Viaggio ai piedi dell’Universo: towards D810A

A cura di: Stefano Conti, Fotografie: Alberto Ghizzi Panizza

Quando il telefono squilla e dall’altra parte c’è il fotografo Alberto Ghizzi Panizza che ti invita a visitare, insieme a lui, gli osservatori astronomici dell’ALMA e del Paranal, in Cile, non credi alle tue orecchie. Come fotografo e appassionato di astronomia, la mente è volata subito in luoghi lontani e carichi di fascino. Luoghi dispersi tra gli altopiani cileni, dove il cielo notturno brilla come agli albori della tecnologia e l’uomo può ancora conciliarsi con la notte e i suoi astri. Luoghi dove scienziati di tutto il mondo lavorano insieme per scoprire i segreti dell’Universo, della sua composizione, della sua storia nonché per condurre la più affascinante delle ricerche: la vita oltre la Terra, sugli esopianeti.

Il Cile è un paese dalla natura incredibile: lungo più di 4.000 km, stretto fra le Ande e l’Oceano Pacifico, presenta tutte le aree climatiche e le zone ambientali della Terra, dai ghiacciai perenni al deserto più arido del mondo. Ed è proprio sugli altopiani cileni, nel deserto di Atacama, che si è deciso di costruire, con un’imponente opera ingegneristica, alcuni dei siti di studio e osservazione del cosmo più importanti del pianeta.

In questo luogo così remoto le condizioni per ospitare grandi telescopi sono ottimali: da una parte, l’imponente cordigliera delle Ande funge da barriera naturale e blocca qualsiasi perturbazione proveniente dall’Argentina; dall’altra, il freddo oceano fa sì che le nubi condensino vicino al suolo e restino di fatto bloccate a un’altitudine inferiore rispetto a quella media dell’altipiano (compresa fra i 2.500 e i 3.000 m), dando l’impressione a un osservatore che si trovi sull’altipiano di avere un mare di nubi ai suoi piedi.

Decidiamo di cogliere al volo questa opportunità incredibile e prenotiamo subito il nostro viaggio.

Pensiamo che sarebbe l'occasione perfetta per provare la nuova Nikon D810A, reflex che Nikon ha dedicato a tutti gli appassionati di fotografia astronomica. Utilizzando un filtro ottico sensibile a una particolare riga di emissione dell'idrogeno, nota, in astronomia, come H-alfa (6562,81 Å, laddove il simbolo Å indica l'unità di misura “angstrom”), la Nikon D810A cattura le gradazioni rossastre dello spazio remoto come nessun'altra fotocamera prodotta in serie riuscirebbe a fare.

Purtroppo siamo in anticipo di circa un mese sull’uscita del modello, per cui ci accontentiamo - si far per dire - di portare con noi una Nikon D810, una Nikon D750, una Nikon D7200 e una Nikon D90 modificata per l'infrarosso.

Ad attenderci all’aeroporto Santiago del Cile c’è colui che, nei successivi sette indimenticabili giorni, sarà la nostra guida e il nostro accompagnatore d’eccezione: il professor Massimo Tarenghi, astronomo emerito, ambasciatore dell’ESO (European Southern Observatory) e fondatore - ne è stato direttore per diversi anni dalla loro nascita – proprio dei due siti di ricerca astronomici del Paranal e dell’ALMA. Con lui voliamo subito a Calama, nel deserto dell’Atacama. Con un poderoso 4x4 percorriamo 150 km in un paesaggio lunare suggestivo, fatto di vulcani, laghi salati, geyser e un deserto sconfinato attraversato da un’unica strada che sembra protrarsi verso l’infinito. Durante il viaggio scopriamo che anche Massimo predilige le fotocamere Nikon per via dell’altissima qualità delle immagini.

Dopo alcune ore giungiamo al villaggio di San Pedro, un insolito villaggio-oasi famoso per le formazioni rocciose, e da qui proseguiamo fino all’ALMA, la nostra prima tappa.

Incontrare, in un luogo così remoto, un tale concentrato di tecnologia ha qualcosa di surreale. Il centro di controllo, insieme alle foresterie e al villaggio tecnologico, si trova a circa 3.000 m di altitudine. Qui, dopo un primo acclimatamento, iniziamo a visitare il centro controllo e ci prepariamo per la nostra prima notte di osservazione.
Al calare del buio, l’attrezzatura fotografica è pronta per immortalare l’immensità del cosmo, ma non possiamo dire altrettanto di noi: la visione della volta celeste a queste latitudini è qualcosa di magnifico, inimmaginabile per le nostre zone così antropizzate e piene di inquinamento luminoso. La via lattea taglia in due il cielo e ci sembra impossibile che per vederla in tutta la sua bellezza, qui, basta la cosa più naturale del mondo: i nostri occhi.

Le nostre due Full Frame Nikon D810 e D750 sono riuscite a catturare anche i più piccoli dettagli nonostante i forti constasti causati dalla luna piena, che a quelle altitudini ha una luminosità altissima. I bassissimi ISO (64) della D810 hanno consentito di scattare immagini totalmente prive di rumore digitale, mentre lo schermo orientabile della D750 ci ha permesso di ottenere inquadrature perfette anche dove non era possibile inquadrare direttamente dall'oculare.

Carichi di tanta adrenalina, ma anche di stanchezza, ci portiamo verso il letto. L’indomani ci aspetta una giornata memorabile: la salita sull’altipiano di Chajnantor, a 5.000 m di altitudine, per visitare le grandi antenne. All’ALMA, come al Paranal, nulla è lasciato al caso. L’organizzazione è ferrea e per salire dobbiamo prima sottoporci ad una attenta visita medica e verificare le nostre condizioni di salute.

Tutto fila liscio. Ci vengono date due bombole di ossigeno a testa e il via libera per partire. La strada si inerpica per la montagna. A circa 4.000 m ci accolgono grandi cactus che hanno deciso di crescere su questo paesaggio marziano. L’altitudine inizia a farsi sentire, la salita è lenta e dobbiamo attenerci al rigido protocollo di sicurezza del centro, che ci impone di comunicare regolarmente via radio posizione e salute dei passeggeri.

Arrivati sull’altopiano, incontriamo la neve e riceviamo il benvenuto di una volpe solitaria. Ma a catturare la nostra attenzione è la vista della distesa straordinaria di antenne, che ci proietta quasi in un film di fantascienza.

Purtroppo non possiamo trattenerci a lungo: sotto un sole accecante, nel cielo terso, cerchiamo, tra un sorso d’acqua per non disidratarci e una boccata di ossigeno dalla bombola per non svenire, di cogliere la potenza evocativa del sito.

Le 66 antenne disseminate nell'altopiano, dal diametro di 7 o 12 metri, sono in grado di sondare l'Universo a lunghezze d'onda millimetriche e submillimetriche. La luce a queste lunghezze d'onda proviene da vaste nubi fredde nello spazio interstellare, a temperature di solo alcune decine di gradi sopra lo zero assoluto (-273,15 °C, ndr), e da alcune tra le più antiche e distanti galassie dell'Universo. Grazie a esse gli astronomi possono studiare le condizioni chimiche e fisiche nelle nubi molecolari – le dense regioni di gas e polvere dove nascono nuove stelle.

Purtroppo i sintomi della carenza di ossigeno si fanno sentire presto e ci indicano che è giunto il momento di rientrare al centro di controllo. Lasciamo l’altipiano e dedichiamo il pomeriggio all’esplorazione dei dintorni, partendo dalla riserva naturale di Los Flamencos, nel Salar de Atacama. Qui si possono osservare splendidi fenicotteri rosa che, baciati dalla luce calda di un tramonto spettacolare, si alzano in volo. La fortuna ha voluto farci assistere al sorgere della luna piena in concomitanza del tramontar del sole. Questa combinazione, insieme alla straordinaria bellezza del posto, ha creato una magia unica catturata superbamente dalla grande gamma dinamica della Nikon D810. La rapidità di messa a fuoco della Nikon D7200 ci ha consentito di catturare i voli dei fenicotteri e i dettagliatissimi file delle fotocamere ci hanno permesso di immortalare le magnifiche sfumature di colore del deserto.

Sono passate due notti dal nastro arrivo e dai luoghi visitati, ma grazie alle esperienze vissute e al materiale fotografico che abbiamo raccolto, il nostro viaggio sembra durato un’eternità. Il terzo giorno ci svegliamo all’alba per partire alla volta del Paranal, la nostra seconda tappa. Ci attendono circa 500 km di deserto e laghi salati. Massimo si rivela una guida di straordinaria bravura e, durante il trasferimento, ci conduce in alcuni luoghi che meriterebbero, da soli, il viaggio. Il primo di essi è la Laguna Miscanti, costituita da due laghi di acqua salmastra incastonati tra vulcani. I panorami sono mozzafiato, così come i colori e la luce, sempre fortissima e accecante. Abbiamo la sensazione di essere dispersi in un pianeta sconosciuto, ma il geo localizzatore Nikon GP-1 collegato alle reflex ci è di grande aiuto, scrivendo nei file RAW le coordinate satellitari dei luoghi più remoti che visitiamo.

Ripartiamo con gli occhi pieni di immagini suggestive, e raggiungiamo un altro luogo di straordinaria bellezza, il Salar de Atacama, un’enorme distesa di sale che ricopre un lago profondo fino a 1 km.

Lasciato il Salar de Atacama, arriviamo al piccolo paese di Baquedano, antico crocevia di ferrovie lungo le quali si trasportavano i minerali raccolti nelle miniere sparse nel nord del paese, un tempo terra boliviana.
Oggi la vecchia stazione ferroviaria è di fatto un museo all’aria aperta dove è facile immergersi in un passato autentico in cui il tempo si è fermato come una bellissima fotografia invecchiata dagli anni.

Arriviamo al Panaral di sera. La mente e le memory card sono piene di immagini sensazionali. Siamo già molto soddisfatti di tutto quello che abbiamo immortalato fino a questo punto, ma c’è ancora spazio per lo stupore quando, la sera, ci ritroviamo in quello che definirei l’ottava meraviglia del mondo moderno: il Paranal.

Il sito del Paranal, con i suoi 2.600 m di altitudine, ospita il Very Large Telescope array (VLT) ed è il centro più importante dell'astronomia europea. Si trova circa 130 km a sud di Antofagasta, in Cile, a 12 km dalla costa del Pacifico, in una delle aree più secche del mondo. È diventato operativo nel 1999 e ha permesso di realizzare molti programmi di ricerca di estremo successo.
Il VLT è uno strumento insolito, basato sulle più recenti tecnologie. Non è costituito da un solo telescopio, ma è composto da una serie di quattro telescopi o UT ("Unit Telescope"), ciascuno dotato di uno specchio principale di 8,2 m di diametro. Con uno di questi telescopi si sono ottenute immagini di corpi celesti molto deboli, fino a magnitudine 30, con esposizioni di un'ora. In altre parole, significa vedere (e fotografare) oggetti quattro miliardi di volte meno luminosi di quelli visibili ad occhio nudo. Completano il VLT quattro telescopi ausiliari (AT) mobili, di 1,8 metri di diametro ciascuno. Non stupisce quindi se, ogni anno, il numero di richieste di utilizzo dei telescopi ESO si aggira sulle duemila, cioè sei volte tante le notti disponibili. Infatti, l'ESO è l'Osservatorio astronomico più produttivo al mondo in termini di pubblicazioni peer-reviewed: solo nel 2010 sono stati pubblicati più di 750 articoli scientifici basati sui dati raccolti da questi strumenti.

Nei tre giorni che seguono, viviamo all’interno del villaggio tecnologico, ai piedi dei quattro grandi telescopi. Qui sorge una cittadella che accoglie il personale che lavora nel sito: astronomi, tecnici, medici e personale di servizio. Oltre ai locali tecnici adibiti al mantenimento dei telescopi, vi è una bellissima residenza, vincitrice di numerosi premi internazionali di architettura, incastonata nel deserto di cui riproduce forme e colori. Al suo interno troviamo, oltre alle camere, una serra umida, utile oltre che all’estetica, a rendere più umido l’ambiente (siamo sempre nel deserto più arido del mondo), un ristorante, una palestra, una piscina, una sauna e tutto quello che può far sentire meno isolate le tante persone che qui lavorano.

L’organizzazione, come all’ALMA, è perfetta: ogni elemento, anche i dettagli più banali, è studiato in ogni minimo dettaglio. La percezione che si ha, è di vivere in un avamposto marziano, una prima colonia su un pianeta lontano. Chi lavora qui lo fa con passione e rispetto delle mansioni altrui, tutte fondamentali per la vita della comunità in questo isolato mondo.

Sono giorni intensi di visite, sia diurne sia notturne, ai telescopi e a tutte le strutture associate, dalle camere sterili di alluminatura e pulizia degli specchi, al centro di controllo notturno dove team composti da tecnici e astronomi manovrano gli strumenti.
Conoscere queste complesse strutture con Massimo, che ne ha diretto i lavori di costruzione dal giorno zero, proietta ciò che vediamo in una dimensione diversa, quella di un mondo magico che ci viene svelato dal suo stesso creatore.

Ma abbiamo anche noi il nostro compito da svolgere: posizionare la D810 sul tetto dell'osservatorio di Paranal per fare delle prove di trasmissione delle immagini direttamente a Santiago, dove i rappresentati del ministero del turismo e di ESO sono pronti a scattare immagini del cielo dell'osservatorio da remoto grazie al software di controllo Nikon Camera Control Pro 2. Si tratta di un esperimento per testare un sistema che consenta di poter catturare tramite un'interfaccia web immagini dettagliate del magnifico cielo notturno del Cile, stando comodamente seduti davanti a un computer in qualsiasi parte del mondo. Avendo ammirato con i nostri occhi la bellezza unica del cielo del Panaral, siamo lieti di poter contribuire alla messa a punto di un sistema che permetta agli astrofotografi di tutto il mondo di godere delle condizioni perfette di questo luogo.

Siamo impegnati tutto il giorno, ma è la sera il momento clou. Il tramonto illumina il mare di nuvole sotto l’altipiano e poco dopo inizia la danza delle stelle nel cielo terso della notte australe.

Non possiamo non imbracciare le nostre reflex per cercare di immortalare queste immagini stupende, regalo di una natura estrema e primordiale. Molto utile si dimostrata la funzione "fotografia accelerata", che ci permette di creare direttamente in camera dei time-lapse perfettamente bilanciati, pronti per essere mostrati subito senza perdere ore di montaggio al computer.

Chiudiamo la nostra visita al Panaral con un’ultima emozione. Massimo ci fa l’onore di poter assistere all’apertura delle grandi cupole dei telescopi dal loro interno.
Sebbene il tempo a nostra disposizione per riprendere sia stato breve, la versatilità delle fotocamere ci consente di portare a casa sia ottime immagini, sia fantastici video dai colori vivi e naturali. L’indomani cominciamo un lungo viaggio di ritorno verso l’Italia arricchiti da un’esperienza che ci segna profondamente e ci dimostra quanto meraviglioso sia non solo il pianeta su cui viviamo, ma anche il cielo che lo sovrasta e che, dal Panaral e dall’ALMA, sembra quasi a portata di mano.

ESO - European Southern Observatory
L'ESO è l'organizzazione intergovernativa di scienza e tecnologia preminente in astronomia. Attua un ambizioso programma che si concentra sulla progettazione, costruzione e gestione di potenti strutture osservative da terra che favoriscano importanti scoperte scientifiche nel campo dell'astronomia. L'ESO ha anche un ruolo di punta nel promuovere e organizzare cooperazione nella ricerca astronomica. L'ESO gestisce tre siti unici di livello mondiale nella regione del deserto di Atacama in Cile: La Silla, Paranal e Chajnantor.

Il sito del Paranal, con i suoi 2.600 metri di altitudine e il Very Large Telescope array (VLT), è il centro più importante dell'astronomia europea. Paranal si trova circa 130 km a sud di Antofagasta in Cile, a 12 km dalla costa del Pacifico, in una delle aree più secche del mondo. È diventato operativo nel 1999 e ha permesso di realizzare molti programmi di ricerca di estremo successo.

Il VLT è un telescopio insolito, basato sulle più recenti tecnologie. Non è costituito da un solo telescopio, ma è una serie di quattro telescopi o UT ("Unit Telescope"), ciascuno dotato di uno specchio principale di 8,2 m di diametro. Con uno di questi telescopi si sono ottenute immagini di corpi celesti molto deboli, fino a magnitudine 30, con esposizioni di un'ora.
Questo equivale a vedere oggetti quattro miliardi di volte meno luminosi di quelli visibili a occhio nudo. Completano il VLT quattro telescopi ausiliari (AT) mobili, di 1,8 m di diametro.

Una delle più interessanti caratteristiche del VLT è la possibilità di usarlo come un interferometro gigante (VLT Interferometer, o in breve VLTI). L'effetto viene ottenuto combinando la luce dei vari telescopi, sia quelli principali (UT) sia quelli ausiliari (AT). In questa funzione interferometrica, il telescopio ha una visione equivalente a quella di un telescopio grande come la separazione fra gli specchi più distanti. Per il VLTI questa distanza è di 200 m quando si utilizzano anche gli AT.

Ogni anno vengono fatte circa 2.000 richieste di utilizzo dei telescopi ESO, richieste che corrispondono a circa quattro, sei volte il totale delle notti disponibili. L'ESO è l'Osservatorio astronomico più produttivo al mondo in termini di pubblicazioni peer-reviewed: nel solo 2010 sono stati pubblicati su riviste con refereed più di 750 articoli basati su dati forniti dall'ESO.

L'Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA), il più grande progetto in corso nel campo dell'astronomia da terra, è uno strumento rivoluzionario per l'astronomia. ALMA comprende una schiera di 66 grandi antenne, di 12 e 7 m di diametro, che osserveranno a lunghezze d'onda millimetriche e submillimetriche.
La costruzione di ALMA è iniziata nel 2003 e le osservazioni scientifiche sono iniziate nel 2011.
ALMA si trova sulla piana di Chajnantor, a 5000 metri di altitudine — uno dei più alti siti osservativi al mondo.
Il progetto ALMA è un consorzio fra Europa, Estremo Oriente e Nord America, in collaborazione con la Repubblica del Cile. L'ESO è il socio europeo di ALMA.
Il sito di Chajnantor accoglie anche APEX, un telescopio millimetrico e submillimetrico di 12 m di diametro, gestito dall'ESO per conto dell'Onsala Space Observatory, dell'Istituto Max Planck per la Radio Astronomia e dell'ESO stesso.

Il passo successivo al VLT è quello di costruire l' European Extremely Large optical/infrared Telescope (E-ELT), con uno specchio principale della classe dei 40 m. L'E-ELT sarà "il più grande occhio del mondo rivolto al cielo" — il più grande telescopio nel visibile/vicino-infrarosso al mondo — e l'ESO sta pianificando dettagliatamente la sua costruzione insieme alla comunità scientifica.
L'E-ELT si dedicherà a molti dei più scottanti problemi insoluti dell'astronomia. Potrebbe, in futuro, rivoluzionare la nostra percezione dell'Universo, tanto quanto fece il telescopio di Galileo 400 anni fa. L'inizio delle operazioni sono previste per l’anno 2025.
Fonti ricavate dal sito www.eso.org