Chefchaouen, la città blu

A cura di: Giulia Cimarosti

Qualche ora di viaggio attraverso strade tortuose che sembrano non condurre a niente e ti ritrovi in un luogo magico, dove il blu predomina su tutto.

Chefchaouen è un nome interessante, affascinante, esotico. Lo leggi e ti domandi come si pronuncia, ma non importa, perché senza accorgertene, sei già perso tra le immagini e il blu predominante, aggrotti la fronte - le foto saranno trattate con Photoshop? -, non riesci proprio a credere che al mondo ci sia un posto così. E invece esiste, ed è vicinissimo: si trova nel nord del Marocco. Tra le montagne del Rif, verdi di marijuana, attrazione irresistibile per folle di giovani provenienti da tutta Europa, si staglia questo unico borgo dipinto di blu.

Il colore di Chefchaouen è magico, atmosferico, sfuma dal violetto al lapislazzuli, rende fotogenico ogni angolo e ogni istante della vita quotidiana. Gli altri colori si annullano. Gli abitanti sembrano consapevoli di sembrare comparse dove il protagonista è solo uno: il blu.

La singolare tinta dei muri di Chefchaouen non nasce per fini estetici ma pratici e tradizionali: c'è chi dice che il colore blu respinga zanzare e moscerini, ma di sicuro sappiamo che sono stati gli ebrei rifugiatisi qui negli anni 30 a donare alla città il colore del cielo e del paradiso secondo la loro tradizione. Ecco un'altra cosa che non ti aspettavi, vero?

Raggiungere la città blu di Chefchaouen, richiede qualche ora di viaggio attraverso strade tortuose che sembrano non condurre a niente, quando finalmente, da lontano, appare quel colore inconfondibile nel quale non vedevi l'ora di immergerti. Il tempo di raggiungere le mura della città vecchia e via, inizia l'esplorazione dei mille viottoli ingarbugliati, l'esplosione di colore, lo stupore che puntuale arriva a ogni nuovo scorcio e dietro ogni angolo.

Quanti turisti si incrociano, macchine fotografiche alla mano, sorrisi e occhi ammirati. Nei bar e nei ristoranti si affollano i ragazzi, tra bicchieri di tè alla menta e tajine dai mille sapori diversi. Ogni tanto gli odori inconfondibili della marijuana e dell'hashish si espandono nell'aria, mentre una risata rompe il brusio di sottofondo della piazza. Poco dopo il muezzin canta la sua preghiera e i fedeli si avvicinano alle moschee.

Mondi paralleli di tradizione e modernità convivono in un microcosmo equilibrato. La città si lascia esplorare. Le persone non si lasciano fotografare. Gli stranieri comprano d'impeto le case lasciate dalla gente del posto partita alla volta delle grandi città marocchine.

Al tramonto, il blu finalmente si scalda e i raggi del sole smorzano le tinte fredde di Chefchaouen. Tutto sembra rallentare un po', perché forse è proprio il colore la forza che conferisce energia alla vita, qui.


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