Intervista a Mirco Lazzari

A cura di: Edoardo Falletta

Ci sono persone che per professione sfrecciano veloci sui filanti circuiti delle massime categorie di moto da corsa: ce ne sono altre, invece, il cui lavoro consiste nel fermare, all'interno del fotogramma, quell'irripetibile momento fatto di sequenziali adrenalinici attimi.

Ci sono piloti avvezzi alla sferzante energia ed allo sfrigolio delle morbide gomme sul torrido asfalto. In questo mondo, arricchito dalla bellezza della velocità, giovani temerari funamboli del manubrio "la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita" vengono fotografati con sapienza e maestria da Mirco Lazzari.

Una Kodak Instamatic regalata per la prima comunione diviene il mezzo e lo strumento ideale che apre al giovane Mirco le porte del mondo incantato delle gare: sul rullino della prima infantile esperienza però, non appaiono né macchine né moto ma solo striscianti macchie di colore!

Solamente chi ha l'ambizione ed il coraggio di trasformare un errore in un'idea nuova può aspirare a divenire un innovatore. Ed è così che dalle prime fallimentari fotografie, Mirco ricava uno stile unico e particolare, quello che tutt'oggi, dopo moltissimi anni di professione, lo caratterizza.

Ho iniziato a scattare quando la comodità garantita dalla messa a fuoco automatica ancora non esisteva. Questa caratteristica, la cui mancanza oggi è vista con una fatale limitazione ha sempre rappresentato per me una grandissima opportunità in termini espressivi e di potenziale artistico.
In seguito alcuni brand fotografici hanno introdotto l'auto-focus che, agli inizi era esclusivamente centrale e ciò rendeva terribilmente standard e omogenee una vastissima quantità di fotografie.
I tempi cambiano e le fotocamere si evolvono. Oggi la mia nuova D5 è superlativa: una sicurezza per la mia professione ed una garanzia per il risultato finale.

Quando "gioco" però, quando "creo qualcosa di mio", mi piace avere assoluto controllo ed allora torno alle impostazioni dei tempi passati: in queste situazioni l'auto-focus rappresenterebbe un limite alla mia capacità di composizione, osservazione e di ragionamento. Ho da sempre pensato che per saper fare le foto sfocate devi prima saperle fare a fuoco, per farle mosse devi prima essere in grado di congelare il soggetto ed ovviamente la mia macchina fotografica mi correggerebbe quelle forme di espressione artistica a me tanto care e che per lei sono invece errori!

L'idea maturata nella mia mente e che sta dietro questo particolare tipo di fotografie è molto semplice: le scie di luce e di colore enfatizzano e sono in grado di racchiudere sintetizzandola al massimo l'idea della velocità. Fin da ragazzino sono stato affascinato ed attratto dalle alte velocità al punto di decidere l'acquisto di una cinepresa: ho però presto capito che la vera sfida era rappresentata dal far trasparire il movimento con uno scatto fotografico e non sulla pellicola di una macchina da ripresa!
Mi sono impegnato ed ho così cercato di portare la tecnica del panning all'estremo: sperimentando, gara dopo gara, ho sviluppato questo particolare tipo di scatto portandolo ai livelli che è possibile vedere oggi nei miei lavori. Se dovessi pensare che cosa sia la velocità mi verrebbe subito in mente una striscia di luce e di colore. Il senso di libertà che le linee sono in grado di sprigionare seguono il logico corso della passione per uno sport che seguo da quando ero ragazzino.

Un altro aspetto che ritengo saliente all'interno del mio lavoro è certamente quello legato ai ritratti: mi intriga la ricerca delle espressioni dei piloti che sono fatte di pura tensione e di gioiose emozioni. Nervosismo e paura sono palpabili e si leggono negli occhi di tutti.
Grazie a questo mestiere ho la straordinaria occasione di trascorrere gran parte del mio tempo con ragazzi che sfrecciano a 340 chilometri orari sfidando in gara se stessi prima ancora dei rivali.

Personalmente mi reputo felice quando a fine gara sono stato capace di scattare immagini che mi trasmettono emozioni, che siano espressive o siano in grado di amplificare il senso di velocità!
Anche se, onestamente, sono arrivato ad un punto nel quale faccio fatica ad immaginare come proseguire il mio percorso di ricerca su questa particolare area fotografica.
A volte le fotografie nascono da un concentrato di errori e di coincidenze, ai quali seguono analisi dettagliate, tentativi di arrivare a comprenderne l'esatta dinamica anche attraverso piccole e grandi variazioni. Poi seguono ore ed ore di allenamento!
Forse un giorno un nuovo errore mi aprirà la strada per qualche altro progetto!

Cosa c'è nel corredo fotografico di Mirco

CORPI MACCHINA:  2 Nikon D5
LENTI: NIKKOR 14/24 f 2.8  •  NIKKOR 35 f 1,4  •  NIKKOR 58 f 1,4  •  NIKKOR 200 f 2  •  NIKKOR 400 f 2.8  •  NIKKOR 600 f 4  •  NIKKOR 200/500 f 5.6  •  NIKKOR TCX 1,4X  •  NIKKOR TCX 1,7X  •  NIKKOR TCX 2X