Intervista a Leonardo Andreoni e Alessio Bernacchi (A&B Photodesign)

A cura di: Dino del Vescovo


Da circa 15 anni fotografano gli yacht che i più prestigiosi cantieri navali d'Italia e del mondo costruiscono per i loro facoltosi committenti. Leonardo Andreoni e Alessio Bernacchi, dello studio A&B Photodesign di San Giuliano Terme (PI), sono impegnati anche con la fotografia di architettura tradizionale, che li vede alle prese con interni di edifici, hotel e resort, ma la loro attuale attività si svolge per lo più in ambito nautico.
Di ogni imbarcazione fotografano gli ambienti interni e il look esterno, passando dagli spazi più sontuosi al punto di osservazione privilegiato che soltanto un elicottero può garantire. Oltre alle immagini statiche, realizzano anche video, virtual tour e foto a 360°. I loro lavori sono stati pubblicati su testate nazionali e internazionali del settore come Barche, Boat International, Nautica, Yachts Emirates, Yachts Italia e via dicendo.
Architetti di formazione e nikonisti da sempre, vivono la fotografia anche come materia di insegnamento tenendo lezioni, da oltre un decennio, presso la Libera Accademia di Belle Arti di Firenze. Leonardo ama leggere; Alessio, quando non lavora, fa sport, in particolare corsa e ciclismo.

Come si diventa fotografi di yacht? È stata una scelta mirata o una casualità?

Nel nostro caso più una scelta mirata che una casualità. Siamo entrambi architetti e proveniamo dalla Facoltà di Architettura di Firenze dove abbiamo appreso le basi della fotografia di architettura. Abbiamo iniziato a scattare per hobby, per poi cimentarci come fotografi di edifici e di interni. Complice un periodo di crisi che ha riguardato il settore, abbiamo cercato nuovi spazi che non fossero troppo distanti dalla nostra formazione. La nautica ci è sembrata l'opzione più coerente. A determinare la scelta hanno contribuito anche la posizione geografica della sede in cui abbiamo lo studio – San Giuliano Terme, nella provincia di Pisa, è a pochi chilometri da Viareggio, noto polo della nautica di lusso – e l'aver realizzato alcuni servizi fotografici per aziende del cosiddetto indotto, in particolare di tendaggi destinati alle imbarcazioni.

Quali difficoltà si incontrano nel fotografare grandi imbarcazioni e quasi sempre in movimento?

Le difficoltà riguardano soprattutto gli interni. Per quanto le barche siano grandi esternamente, gli ambienti interni sono invece angusti. L'altezza pavimento-cielino (pavimento-volta, ndg) è limitata e quasi mai supera i 2,20 metri. Bisogna curare molto il punto di vista e il posizionamento della macchina. Ci sono ambienti così piccoli che occorre utilizzare focali estreme. Le barche inoltre, all'interno, abbondano di spazi e forme irregolari e non è sempre facile rendere in modo opportuno geometrie di questo tipo. Occorre inoltre tanta abilità a sfruttare la luce naturale per l'impossibilità di portarsi dietro e montare set di luci. Uno dei limiti degli shooting effettuati a bordo è infine il tempo: se ne ha a disposizione sempre pochissimo.

Si scatta in porto o in mare aperto?

Il più delle volte in mare aperto. Con la barca in movimento è più facile perché siamo noi a suggerire la posizione rispetto al sole affinché l'illuminazione, sia degli interni, sia degli esterni, sia la più indicata.
Quando è impossibile mettere in movimento la barca, il servizio fotografico, va invece fatto in porto o addirittura in cantiere, a lavori non ancora ultimati. In questi casi, nel trattare le foto di interni, può essere utile effettuare fotomontaggi che ricreino dietro le finestre ambientazioni marine esterne.

Quali richieste da parte dei clienti?

A clienti diversi corrispondono richieste diverse. I nostri servizi fotografici devono rispondere contemporaneamente a molteplici esigenze.
Il cliente che ci commissiona gli scatti può essere il cantiere, cioè chi ha costruito la barca, oppure l'armatore, ossia la persona che l'ha acquistata, o ancora un'agenzia di charter che quella barca deve affittarla a terzi. Il cantiere necessita di immagini puramente descrittive e oggettive, soprattutto se la barca è un pezzo unico. L'armatore punta alle emozioni che il suo ultimo acquisto gli procura. L'agenzia di charter infine ha meno bisogno di oggettività ma di immagini dal forte impatto emotivo, in grado cioè di suscitare sensazioni positive in chi le osserva.

In quest'ultimo caso è preferibile fare foto di Life Style, cioè con dentro l'elemento umano che consenta all'osservatore di immedesimarsi nei modelli o nelle modelle.

Cos'è la fotografia di "Life Style"?

È la fotografia che, mediante l'inserimento dell'elemento umano, descrive e trasmette all'osservatore uno "stile di vita". Nel caso della fotografia di nautica, per esempio, non basta riportare in modo oggettivo uno spazio attraverso le immagini, ma occorre anche "vendere" emozioni.
La fotografia di Life Style deve aiutare il cliente a vendere la barca o un servizio ad essa collegato. Noi facciamo Life Style anche in ambito alberghiero e qui, come nel caso degli yacht, vi è una crescente tendenza a inserire la presenza umana.

Quale errore si può compiere nel tentativo di trasmettere questo tipo di messaggio?

Di produrre una foto editoriale o di moda. È importante scegliere modelli e accessori che non stacchino troppo il soggetto dalla realtà.
Non si deve mai mostrare la perfezione assoluta ma rendere i contesti, per quanto quelli legati al mercato degli yacht si rivolgano al mondo del lusso, il più possibile accessibili.

Come si inserisce l'elemento umano in una foto di architettura in cui tutto è ordinato?

Premesso che la presenza umana funge anche da elemento metrico, facilitando la lettura della spazialità, una delle regole base vuole che con i grandangoli non sia posizionata ai margini, né troppo vicino all'obiettivo. Ciò per evitare antiestetiche distorsioni. La scelta dei modelli e delle modelle dipende poi da vari fattori come il fine che si pone il servizio fotografico e la dimensione degli spazi. È successo in questi anni che il Direttore Marketing di un'importante casa costruttrice di yacht ci suggerisse di utilizzare modelle di piccola statura per esaltare gli spazi interni un po' angusti delle sue imbarcazioni. Una modella non molto alta fa apparire più grande un ambiente piccolo: il letto sembra più confortevole e così l'arredamento.

In questi anni cosa vi ha colpito di più?

Abbiamo assistito a diverse realizzazioni inusuali. Tutto ciò che può sembrarti strano, puoi trovarlo dentro a uno yacht. Trattandosi di oggetti fortemente personalizzati e voluti da chi li acquistati, gli yacht riflettono in tutto lo stile, talvolta stravagante, e l'emotività del proprietario. In uno yacht puoi trovare lo stile Rococò così come il Luigi XVI. Puoi trovare velluti preziosi e anche oggetti d'oro.

Tornando al fattore tempo, quanto ne avete a disposizione per iniziare e finire un servizio?

Poco, pochissimo. La nostra presenza si inserisce spesso fra la fine dei lavori e la consegna dell'imbarcazione. È difficile disporre di una barca per più di due giorni, anche per una questione di costi. Lo shooting coinvolge l'intero equipaggio, dal capitano ai marinai, che deve occuparsi della movimentazione. Poi ci sono i costi di carburante: le barche di lusso, per intenderci, consumano centinaia di litri l'ora. Quando sono richieste fotografie di esterni dall'alto, c'è da mettere in conto anche il costo dell'elicottero. Tenuti in considerazione tutti questi aspetti, noi fotografi dobbiamo garantire che tutto funzioni e vada a buon fine nel minor tempo possibile. Le foto devono venire bene a primo colpo. Quasi mai abbiamo una seconda chance.

Utilizzate obiettivi decentrabili per le fotografie di interni negli yacht?

Dipende dalle dimensioni degli ambienti. Quando fotografiamo gli interni delle imbarcazioni, l'ottica che preferiamo è l'AF-S Nikkor 14-24mm f/2.8G ED per i suoi ampi angoli di campo. Il PC-E Nikkor 24mm f/3.5D E, uno dei decentrabili di Nikon, si rivela una focale troppo lunga. Il 14-24 è inoltre un obiettivo estremamente pratico e consente di passare velocemente da un ambiente all'altro, senza rallentare la nostra operatività. Con gli yacht più grandi, l'uso del PC-E può essere invece preso in considerazione. Diventa molto utile, se non indispensabile, se si deve invece fare fotografia di architettura convenzionale, quindi di edifici e monumenti. In questi casi gli spazi sono più ampi e c'è più tempo a disposizione. Ci piacerebbe inoltre provare il nuovo PC Nikkor 19mm f/4E ED.

Qual è il vantaggio del decentramento?

Consiste nella possibilità di controllare la prospettiva quindi di tenere le verticali dritte, conservando l'ortogonalità delle linee. L'utilità degli obiettivi decentrabili la si apprezza soprattutto quando le altezze sono notevoli, negli yacht un po' meno.

Se doveste scegliere di fare esperienza in un nuovo settore della fotografia, verso quale vi indirizzereste?

Leonardo: Personalmente, ho la passione per i motori per cui mi piacerebbe fare fotografia industriale di auto e moto, con ampi margini interpretativi e creativi. Sarebbe bello trattarle come se fossero sculture esaltandone, con particolari composizioni e luci, le forme e i dettagli.
Alessio: A me piacerebbe invece fare fotografia sportiva, in particolare di sport all'aria aperta e in montagna. Il tutto con un'impostazione reportagistica, qualcosa cioè che concili la passione per la fotografia con quella per lo sport.

Da quanto tempo utilizzate attrezzature Nikon?
Avete mai pensato di cambiare?

Scattiamo con Nikon da circa vent'anni, quindi da sempre, da quando cioè ci siamo conosciuti e scattavamo in analogico.

Abbiamo seguito fedelmente l'intera evoluzione tecnologica di Nikon né abbiamo mai avuto motivi concreti per mettere in discussione la nostra scelta. C'è molta fiducia nel marchio, anche in termini di assistenza, e troviamo che le ottiche siano straordinarie.


Con quale corpo macchina e quali ottiche state lavorando?

Con la Nikon D800, reflex grazie alla quale abbiamo smesso di fotografare in modalità bracketing, cioè catturando più esposizioni per ogni soggetto. La sua ampia latitudine di posa ci permette infatti di ottenere il massimo dettaglio, sia nelle alte luci sia nelle ombre intense, in un unico scatto.
Negli anni abbiamo però utilizzato corpi diversi come la D700, macchina che ci permise di fare, quando uscì, un salto qualitativo impressionante e la D200 con la quale ci siamo tolti, nei primi anni 2000, davvero tante soddisfazioni.
Quanto alle ottiche usiamo spesso i già citati AF-S Nikkor 14-24mm f/2.8G ED e PC-E Nikkor 24mm f/3.5D ED per le foto di interni nei vari contesti. Per fotografare le imbarcazioni in movimento da elicottero usiamo invece l'AF-S Nikkor 24-70mm f/2.8G ED.