Vetrina

A cura di:

La necessità di fotografare
Alfredo Bini

Sono diventato fotografo per necessità. Durante un viaggio in Thailandia, mentre ero a bordo di uno sgangherato tuk tuk, uno di quei taxi a tre ruote che ti portano da un posto all'altro a velocità folle, specialmente se il conducente ha fatto un uso disinvolto di alcol. Stavamo attraversando un tratto collinare e intorno a noi c'era una bella vegetazione tropicale, con l'umido e il caldo tipico di quelle latitudini. Il cielo era stellato e la luna emanava un bagliore così intenso che avremmo potuto avanzare anche senza l'uso dei fari. Era il periodo in cui nei cieli invernali e freddi dell'Italia brillava da diverse settimane la cometa Hale Boop. Vederla nello stesso cielo, ma in un contesto completamente diverso, mi fece riflettere su come il nostro pianeta sia piccolo e allo stesso tempo pieno di infinite sfaccettature che meritano di essere viste, documentate, raccontate e di come tutto ciò mi facesse star bene. Lo stesso effetto avrebbe potuto farmelo anche la luna oppure il sole, ma si sa, la mente si fa catturare più facilmente da situazioni insolite.


© Alfredo Bini
Xiahe - Gansu province (China) - Un pellegrino si riposa lungo il sentiero superiore del pellegrinaggio. sullo sfondo il monastero con le celle dei monaci

Avevo sempre fotografato. In casa mia c'è sempre stata una macchina fotografica e delle riviste di fotografia. Sia mia madre che mio fratello amavano fotografare e mi ricordo ancora i giornali con le copertine patinate che riportavano al loro interno le immagini di Newton, Kirkland o Fontana. Ero attratto da quelle riviste, mi piacevano i colori forti delle immagini, le forme plastiche e mi chiedevo chi fosse quella persona che stava dall'altra parte dell'obiettivo a farsi fotografare. Non credevo però che un giorno avrei potuto farne una professione o che le mie immagini fossero pubblicate e viste da qualcuno, magari suscitandogli lo stesso tipo di emozioni che avevano suscitato a me. Per dovere di cronaca devo dire che in quel periodo c'era anche un'altra cosa che mi attraeva forse più della fotografia, ed era tutto ciò che si muoveva grazie a un motore. Non essendoci però mai stata in casa mia un'auto da corsa od un kart, ho ben presto imparato a considerare questa cosa come una semplice passione a dimostrazione del fatto di come l'ambiente in cui uno cresce e matura abbia una forte influenza su quello che poi sarà la sua vita futura.


© Alfredo Bini
Una donna Peulh prepara la cena con la farina di miglio.

All'inizio tendevo a scattare immagini descrittive e con una particolare attenzione alla loro correttezza tecnica. Credo dipendesse dalla mia prima formazione, amatoriale e autodidatta. Con il tempo ho cercato di interpretare di più ciò che fotografavo, a riprenderlo non più come lo vedevo ma come lo sentivo. A dare corda alle mie emozioni e sensazioni in modo che alla fine, per dirla alla Cartier-Bresson, le immagini fossero scattate dopo aver allineato sullo stesso asse occhio, testa e cuore.


© Alfredo Bini
Ragazzi giocano a calcio nel letto del fiume Mekong, nella stagione secca.

Dopo un periodo in cui fotografavo sia paesaggio che persone ho iniziato a vedere l'elemento umano come preponderante e adesso cerco sempre di inserirlo all'interno delle immagini. Mi piace fotografare le persone mentre sono in relazione tra loro, con qualcosa, oppure con me stesso. Cerco sempre uno stato di tensione all'interno dell'immagine e mi sforzo di passare il più inosservato possibile. Solo così credo si possa creare quella particolare situazione in cui il soggetto non ti percepisce più come estraneo e, rilassandosi, ti permette di fotografarlo come realmente è.


© Alfredo Bini
Vinci, Giugno 2006. Pausa caffè durante un ricevimento.

Spesso a chi mi chiede: "perché la fotografia?" non riesco a rispondere in poche parole. Provandoci gli dico che solo pochi altri mestieri ti permettono di vivere le sensazioni e le situazioni che la fotografia permette di vivere. Per ottenere delle buone immagini devi calarti nella realtà che vuoi riprendere. Non è sufficiente viverla dall'esterno e documentarla. Devi cercare di diventare un po' come chi hai di fronte all'obiettivo e provare a quel punto a tirargli fuori quando di più forte ha dentro di sé. In questo processo di scambio ti rimane addosso qualcosa e pian piano tu stesso inizi a cambiare, inizi a essere un po' come tutte le persone che hai incontrato e che ti hanno lasciato un po' della loro umanità sia essa positiva o negativa. Ti ritrovi quindi non più costretto in un'identità culturale, ma libero di essere un po' chi vuoi, consapevole che il mondo che attraversi è tutte queste cose insieme nello stesso momento. Smetti perciò di vedere il mondo a fette, diviso, e inizi a percepirlo come un'unica cosa. Un'unica cosa che vive in tanti molteplici modi nello stesso istante. Un po' come la storia della cometa che brillava nei cieli invernali italiani con lo stesso bagliore che faceva in quelli tropicali thailandesi.


© Alfredo Bini
Weeding in Greenwich - Casa dei Jones. In partenza per la chiesa con la figlia Ali.

Chi sono
Sono nato nel 1975 a Pistoia in Toscana dove tuttora vivo. Ho la fortuna di vivere vicino Orsigna, l'ultimo amore di Tiziano Terzani e se dicessi che questa vicinanza non mi ha condizionato in certe scelte mentirei. Diciamo che se sono fotografo, molto lo devo anche a questo. Ho sempre avuto un forte interesse per le arti visive e la loro riproduzione. Da bambino mi impossessavo della Cannonet a telemetro di famiglia e la utilizzavo durante le gite e le vacanze. Ho continuato così fino a qualche anno fa, poi con il tempo qualcosa è cambiato e sono arrivati nuovi impegni e nuova attrezzatura. I miei primi progetti sono stati sulla foto di paesaggio, che pian piano ho affiancato al reportage di viaggio e sociale, divenuti adesso parte predominante dei miei lavori. Limito al massimo l'attrezzatura per essere veloce e leggero. Da poco sono passato al digitale apprezzandone subito le spiccate doti di flessibilità in ripresa e post-produzione. Uso molto il grandangolo e raramente il resto delle focali. Adoro l'Asia. Credo sia un continente fantastico intriso di una miriade di sfaccettature culturali e sociali.

www.alfredobini.com



© Alfredo Bini
Una gioane donna e sua madre tagliano foglie di palma per riparare il tetto della loro abitazione, villaggio di Muang long.
 

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