Intervista a Francesco Martini

A cura di: Dino del Vescovo

È un veterano dei Community Meeting che la Nital di Torino organizza ogni anno a fine estate. Da poco rientrato dal “Rosso Sangria”, l'edizione 2012 che si è svolta in crociera, a bordo della Costa Luminosa, da Savona a Marsiglia navigando alla volta di Ibiza e Barcellona, Francesco Martini è un appassionato di fotografia e arte.
Con un stile un po' “dark”, dà molta importanza alla composizione dell'inquadratura che a suo dire deve sapientemente precedere ogni scatto. Formatosi anni addietro, quando la luce impressionava la pellicola, utilizza con disinvoltura tutti gli strumenti software che la tecnologia attuale mette a disposizione, dal Nikon Capture NX2 ai filtri di Nik Software. Ama la buona cucina, i gatti e andare in giro in moto per le colline senesi.

Ciao Francesco, non posso fare a meno di chiederti come sono trascorsi i giorni in crociera Nital? Se c'è un ricordo che ti emoziona più degli altri?   

Inizio col dirti che sono un veterano dei Community Meeting. Ho partecipato infatti a tutti gli incontri nazionali finora organizzati dalla Nital. Ricordo il primo, nel 2004, quando eravamo in pochi, al Photoshow di Roma.
Dal 2005 in poi si sono tenuti a Venafro, in Molise, e lì, grazie all'ambiente raccolto e a noi dedicato, ho conosciuto negli anni gente davvero piacevole. Alloggiavamo all'Hotel Dora.
Quest'anno in crociera! In centoquaranta! Cinque giorni e quattro notti, destinazione Barcellona, Ibiza e Marsiglia. Naturalmente m'è piaciuto, ho visto posti bellissimi e di conseguenza ho scattato fotografie suggestive. Mi è mancata però l'intimità che ha caratterizzato le ultime edizioni. Sai, quando sei in nave, con te ci sono migliaia di persone. Era quindi facile distrarsi. Per quanto riguarda i ricordi non saprei, direi che tutto è stato emozionante.


Hai bellissimi paesaggi sulla tua pagina Nikon Photographers. Sapresti descrivermi in breve come si fa a ottenere foto così belle?

Mi è di grande aiuto il luogo in cui vivo, ricco di paesaggi incantevoli e ideali da fotografare. È importante tuttavia riconoscere il momento giusto per uscire, quando cioè le condizioni di luce sono ottimali, prima del tramonto per esempio, oppure quando il cielo è nuvoloso al punto giusto. Se uscissi in una giornata uggiosa, con la pioggia, difficilmente otterrei simili risultati.
Poi c'è un altro aspetto: la composizione dell'inquadratura. Vedi, l'era digitale porta i giovani a scattare come se avessero fra le mani una mitragliatrice. Quasi tutti sono convinti che l'alto numero di pose aumenti le probabilità di ottenerne almeno una di qualità eccellente. No, non è così.
Si deve imparare a “pensare” le proprie immagini, a saperle osservare nel mirino, ad avere il risultato in mente ancora prima di premere il pulsante di scatto. Ciò deve essere chiaro e si impara con il tempo. Vedi, chi come me ha iniziato ai tempi della pellicola, quando fotografare aveva un costo, sa bene cosa intendo. Forse la passione per l'arte e la pittura mi porta ad avere questo tipo d'approccio.

 

Esci di case sempre con la macchina fotografica in borsa?

Certo, cerco di portarla sempre con me. Fino a qualche anno fa, quando mi recavo al lavoro, avevo la borsa con la Nikon D2X e le sue ottiche sempre in auto. Attraversavo paesaggi interessanti e non appena avvertivo la voglia, mi fermavo e scattavo. Direi che le più belle fotografie le ho fatto proprio in quegli anni. E non solo con la reflex: ho ottenuto ottimi risultati anche con la mia compatta, una Nikon COOLPIX P6000.

 

Dunque, tu hai iniziato con la pellicola e pare abbia nostalgia della camera oscura. Cosa ti manca in particolare di quegli anni? Oggi, in digitale, dedichi molto tempo alla post-produzione?

La camera oscura è un'esperienza che non si dimentica. Quando eri dentro, ti sentivi un “artigiano della fotografia” e sapevi dentro di te che il risultato finale dipendeva solo dalle tue abilità. Era laborioso ma divertente. Toccavi con le dita le tue fotografie. Oggi, con il computer, tocchi invece la tastiera e hai a disposizione strumenti potentissimi che un tempo non potevi neanche immaginare.
Se dedico molto tempo alla post-produzione? Dipende, per alcune immagini ne faccio volentieri a meno, per altre mi ci dedico eccome. Mi piace quindi scattare in Raw ed elaborare il file grezzo con il Nikon Capture NX2 di cui sfrutto la tecnologia U-Point. La possibilità che questa offre di intervenire su determinate porzioni di immagine, lasciando inalterate tutte le altre, consente di ottenere risultati eccellenti e in poco tempo. Uso inoltre i vari filtri di Nik Software per migliorare alcuni scatti. Infine il Photoshop per sovrapporre i livelli.
Come vedi, per quanto ricordi con piacere i tempi che furono, ho un approccio sereno alle novità che la tecnologia ci propone.

 

Da quanto tempo fotografi?

Da circa 35 anni.

 

Un fotografo a cui ti ispiri? Sfogli abitualmente libri e riviste di fotografia?

Ho letto giusto qualche libro di fotografia, nulla di più. Né mi ispiro a nessuno in particolare. Sai, preferisco leggere libri d'arte. Trovo che osservando i disegni e i dipinti di grandi artisti come Leonardo da Vinci o appartenenti alla scuola fiamminga, si impari davvero a comporre le fotografie e a interpretare la luce in tutte le sue sfumature.
Ma potrei citarti anche Salvador Dali, con il suo iper-realismo, e il Caravaggio. Da quest'ultimo forse ho appreso lo stile un po' “dark”. Non a caso mi piace sottoesporre le mie pose di –0,3 EV o di –0,6 EV. Affronto spesso questi argomenti anche sul Forum Nital.

 

Hai iniziato con Olympus e oggi sei un nikonista. Perché?

Più di trent'anni fa mi piaceva l'Olympus OM-1 perché era piccola e facile da trasportare. Così fino alla metà degli anni '80. A quel punto ho avuto un blackout fotografico e ho smesso di fare fotografie. Non so perché, ma mi era passata la voglia. Dopo circa quindici anni, con l'avvento del digitale, mi sono sentito di nuovo ispirato ed ho comprato una Nikon COOLPIX 995, quella con l'obiettivo rotante. Mi legai così a Nikon e non ho più cambiato. Oggi possiedo una D2X, fotocamera che mi gratifica da tutti i punti di vista. E come puoi notare nella scheda di introduzione, ottiche di prima qualità.


Cosa fai nella vita? Se potessi tornare indietro, avresti fatto il fotografo di professione?

Da pochi anni sono in pensione, ma ho lavorato in banca per 35 anni. Se tornassi indietro? Non saprei. Forse no, non avrei fatto il fotografo. Preferisco coltivare l'interesse per la fotografia in quanto passione. Se fosse diventata un lavoro, si sarebbe trasformata in routine.

 

Bianco e nero o colore? Grandangolo o teleobiettivo?

Colore. La vita è a colori e quindi preferisco fotografare a colori. La fotografia in bianco e nero è una questione delicata. Non tutti i soggetti si prestano. Diciamo che la foto deve nascere in bianco e nero già dentro la mia testa. Forse aveva più senso quando c'era la pellicola dato che esistevano pellicole specifiche per il bianco e nero. Per quanto riguarda la “questione” grandangolo o teleobiettivo, rispondo dicendo “entrambi”. Dipende dalla situazione, purché ci sia il filtro polarizzatore. Il grandangolo però... mai troppo spinto.

 

Hai un sogno nel cassetto?

Mi accontento di ciò che ho. Vorrei però che i miei figli trovino un buon lavoro. Questo sì. E anche vincere al Superenalotto!