A caccia di aurore boreali

A cura di: Alberto Ghizzi Panizza

L’idea di organizzare un viaggio alla ricerca delle “luci del Nord” è nata qualche tempo fa. Finalmente, dopo anni di attesa, lo scorso febbraio ho assistito a uno dei fenomeni naturali più emozionanti: l’aurora boreale.

Poiché quest’anno l’attività solare sarebbe stata particolarmente intensa, ho rotto gli indugi e con un gruppo di appassionati ho deciso di partire. Il sole, ogni undici anni, inverte la sua polarità e durante il picco di questa inversione produce violente eruzioni e fiammate di energia che si espandono nello spazio. Se una di queste è direzionata verso il nostro pianeta, ne possiamo vedere gli effetti con i nostri occhi e il più evidente di questi è proprio l’aurora boreale e australe. Il fenomeno è dunque il frutto dello scontrarsi tra vento solare, ionosfera e magnetismo terrestre. L’energia che viaggia nello spazio è chiamata “vento solare” e dopo pochi giorni dall’esplosione raggiunge la Terra. Essa impiega da due a circa nove giorni per percorrere i 149.600.000 km che mediamente separano la Terra dal Sole. Il magnetismo terreste e l’atmosfera ci difendono da questo devastante fenomeno capace di mettere in crisi satelliti e telecomunicazioni, deviando e contrastando questo vento carico di elettroni e di protoni. In questo modo vengono concertati gli effetti ai Poli del nostro pianeta e si crea un ovale di luce che varia forma e intensità durante il giorno.

IL VIAGGIO
Dopo essere partiti dall’Italia, il mio gruppo di “cacciatori di aurore” si è diretto a Oslo e da qui, dopo uno scalo interno, abbiamo raggiunto le Isole Lofoten. Queste frastagliate e bellissime isole sono notoriamente un ottimo punto di osservazione delle cosiddette “Northern Lights” o “luci del Nord”. Qui la probabilità di visione è alta anche grazie allo scarsissimo inquinamento luminoso.
Dopo aver noleggiato una 4x4, la nostra esperienza ha avuto inizio. Ci aspettavamo temperature oscillanti tra i -20°C e i -30°C, ma fortunatamente la colonnina di mercurio non è mai scesa sotto i -15°C.
Le strade in inverno sono totalmente innevate e la guida deve essere più attenta e prudente nonostante le gomme chiodate montate sull’autovettura.
Dopo aver incastrato i bagagli e le attrezzature fotografiche come nel gioco del Tetris, ci siamo diretti a Tennevoll.

Per aumentare la probabilità di osservare il fenomeno, ci siamo affidati a Rob Stammes, uno scienziato tra i massimi esperti al mondo di aurore boreali.

La sua profonda passione per le stesse, lo ha portato dall’Olanda alla Norvegia proprio per vivere a contatto con l'oggetto dei suoi di anni di studio.

Rob ha deciso di accogliere il nostro gruppo nella sua casa per dedicarci una lezione e un pronostico sui giorni successivi. Lo scienziato appare ai nostri occhi come un Galileo dei giorni nostri, con la folta e lunga barba grigia che ne adorna il volto.

Ci parla con occhi sapienti e carichi di entusiasmo delle “sue” amate aurore, mentre la dolce moglie Therese ci prepara una invitante tisana accompagnata da fragranti biscottini fatti in casa.
Rob, a seguito delle consuete presentazioni, ci introduce nel suo studio stracolmo di apparecchiature di ogni tipo, con cui osserva e registra gli effetti del vento solare sul nostro pianeta.

Molto affascinate, oltre alla sua stanza ricca di sofisticati sensori, è un semplice monitor con un grafico che mostra in tempo reale l’attività dell’aurora boreale sopra le nostre teste. Non avendo ancora visto il fenomeno, i miei occhi sono costantemente fissi sul grafico, mentre l’attesa per l’evento, dopo le interessanti nozioni dello scienziato, diventa sempre più spasmodica.

Terminata la visita alla casa dell’esperto, ci dirigiamo verso il camping Sandsletta e rimaniamo estasiati. Durante una bella cena a base di salmone e ottimo vino, conosciamo due signore italiane appassionate di aurore che da cinque anni fanno un “salto” in Norvegia per assistere a quello che loro stesse definiscono lo spettacolo più affascinante mai visto. Ci mostrano le foto delle aurore scattate nei giorni precedenti.

Il fenomeno naturale ha una durata molto variabile, dai cinque minuti alla notte intera, ma oltre a dipendere dal meteo, dipende dall’intensità dell’attività solare che varia di giorno in giorno.

Rob ci aveva avvertito della instabilità del clima e del possibile cielo coperto con alterne schiarite. L’attesa è ormai al culmine ed ogni piccolo bagliore dalla finestra della camera ci mette in agitazione. Decidiamo pertanto di partire verso le 23 per la caccia fotografica. Il cielo mostra nuvole minacciose, ma le stesse, spostandoci sulla costa, si diradano.

Trovato un luogo adatto sulla riva del mare, parcheggiamo l’auto e scarichiamo l’abbondante attrezzatura. È mezzanotte e il cielo è ora pulito. Con un occhio sempre rivolto verso l'alto, preparo la mie fidate Nikon speranzoso di cogliere la mia prima “luce del Nord”.

L'APPARIZIONE
Una Nikon D800E e una Nikon D7100 sono le mie fidate compagne di viaggio. Preparo il cavalletto, lo scatto remoto, monto i grandangolari, quindi un 14-24mm f/2.8 e un 16-35mm f/4

All’improvviso qualcosa sembra volteggiare nel cielo… pochi attimi e... “Eccola!”, esclama uno dei miei compagni di viaggio. Lascio perdere tutti i preparativi e dirigo lo sguardo allo Zenith. Un urlo esce incontrollabile dalla mia bocca all’unisono con quelle degli amici. Lo spettacolo era sopra di noi! Meraviglioso!

Le parole non riescono a descrivere le sensazioni che proviamo. Una luce prima flebile, a poco a poco si infiamma e comincia a danzare come un verde drappeggio che spinto dal vento si muove nel cielo. Ammaliati da un simile spettacolo, scambiamo qualche commento di gioia e cominciamo a fotografare.

Due sono i modi per riprendere l’aurora. L'uno, usando tempi lunghi intorno ai 20 s e ISO bassi per cogliere il movimento e per realizzare un’immagine in cui la luce crea una pennellata di verde brillante.
L’altro, usando tempi rapidi e ISO alti per cogliere la forma reale dell’aurora che mostra raggi di luce intensa che puntano verso lo spazio profondo.

Le aurore sembrano danzare a pochi metri sopra di noi, ma in realtà si sviluppano a una altezza che varia tra i 100 e i 500 km dalla superficie terrestre.

Curioso è anche il fatto di come alcuni norvegesi non vedano di buon occhio queste luci e che alla loro apparizione mandino a letto i bambini. Le leggende dicono infatti che siano gli spiriti dei defunti a danzare nel cielo.
Dopo una buona mezz’ora di forte attività luminosa, l’aurora si affievolisce salutandoci con un velo verde che incorona l’orizzonte.
Dopo circa un’ora e mezza di riprese, decidiamo di tornare al nostro campeggio per riposare qualche ora ed essere pronti la mattina seguente per un'altra giornata ricca di attività.

Nei giorni successivi ci siamo spostati nei luoghi più interessanti di queste isole, tra cui caratteristici villaggi di pescatori come Nusfjord, facente parte del patrimonio Unesco, e Reine.
Luoghi incantati nei quali ci perdiamo tra case di legno e palizzate cariche di stoccafissi e baccalà a essiccare all’aria. Ma l’obiettivo principale resta l’aurora.
Durante i sei giorni di viaggio siamo riusciti a riprendere il fenomeno per ben cinque notti, in una delle quali abbiamo avuto anche la fortuna di assistere a una tempesta magnetica. In questo modo l’aurora ha creato forme incantevoli nel cielo lasciandoci tutti stupefatti.

Scattare di notte, al buio e al freddo non è semplicissimo ed è abbastanza faticoso. Ma appena le luci del Nord fanno la loro comparsa, ci si dimentica di ogni cosa e si comincia ad ammirare e a cercare di immortalare quello che a detta di molti resta uno dei fenomeni naturali più affascinanti del nostro pianeta Terra.

Ritorniamo alle nostre case con quelle immagini meravigliose immortalate non solo nelle nostre foto, ma anche nei nostri cuori.