserti alle savane, dai ghiacciai alle foreste tropicali. Sin da prima di iniziare a realizzare reportage di sci estremo dall'Alaska, Canada, Stati Uniti ed Europa, dove più che altro il soggetto fotografato ero io in azione sugli sci, ho viaggiato in altri luoghi remoti della terra, per seguire questo mio istinto.


© Alex Bernasconi
Delta del lago Bogoria – Kenya – i minerali delle acque alcaline
del lago Bogoria donano colorazioni accese laddove sorgenti
di acqua dolce attirano migliaia di fenicotteri
(Nikon D100, AF-S 28-70 F2.8, 1/250 sec. F/8 ,ISO 200)

La macchina fotografica mi ha seguito sempre, e le mie emozioni cerco di farle passare attraverso le mie immagini. Ho fin da piccolo avuto passione per la pittura (grazie ad una zia pittrice), per il disegno e per la fotografia, e questo mi ha facilitato nell'approccio alla tecnica. Sono un divoratore di immagini, da quelle dei grandi maestri della fotografia come Cartier-Bresson, Salgado, Capa, Ansel Adams per citarne qualcuno, a quelle di altri fotografi meno conosciuti, ma che ugualmente hanno avuto il dono di rendere una foto qualcosa di simile a un opera d'arte. Sono sempre alla ricerca del segreto che rende una foto unica, capace di colpire, di stimolare, di affascinare, di far riflettere, è un esercizio utile e gratificante per poter ottenere buoni risultati quando dietro al mirino ci siamo noi. È la capacità di osservare, di vedere ciò che ci circonda in maniera personale, miscelare i colori, le forme e le matrici che la natura ci offre, che ci permette di ottenere immagini efficaci. Ovunque mi trovo, sono alla ricerca incessante di inquadrature, cerco di capire quale taglio e quali elementi possano riassumere il quadro di una scena, quali invece disturbano inutilmente l'immagine.


© Alex Bernasconi
Katmai Peninsula – Alaska – Grizzly in controluce – sono stati molto
pochi i raggi di sole che mi hanno accompagnato in Alaska,
ma subito hanno creato situazioni di luce che sottolineano le forme
di questi splendidi animali nel loro habitat
(Nikon D200, AF-S 70-200 F2.8 VR, 1/200 sec. F/7,1, ISO 100)

Non mi piace "costruire" l'immagine, penso che la fotografia naturalistica debba esprimere ciò che la realtà ci propone, così com'è, senza troppa premeditazione. È però vero che ci sono molte immagini "ideali" che ho visualizzato nella mia mente, o che non sono riuscito a realizzare, per le quali mi preparo: cerco cioè di mettermi nelle condizioni migliori possibili per realizzare un determinato scatto, senza però modificare artificialmente la realtà con l'uso di esche o altri stratagemmi.

Quando torno da un viaggio penso già alla prossima volta che dovrò tornare e alle immagini che dovrò ottenere. Lo studio attento e la conoscenza dell'habitat in cui mi muovo e soprattutto del comportamento degli animali che devo avvicinare, mi permette di sapere con anticipo cosa sta per succedere, per essere pronto all'azione. Allo stesso modo, so dove devo farmi trovare ad un certo punto della giornata, quali sono le zone con più attività e quelle da evitare.


© Alex Bernasconi
Masai Mara – Serengeti confine – Close up di un elefante maschio
(Nikon D100, AF-S 200-400 F4 VR, 1/250 sec. F/4 ,ISO 200)

La fotografia naturalistica è sempre frutto di preparazione: dal momento in cui pianifico la spedizione tutto è volto alla ricerca di ottenere il massimo risultato: evitare tempi morti, massimizzare le opportunità. Per questo oggi riesco ad ottenere in viaggi da 3 settimane, quello che prima mi avrebbe preso 2 mesi o più. Innanzitutto, ovviamente, pianifico il periodo giusto a seconda delle location: se devo seguire la migrazione degli gnu, preferisco il periodo che va dai primi di luglio a settembre, se voglio fotografare le tigri del Bengala gennaio/marzo, i grizzly a fine luglio o a settembre, gli orsi polari a novembre, e così via.

Alcune spedizioni vanno pianificate con più di un anno di anticipo: per ottenere i permessi per i gorilla di montagna del Rwanda, nel periodo desiderato, ho dovuto prenotarli 2 anni prima. Lo stesso dicasi per i grizzly, esiste una finestra disponibile di poche settimane all'anno per poterli fotografare nel loro habitat durante l'arrivo dei salmoni, e anche in questo caso occorre pianificare tutto con almeno un anno di anticipo. Bisogna contattare guide locali esperte del territorio, richiedere permessi speciali alle autorità, laddove (come in molti parchi africani) non sia permesso avventurarsi di notte o fuori dalle piste battute. Mettersi in contatto con naturalisti e biologi che lavorano in loco per informarsi preventivamente circa le abitudini e le novità che riguardano la fauna del luogo in relazione ai cambiamenti climatici: sempre più spesso infatti le abitudini delle specie animali sono cambiate rispetto a qualche anno fa a causa di eventi come El Niño, dunque prima di partire è bene sapere qual è la situazione locale. La preparazione continua con il reperimento dei veicoli attrezzati: in Africa ad esempio, è necessario avere a disposizione un mezzo proprio ad uso esclusivo, attrezzato per gli usi più gravosi.


© Alex Bernasconi
Masai Mara Kenya- migrazione degli gnu attraverso il fiume mara
(Nikon D100, AF-S 200-400 F4 VR, 1/500 sec. F/7.1 ,ISO 200)

Spesso sono da solo, a volte invece mi muovo con un autista-guida locale per potermi dedicare esclusivamente alla fotografia: con molti di loro ho negli anni instaurato un rapporto di collaborazione e amicizia che mi ha permesso di ottenere buoni risultati: è importante lavorare con qualcuno che conosce le tue necessità e abitudini, con il quale pianificare la giornata seguente, che si senta partecipe del lavoro che si sta facendo, è qualcosa che li gratifica. Se dovessi passare il tempo a spiegare di non mettersi in controluce, o sopra vento, o troppo lontano, o troppo vicino, avrei sprecato già molti scatti utili: in questo caso l'affiatamento è molto importante.

La scelta dell'attrezzatura è un altro elemento fondamentale nella preparazione del viaggio: cerco sempre di portare lo stretto necessario, senza tralasciare nulla. Gli spostamenti in molti territori avvengono anche a bordo di piccoli aerei, che hanno una forte limitazione circa le dimensioni ed il peso del bagaglio, normalmente 15 kg, dunque occorre fare in modo di non eccedere. In altre aree invece, dove mi devo muovere prevalentemente a piedi (foreste tropicali o montagna ad esempio) o a bordo di piccole canoe, l'attrezzatura fotografica e personale graverà per tutta la giornata sulle mie spalle: dopo diverse ore di cammino, anche un solo kg di differenza si fa sentire, dunque normalmente cerco di limitare l'attrezzatura nel limite del possibile. D'altro canto non posso esimermi dall'avere con me almeno due corpi macchina. Da quando ho demolito una macchina nella giungla guatemalteca senza avere con me quella di scorta, mi sono ripromesso che non l'avrei più abbandonata: ad ogni angolo vedevo foto che non potevo più realizzare, sapendo che non sarei potuto tornare per molto tempo, una sensazione veramente sgradevole.


© Alex Bernasconi
Bwindi Impenetrable Forest – Uganda – Acrea Butterfly
(Nikon D100, AF-S 200-400 F4 VR, 1/100sec. F/4,ISO 200)

Sono passato al digitale con l'arrivo della Nikon D100, che ho iniziato ad affiancare alla mia F5 e alla F100: già dopo il primo viaggio ho comprato un secondo corpo e venduto le analogiche.
I vantaggi del digitale per un fotografo naturalista sono innumerevoli: innanzitutto il fattore di moltiplicazione del sensore Nikon ha dei grandi vantaggi nella caccia fotografica, rendendo di fatto inutile l'utilizzo dei moltiplicatori di focale che spesso compromettono la qualità dell'immagine.
La possibilità di selezionare la sensibilità è un altro grande vantaggio: nella stessa giornata capita di scattare al sorgere del sole, con la nebbia, all'imbrunire e alla sera, in situazioni che richiedono sensibilità molto diverse. La pellicola rendeva a volte il lavoro davvero faticoso, costringeva molto più spesso al cambio di ottiche, con il rischio della polvere e sabbia in agguato. Infatti, se è vero che è proprio il sensore digitale ad essere più suscettibile di sporcarsi con elementi esterni, con una corretta pulizia serale ed una attenta gestione delle ottiche e relativi cambi, posso dire di non aver mai avuto grandi problemi. Al contrario ho avuto più di un rullino rovinato da strisce orizzontali dovute alla sabbia penetrata nelle macchine analogiche.


© Alex Bernasconi - Uganda – chimpanzee al tramonto
(Nikon D100, AF-S 200-400 F4 VR, 1/500 sec. F/5,6 ,ISO 200)

Il mio passaggio al digitale è stato quindi totale, senza problemi, ed ora utilizzo due corpi D200 che mi offrono una qualità di immagine molto soddisfacente senza pesare troppo. In situazioni che lo consentono utilizzo il pacco batterie aggiuntivo per aumentare l'autonomia. Uso con soddisfazione ottiche zoom, prevalentemente un 200-400 F4 VR e il 70-200 F2.8 VR con il sistema di stabilizzazione che svolge un lavoro egregio in molte situazioni quando non posso utilizzare il treppiede o il beanbag. Altri obiettivi che uso per le foto di paesaggio sono il 28-70 F2.8 e il 12-24 F4. Preferisco dunque avvicinarmi il più possibile al soggetto, quando è possibile a piedi: in questo modo infatti riesco ad ottenere inquadrature più efficaci dal livello del terreno. Questo richiede ovviamente una conoscenza del comportamento animale, riconoscendo ogni eventuale segnale di stress, ed evitando qualsiasi azione che possa essere mal interpretata dall'animale.


© Alex Bernasconi
Masai Mara – Kenya – Dopo una lunga attesa, quando stavo ormai per
rinunciare, il leone finalmente si sveglia
e mi regala alcune simpatiche espressioni (Nikon D100, AF-S 200-400 F4 VR, 1/125 sec. F/5.6 ,ISO 400)

Ho una speciale predilezione per i predatori, dunque devo studiare il modo di non farmi riconoscere come possibile preda. I grizzly, ad esempio, sono considerati animali molto pericolosi, anzi negli Stati Uniti ed in Canada è considerato l'animale più pericoloso in assoluto, e purtroppo alcune statistiche tendono a confermarlo. Ogni anno infatti sono diverse le persone che vengono attaccate e divorate da grizzly. Ma è anche vero che spesso è il comportamento sbagliato dell'uomo a indurre l'animale all'attacco. L'80% degli attacchi sono di femmine che difendono la propria prole, un altro 10% sono individui che difendono il proprio cibo, e solo una piccola percentuale di attacchi sono da considerarsi predatori.
Il grizzly, come molti altri animali selvaggi, vive grazie al suo istinto, alle sue abitudini e prende costantemente decisioni che ritiene le migliori per lui. Quando si è nel suo territorio è indispensabile prendere a nostra volta le decisioni che siano anch'esse le migliori per lui. Solo in questo modo è possibile avvicinarsi, e anche molto, a queste splendide creature, come può testimoniare la foto della madre che gioca con il suo cucciolo scattata da una decina di metri di distanza.
Queste regole variano da specie a specie, e anche da territorio a territorio, per questo occorre prepararsi in maniera specifica a seconda degli animali che si desidera avvicinare e dei luoghi dove farlo. Ho dunque fatto mia una massima del grande fotoreporter Robert Capa: "Se le tue fotografie non sono abbastanza belle, non sei abbastanza vicino".

L'Africa è una delle destinazioni che ho più nel cuore, sono già stato diverse volte in Sud Africa, Namibia, Botswana, Zimbabwe, Tanzania, Rwanda, Uganda e Kenya, e anche il mio prossimo viaggio sarà nuovamente nel continente nero. Sto infatti lavorando al progetto di un libro fotografico proprio sull'Africa, un tributo di immagini naturalistiche al continente culla della nostra civiltà, e ogni occasione è buona per tornare a raccogliere materiale. Lavoro per un'agenzia fotografica, e non intrattengo rapporti diretti con i clienti, al momento desidero concentrarmi esclusivamente sulla creazione di immagini e non alla parte burocratica e di pubbliche relazioni.

Chi è
Alessandro Bernasconi, classe 1968, è autore di reportage e fotografo di natura. Lavora per un'importante agenzia fotografica mondiale collezionando immagini naturalistiche. È appena stato premiato e inserito nel Photography Annual 2007 di Graphis, un libro che raccoglie la migliore produzione fotografica mondiale, guida di riferimento degli editor e collezionisti di tutto il mondo.

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