Intervista a Duccio Forzano

A cura di: Dino del Vescovo

Le potenzialità di ripresa video della Nikon D800, reflex in formato FX da 36,3 milioni di pixel, vanno oltre le attese. A parlare sono i fatti, non le parole.
Dopo il suo utilizzo nella realizzazione dei messaggi promozionali Nikon, girati a Barcellona e andati in onda su Mediaset la scorsa estate, la Nikon D800 è stata al centro delle riprese della fiction televisiva L'amore è sordo, trasmessa dalla Rai nel mese di agosto e incentrata sulle difficoltà di integrazione fra due mondi, quello degli udenti da un lato, quello dei sordi dall'altro.

Un'occasione straordinaria per farci raccontare da chi ha diretto i lavori, il noto regista Duccio Forzano, come questa reflex si sia comportata nel sostituire le videocamere cinematografiche convenzionali.
Ne è derivata una conversazione molto piacevole, ricca di spunti che lasciano riflettere sul ruolo che le fotocamere di nuova generazione avranno nel mondo della televisione e semmai nel cinema.

 

Duccio Forzano, fra gli ideatori della fiction, insieme al produttore Claudio Calì e all'attrice milanese Giuditta Cambieri, è un appassionato di tecnologia e ama raccontare utilizzando i mezzi che la stessa mette oggi a nostra disposizione.
Innamorato follemente del suo lavoro che ritiene da tutti i punti di vista essere il suo “hobby preferito”, inizia la sua carriera nel 1996, lavorando come regista alla produzione del video musicale di Bolero, brano scritto e interpretato da Claudio Baglioni. Un rapporto di lavoro, diventato poi di profonda amicizia, che perdura tuttora e che fa di Forzano uno dei principali collaboratori del celebre cantautore romano.
Il suo curriculum comprende oggi lavori di primissimo livello, avendo diretto show di Giorgio Panariello, Fabio Fazio (Ultimo Valzer), Paolo Bonolis e Fiorello (Stasera pago io). Sua la regia del programma di Rai 3, Che tempo che fa, condotto dalla stesso Fazio e delle passate edizioni 2010 e 2011 del Festival di Sanremo che lo vedrà, tra l'altro, impegnato anche nella prossima del 2013.


Buongiorno Duccio e grazie per aver accettato questa proposta di intervista. Inizierei col chiederti come nasce la fiction “L'amore è sordo”?
Come spesso capita, le idee prendono forma in conseguenza delle situazioni e degli incontri. Nel caso de L'amore è sordo, tutto ha avuto inizio con l'aver affrontato il tema del mondo dei non udenti insieme al produttore Claudio Calì. Questi da tempo collabora con gli attori Francesco D'Amico, non udente, e Giuditta Cambieri, udente, alla realizzazione di spettacoli teatrali in cui si affronta il tema della convivenza fra due universi apparentemente così diversi. Quello dei sordi, d'altronde, è un mondo che soltanto adesso inizio a conoscere.
Dopo aver incontrato gli attori, il progetto ha preso forma grazie anche alla disponibilità della Rai. Insieme a Giuditta e a mia moglie, Valentina Stangherlin, sceneggiatrice e autrice, ho iniziato a stendere il soggetto e il risultato è la puntata andata in onda lo scorso agosto.

E l'idea di girare la puntata pilota con la nuova reflex Nikon D800?
Dunque, non sono nuovo a questo genere di esperimenti, avendone già condotti in precedenza ma con fotocamere Canon, come la Eos 5D Mark II.
Nel caso de L'amore è sordo, è successo che pochi giorni prima di iniziare a girare, un amico, Nicola Montese (collaboratore Nital da diversi anni, ndg), mi ha proposto di effettuare le riprese con la reflex Nikon D800.
Sono stato incuriosito e devo dire che in pochissimo tempo la Nital di Torino ha messo a mia disposizione tutto ciò che mi occorreva. Per la precisione, mancavano soltanto dieci giorni al primo ciak. E così, io e la mia troupe ci siamo trovati a vivere una esperienza nuova, con Nikon appunto. Ciò che mi ha subito colpito è la qualità delle ottiche Nikkor.

Quale è stato l'approccio alle riprese?
Ci siamo buttati a girare in modo molto cinematografico, utilizzando tra l'altro due corpi Nikon D800, una soluzione che inizialmente poteva sembrare un po' “azzardata”. E invece il risultato è assolutamente straordinario, non avendo nulla da invidiare a lavori ottenuti con videocamere tipo Red o 35mm. Se penso inoltre alla praticità di maneggiare oggetti così poco ingombranti, non posso che avvalorare la mia scelta.
Filmando inoltre alla massima risoluzione, cioè in Full HD, a 1920x1080 pixel, si può andare in proiezione anche al cinema, eseguendo la transcodifica su pellicola e mantenendo la qualità invariata.

Hai quindi girato con due corpi Nikon D800?
Sì, ma se avessi avuto più tempo per organizzarmi, ne avrei utilizzati di più, forse quattro. Sai, quando riprendi con più macchine e da diversi punti di vista, diciamo in modo televisivo, se il ciak è buono, alla fine hai molto più materiale per montare la scena.
Capita che dei ciak siano eccellenti, perché gli attori coinvolti hanno dato il massimo, e dispiace non poter disporre di ogni espressione, da ogni angolazione di ripresa.
Con due macchine ho sempre lavorato in campo, poi spostandomi in controcampo. In questo modo ho sopperito al “limite” di aver utilizzato soltanto due corpi.

Con quali ottiche avete girato?
Devo ammettere che la Nital me ne ha messe a disposizione tante. Abbiamo utilizzato per lo più l'AF-S Nikkor 35mm F/1.4G, l'AF-S Nikkor 50mm F/1.4G e l'AF-S Nikkor 70-200mm f/2.8G ED VR II. Le prime con la macchina su steadycam o crane, le ottiche più spinte con il cavalletto e a mano.

img2Sei soddisfatto del risultato ottenuto?

Dal punto di vista tecnico, sono assolutamente soddisfatto. Abbiamo spinto la macchina davvero oltre i limiti, in particolare con alcuni ciak notturni che non prevedevano alcuna illuminazione aggiuntiva. Una scena in particolare, girata in notturno, a Piazza Navona, sfruttando la normale illuminazione della piazza, descrive nei fatti ciò che voglio dire. Il risultato è stato eccellente.
E con pochissima Color Correction in post-produzione.
Dal punto di vista artistico, avendo girato in soli cinque giorni, qualcosa non è proprio al top. Avessimo avuto più tempo, avremmo fatto più attenzione ai dettagli.

Sono previste altre puntate? Se sì, continueresti a girare con la Nikon D800?
Se ci saranno altre puntate non so dirtelo.
Sto lavorando insieme alla Rai affinché il progetto vada avanti.
Vedremo. Quanto alla D800, assolutamente sì, continuerei a riprendere con questa macchina magari affiancandola alla D600 più leggera quando utile.
Utilizzerei quindi quattro fotocamere, semmai con qualche carrello in più aggiungendo anche il nuovo AF-S NIKKOR 70–200mm f/4G ED VR.

Cambia qualcosa nell'approcciare le riprese quando si sa di girare con una reflex e non con una videocamera cinematografica?
L'approccio è stato differente solo per quanto riguarda l'uso dello strumento. Con una cinepresa, per esempio, devi tenere l'occhio fisso dentro la loupe altrimenti bruci la pellicola; con la macchina fotografica puoi invece usare un viewfinder o addirittura, se le condizioni di luce lo permettono, guardare direttamente dentro il piccolo monitor.

Ricordo con piacere che trasportavamo tutta la nostra attrezzatura dentro due zaini e una flight case, eliminando del tutto il problema degli ingombri. Maneggiare oggetti così piccoli sul set significa godere di una praticità tutta nuova. Dopo, quando hai girato, torni in studio, sfili la memory card e hai già il materiale a disposizione per il montaggio.

Quali accessori avete abbinato alla Nikon D800?
Il monitor di controllo della steadycam quando si girava fissando la macchina a quest'ultima; un monitor di controllo ad alta definizione, collegato alla macchina, quando si girava “a spalla”.

Sei stato soddisfatto dal punto di vista della gamma tonale?
Decisamente. Come già accennato, il risultato era ottimo già in origine per cui non si è resa necessaria alcuna correzione di colore. Abbiamo in alcuni casi agito sul contrasto, ma più per abitudine. In realtà non era necessario. Quello che vedi osservando la puntata è ciò che ha registrato la Nikon D800.

Il sensore FX (24x36mm) della Nikon D800, più grande di quello utilizzato dalle videocamere, riduce notevolmente la profondità di campo. Come hai gestito questa situazione?
In realtà, avere poca profondità di campo e quindi sfocare facilmente lo sfondo rendendo più tridimensionale il fotogramma, è una cosa che a me piace moltissimo, per cui l'effetto del sensore Full Frame si è rivelato soltanto un vantaggio.

E per quanto riguarda la stabilizzazione VR delle ottiche Nikkor?
Beh, se guardi il backstage noti come molte riprese siano state girate a mano. Sicuramente in quei casi ci siamo mossi con un minimo di cautela, non con la libertà che hai quando la macchina è fissata a una steadycam. Malgrado tutto, non ho notato filmati poco stabili. La stabilizzazione VR è quindi efficiente.

Un aspetto tecnico della D800 che ti è piaciuto in particolare?

Gli aspetti che mi sono piaciuti sono talmente tanti che adesso mi viene difficile citarne uno in particolare.
Forse l'ergonomia, cioè la facilità con cui si accede ai controlli diretti della macchina e quella con cui si naviga, quando necessario, dentro i menu.
 

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