Afghanistan. Appunti di viaggio.

A cura di: Enrico Mascheroni

Con la Nikon D800 in Afghanistan dove diversi contingenti italiani sono impegnati in missione di pace

Il gate C5 dell'aeroporto di Roma Fiumicino è una distesa di tute mimetiche e zaini militari.
Ad attendermi, il Cap. dei Carabinieri Marco Ciervo con altri colleghi giornalisti.
La prima destinazione è l'aeroporto internazionale di Al Bateen, Abhu Dhabi, Emirati Arabi Uniti.
Una sezione dell'aeroporto funge da base militare.
Qui sono dislocati velivoli militari che assicurano il sostegno logistico alle esigenze connesse con le missioni militari in Iraq e Afghanistan.

Ad attenderci un C-130 dell'Areonautica Militare, un quadriturbina idoneo al trasporto e all'aviolancio di persone e materiali, che fa la spola fra Herat e Kabul.

Entriamo in fila nel ventre del C-130, non prima di esserci protetti con i tappi dal forte rumore che ci accompagnerà per oltre quattro ore di volo, ore che diventeranno sei per un rientro "forzato", per cause tecniche, ad Al Bateen.
Atterriamo alla base di Herat che è ormai buio. Assegnati gli alloggi, ceniamo alla mensa.

L'appuntamento è per le ore 22 in Press Room. L'accreditarsi come "embedded" comporta doveri e attenzioni che ci vengono illustrati nei due briefing che seguono, l'uno sulle misure di sicurezza, l'altro sulle attività del PRT (Provincial Reconstruction Team).
Quello sulla sicurezza comporta la visione di un video di 40 minuti che ben racconta i pericoli che si possono incontrare: dagli ordigni esplosivi improvvisati (i cosiddetti I.E.D.) agli attacchi, ai rapimenti. Al temine, un test scritto verifica la comprensione di terminologie che in caso di emergenza e rescue, possono rivelarsi di vitale importanza.

Il Col. Giraudo, portavoce del Regional Command West ci consegna il giubbetto antiproiettile, il casco e le direttive per l'indomani: ritrovo alle 7 in Press Room per la prima uscita con il genio guastatori. Gli alloggi sono speciali container da 2-3 posti letto, confortevoli e puliti.
Il colonnello Bruno Pisciotta guida il 4° genio guastatori di Palermo.

Il loro delicatissimo lavoro è indirizzato alla ricerca e al disinnesco degli ordigni improvvisati (I.E.D.)

Il genio italiano è internazionalmente riconosciuto come uno dei migliori al mondo.

Oltre a garantire la sicurezza di importanti vie di comunicazione, come la Hightway 1, permette agli afghani di viaggiare con sicurezza su strade teatro di sanguinosi attentati.

Consapevoli del prezioso lavoro dei nostri militari, attendono pazienti per 30, 50 minuti sui bordi delle strade il via libera dei genieri. Entrare nei giganteschi blindati Cougar con elmetto, giubbetto antiproiettile e borse fotografiche, è impresa molto ardua. Viaggiamo molto lentamente e per ben due volte scendiamo e con le dovute precauzioni riusciamo a documentare il loro lavoro.

Il presidente del Senato Piero Grasso in visita al contingente italiano incontra le autorità di Herrat. Tra queste Maria Bashir, donna coraggiosa e determinata, a capo del distretto di Herat, unica procuratrice in Afghanistan. Ventitré guardie del corpo si alternano giorno e notte per proteggerla. È la donna più potente e protetta di tutto l'Afganistan e il suo impegno sociale a favore delle donne, la espone costantemente alle minacce talebane. Una donna molto carismatica, considerata dalla rivista Time tra le 100 donne più influenti del pianeta.

Il prezioso lavoro del Provincial Reconstruction Team è il tema del secondo briefing.

Il PRT è l’unità militare che gestisce i progetti di sviluppo nella provincia di Herat. Tutto quello che viene costruito, realizzato e pensato, viene fatto al fine di incoraggiare l’economia e lo stato sociale della provincia di Herat, soprattutto ora che si entra nella fase critica della transizione.

Il motto è “Afghan First”, per evidenziare come tutti i lavori condotti dal PRT vengano appaltati alle ditte afghane, che utilizzano manodopera locale, muovendo così l'economia di un paese poverissimo.

Il Col. Vincenzo Grasso, responsabile del PRT, ci illustra le tante iniziative concretamente realizzate nei settori dell’educazione, della sanità e le infrastrutture che prevedono la costruzione di scuole, ambulatori e palestre.
Queste ultime, prosegue, sono molto frequentate e utilizzate dalle associazioni per agglomerare i giovani attraverso lo sport. Molto praticato è il taekwondo.

Il Col. Giraudo, portavoce del Regional Command West, mi informa che un giovane e promettente atleta di taekwondo lavora come sarto in un piccolo negozio interno alla base di Camp Arena.
Trovo Sayed Hossain Khadem, 22 anni, intento a lavorare sulla sua macchina da cucire.

Argento nel 2012 ai 6th Asian Junior Taekwondo Championships in Vietnam, si allena per cinque ore al giorno in una piccola palestra di Herat, dove insegna anche ai più giovani. Spesso, grazie al grande rapporto umano di disponibilità e condivisione delle autorità militari, può usufruire della palestra di Camp Arena.
A bordo di potenti Toyota blindati e scortati dai Marò del Battaglione S. Marco, usciamo alla volta di Herat per presenziare l'inaugurazione di una scuola, realizzata anche con il contributo economico e pratico dal P.R.T.

Costruita 24 anni fa, quando gli studenti (tutti maschi) erano solo 600, conta ora 6.000 ragazze e 6.000 ragazzi tra i 5 e i 20 anni.
Gli insegnanti sono 126 con uno stipendio medio che va da 60, 70 € ai 120, 130 €.

Visitiamo poi il museo della Jihad che racconta la guerra santa combattuta contro i sovietici tra il 1979 e il 1989.
Affascinante il diorama, ambientazione in scala, che ricrea le scene del conflitto e della rivolta del popolo afghano guidato dall'eroe nazionale Ismail Khan.

È sempre emozionante muoversi tra gli austeri velivoli militari fermi sulla pista o negli hangar; i giganteschi elicotteri CH-47 Chinook, gli eleganti NH90, i leggendari C-130J, i micidiali caccia AMX o i misteriosi Predator, conosciuti come Droni.

La sigla militare è UAV (Unmanned Aerial Vehicle).
Mille missioni in cinque anni e 9.000 ore di volo: questo il traguardo raggiunto dai velivoli teleguidati Predator dell’Aeronautica Militare Italiana in Afghanistan. I Predator, droni senza pilota che supportano le truppe della coalizione in Afghanistan, vengono utilizzati in operazioni di sorveglianza del territorio e delle strade per individuare gli ordigni esplosivi piazzati dagli insorti lungo le strade e prevenire assalti e imboscate a pattuglie e convogli.

All'interno di Camp Arena è attiva Radio Bayan, una radio di servizio per la popolazione afghana con spiccata connotazione educativa ed informativa e con particolare attenzione al mantenimento della tradizione e cultura locale.

La sera prima di partire, il Generale di Brigata Michele Pellegrino convoca la stampa per ringraziarci del lavoro svolto, poi come tradizione, tutti a festeggiare nella Press Room, dove incontriamo i tanti militari che hanno vegliato sulla nostra sicurezza consentendoci di svolgere il nostro lavoro al meglio.

Il nostro grazie in particolare ai colonnelli Giraudo, Grasso e Pisciotta, e all'amico Capitano Marco Ciervo, con la consapevolezza di aver vissuto un'esperienza umana forte e sincera.
L'augurio è tutto per il Popolo afghano, affinché si risollevi lasciandosi alle spalle decenni di guerra e un’arretratezza che ancora frena la rinascita.

… last but not least… grazie alla mitica Nikon D800 con la quale ho condiviso fedelmente freddo e polvere.