Sguardi 105



Editoriale


Una grande donna del fotogiornalismo italiano. Due maestri della storia della fotografia, membri dell'illustre Magnum. Un'incursione nel rapporto tra occhio umano e macchina fotografica. Un reporter pakistano e un videomaker italiano, in viaggio nel subcontinente indiano. Questo il mix di Sguardi di settembre.

Per Letizia Battaglia - ottant'anni vitalissimi e anticonformisti - fare reportage «significa andare al cuore delle cose, di un luogo, di una città, di un gruppo di persone, cioè scavare con l'immagine». Sguardi l'ha intervistata in occasione del Premio Kapuściński per il reportage conferitole dal Festival della Letteratura di Viaggio e alla vigilia della grande retrospettiva che il Maxxi di Roma le dedicherà da novembre, augurandole buon lavoro come direttrice del prossimo Centro internazionale per la fotografia che sta per nascere a Palermo.

Fino all'8 gennaio, Casa dei Tre Oci di Venezia ospita oltre 100 opere di René Burri, dedicate all'architettura e ai suoi protagonisti, e 50 scatti inediti di Ferdinando Scianna, che su incarico di Fondazione di Venezia ha realizzato un reportage in pieno stile street photography sul Ghetto ebraico di Venezia a 500 anni dalla sua fondazione.

Roberto Dicursi propone un'analisi approfondita delle analogie e delle differenze tra l'occhio umano (definito anche recettore oculare, primo strumento che capta i fotoni e li traduce in segnale bioelettrico) e l'obiettivo di una macchina fotografica.

Infine, per la sezione [Condi]Visioni (a proposito, continuate a inviare le vostre proposte), si accostano gli sguardi da dentro di un reporter pakistano, Danial Shah (che racconta in particolare la storia di una famiglia divisa da un'improvvisa frontiera tra il proprio paese e l'India) e gli sguardi da fuori di un videomaker italiano - Michele Saragoni - nel moto perpetuo delle strade dell'India, nel mix esotico e normale di religione, Bollywood, cibo, colori, energia di quello scenario lontano e vicino.

Buoni viaggi, buone letture e visioni con Sguardi.
[Antonio Politano]