La Habana - L'alma caliente de Cuba

A cura di: Franco Cappellari

“La musica caraibica fa’ sottofondo alla visita dell’Habana Vieja, tra i cui monumenti rivive ancora oggi l’anima più autentica dell’Isola.”


L’Habana è la sintesi di tutta Cuba: chi la incontra ritorna arricchito e conquistato da un popolo straordinario, dai profumi dei suoi migliori rum e dall’atmosfera serena e seducente.

La visita della città non può che iniziare da l’Habana Vieja, un quartiere a dir poco unico, il più antico della capitale, che ospita migliaia di edifici risalenti per la maggior parte al XVI secolo, il cui restauro è iniziato nel 1977 ed è tutt’ora in atto. Decido di muovermi in bici taxi, sicuramente il mezzo più comodo per attraversare il quartiere. Questa è la parte della città che Alejo Carpentier, scrittore e giornalista cubano, chiamava "delle colonne", per via dei numerosi elementi architettonici barocchi che ornano i più importanti edifici: in realtà, è anche la città delle inferriate, dei portoni, dell’intimità, dell’ ombra , della frescura. Qui si trovano tutti i più importanti monumenti, le fortezze, i conventi, le chiese, i palazzi, ed è proprio per questo che l’Habana Vieja è stata dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1982, in qualità di sito coloniale più ricco dell’America Latina.

Durante il mio tragitto chiedo più volte ad Alex, il mio accompagnatore, di fermarsi è mia intenzione fissare alcune istantanee di questa parte cosi’ caratteristica della città e della sua gente. In particolare mi attardo dinanzi a una finestra quasi a piano strada: al suo interno un artista santero sta restaurando una statua di Santa Barbara. Solitamente gli appartenenti alla Santeria non amano essere fotografati, ma con garbo gli chiedo se posso scattargli qualche foto, e lui acconsente. A distanza di due giorni torno da Carlos, questo il suo nome, e gli regalo una serie di stampe che lo ritraggono al lavoro, ricevendo in cambio un bracciale di perline rosse e nere, simbolo degli Orishas, che secondo le credenze della Santeria sono i guardiani e gli interpreti del destino universale.

Girovagando tra le calle, tra una fermata e l’altra, mi trovo davanti a una palestra di pugilato. Entrando per dare un’occhiata, con mio grande stupore, incontro due bambini, Anthony e Luis, già in assetto da combattimento. Con il più grande dei due, Luis, che avrà avuto al massimo 10 anni, scambio due chiacchiere: mi racconta che a Cuba, la boxe viene praticata nelle scuole, ed è seconda solo al baseball nella classifica degli sport preferiti dai cubani. Continuo la mia passeggiata tra i vicoli acciottolati, delimitati da edifici dai colori brillanti, che vanno dal giallo all’azzurro, dal verde all’arancio, fino a raggiungere Plaza de Armas, la più antica dell’Habana, cuore pulsante della città sin dai tempi della dominazione spagnola. Attorniata da edifici di notevole importanza storica, come il Museo Civico e il Palacio de los Capitanes Generales, è ancora oggi una delle mete preferite dei turisti. A poca distanza, Plaza de la Catedral, molto più intima e raccolta, considerata fra le più belle piazze di tutto il continente americano, è dominata dal profilo della sua chiesa, dalla facciata tipicamente barocca, su cui spicca un rosone in vetro dai colori molto vivi. In un vicoletto in prossimità della cattedrale si trova la Bodeguita del Medio, il celebre locale dove Hemingway beveva il suo mojito, un vero e proprio luogo di culto, con le pareti tappezzate di cimeli del grande scrittore.

Il giorno successivo mi sposto nella zona centrale, il luogo migliore per godere dell’essenza della città e scoprire l’Habana “allo stato puro”. Le sue strade affollate, con edifici del XVIII e XIX secolo sono piene di vita, in particolare Calle Obispo, circondata da costruzioni in stile barocco, frequentatissima dai turisti e attraverso la quale si accede al Parque Central. A fare da cornice a questa magnifica piazza numerose palme reali e le splendide facciate dell’Hotel Inglaterra, dall’atmosfera ottocentesca, dell’Hotel Plaza e del vicino Gran Teatro de La Habana. A sud-ovest del Parque Central sorge il simbolo della città, il Capitolio. È una delle opere più sontuose dell’architettura cubana e latino americana. L’edificio in stile neoclassico, ispirato al Campidoglio di Washington, fu edificato tra il 1912 e il 1929, per ospitare il Parlamento Cubano. Vi si accede attraverso una grande scalinata di granito da dove, alzando il capo, resto basito dinanzi alla maestosa cupola alta ben 62 metri.

A partire dalla Rivoluzione del 1959 l’edificio ospita l’Accademia Cubana delle Scienze e la Biblioteca Nazionale delle Scienze e della Tecnologia. Pochi sanno che, sul terreno oggi occupato dal Capitolio esisteva un tempo una palude, dragata e trasformata alla metà del secolo scorso nel primo giardino botanico della capitale. Nella piazza antistante è tutto un sordo borbottio di motori: Chrevolet, Buick, Cadillac cariche di turisti sfreccianti in ogni direzione.

Si avvicina l’ora del pranzo, il calore del sole inizia a farsi sentire, così mi faccio portare da un cocotaxi in Plaza Vieja, recentemente ristrutturata. Qui un tempo si teneva il mercato degli schiavi. M’intrattengo in un caratteristico locale, con annessa fabbrica di birra, gustando ottimi spiedini di pesce a un costo decisamente accettabile. La giornata giunge al termine ma non ho ancora respirato l’aria salata del Malecón, il sinuoso lungomare de l’Avana, tra i più conosciuti al mondo.

Concepito dalla fervida mente dell’ingegnere cubano Francisco de Albear, già soprannominato “il signore delle acque” in seguito alla costruzione dell’acquedotto cittadino che porta il suo nome, è il luogo che meglio rappresenta la capitale che più emoziona sia i turisti che i residenti. Gli Habaneros lo chiamano il "balcone della città", ed è il loro punto di ritrovo preferito. Nelle giornate tempestose le onde s’infrangono contro gli scogli e il muraglione del Malecón, invadendo la sede stradale e abbattendosi anche sugli edifici coloniali dai bei colori pastello. È uno spettacolo indescrivibile, per i bambini e per i devoti della Santeria, che leggono nella forza sprigionata dal mare, l’ira di Yemaya, madre della vita e dea dell’acqua.

Il Malecón è anche il luogo preferito da cui godere della frescura del mare e dove passare momenti piacevoli all’aria aperta, ballando al ritmo della musica dei Caraibi e sorseggiando un ottimo bicchiere di rum. Ma è il tramonto il momento più scenografico della giornata, quando gli ultimi raggi del sole colorano di rosso le acque dell’oceano che lambisce le sue splendide spiagge.
Come Playa del Este, raggiungibile dal centro della città in poche decine di minuti percorrendo la via Blanca, che conduce verso una zona marittima di grande bellezza scenica che si estende fino alla città di Matanzas, 100 chilometri più in là.

I capitalisti americani sono rimasti lontani da Cuba per molto tempo ma, in un piccolo villaggio nel nord dell'isola, uno di loro sarà sempre ricordato: Mr. Hershey.
In passato Milton Hershey (1857-1945), fondatore dell'azienda omonima e tra più grandi produttori di cioccolato al mondo, possedeva una piantagione di zucchero a Camilo Cienfuegos, a circa 45 chilometri da L'Avana. Mr. Hershey fece costruire la ferrovia per portare al lavoro da L'Avana a Matanzas gli operai del grande zuccherificio, oggi dismesso e di cui solo le alte ciminiere rimangono a testimoniarne la grandezza tra le vestigia arrugginite delle lamiere.

Salgo sul "tren de Hershey" alla fermata di Guanabo e viaggio con la gente del posto tra binari sbilenchi e piccoli ponti di legno; oggi il treno è utilizzato da gente locale per raggiungere minuscoli villaggi fatti di case di legno e lamiera e circondati dal fango. Si riempie e si svuota quasi ad ogni stazione, le porte restano aperte e il conduttore è obbligato a rallentare ogni volta che qualche mucca attraversa i binari.
La Rivoluzione, a quanto pare, ha anche il potere di fermare il cambiamento.