Dachau: ombre e fantasmi

A cura di: Stefano Maselli , Marco Gesiot

 

Costruito nel 1933 sulle fondamenta di una fabbrica di munizioni in disuso, Dachau è stato il primo campo di concentramento creato ufficialmente dal regime nazista, diventando il prototipo e il modello per gli altri campi che vennero in seguito costruiti in tutta Europa. In totale più di 200.000 prigionieri (di cui oltre 10.000 italiani) provenienti da 30 paesi europei vennero ospitati a Dachau, ma in effetti essi furono molti, molti di più.

Chissà quanti, leggendo la scritta posta sul cancello d'ingresso al campo, si sono illusi che ciò fosse possibile.

All'inizio del 1941 le strutture del campo vennero adibite, oltre che al lavoro coatto, anche allo sterminio vero e proprio: circa 30.000 persone vennero uccise, mentre altre migliaia morirono di fame e di stenti a causa delle condizioni infernali del campo.

Fili spinati, doppie recinzioni e cancelli, per troppo tempo unici testimoni delle atrocità commesse, sembrano creare un abisso tra il campo e il resto dell'umanità

A causa del numero di morti e di uccisioni il numero di forni crematori venne aumentato, dato che l'unico esistente al momento della costruzione del campo non era più in grado di sostenere tale massa di vittime.

La strategia di morte prevedeva per i prigionieri repressioni e vessazioni psicologiche, alimentazione a base di pane ed acqua e duro lavoro al fine di permettere alle guardie un controllo totale degli individui e per scongiurare ribellioni considerato l'elevato numero di prigionieri. La ragione, la volontà e la dignità umana furono annientati.

All'interno del campo vennero costruite anche camere a gas, che tuttavia non vennero mai utilizzate. Non fu necessario metterle in funzione perchè i prigionieri morivano di stenti prima soprattutto a causa delle condizioni estreme e disumane a cui erano soggetti.

Entrando in quelle stanze buie e fredde, si percepisce ancora il silenzio assordante della morte.

Dachau fu anche sede di infami esperimenti pseudoscientifici.
I soliti esperimenti che avrebbero dovuto far conoscere i modi per salvare la vita ai combattenti del Terzo Reich, ma che costarono la vita a centinaia dei suoi oppositori.

Dalle finestre sbarrate dalle grate in ferro neanche la luce del sole riusciva ad entrare, nessun bagliore di speranza raggiungeva i deportati, prigionieri ormai del loro destino.

I prigionieri venivano ammassati nelle 30 baracche del campo che contenevano circa 250 persone ciascuna.
Non è ancora stato possibile stabilire esattamente il numero dei morti di questo campo cui si attribuisce il triste primato di durata e di insopportabilità del regime di detenzione. L'anagrafe del campo ha registrato circa 45.000 decessi, ma questa è sicuramente una cifra irrisoria di fronte alla tragica realtà di Dachau.

Con la liberazione di Dachau si venne pienamente a conoscenza della reale brutalità nazista. L'orrore per le condizioni dei prigionieri portò i soldati americani ad uccidere sommariamente (tramite fucilazione) una ad una tutte le guardie del campo, episodio poi divenuto tristemente noto come il Massacro di Dachau.

Non avevo mai visitato un campo di concentramento, non avevo idea di ciò che avrei provato. Ho cercato di mantenere un atteggiamento che mi permettesse di descrivere il luogo senza far prevalere le emozioni e le sensazioni. Forse non ci sono riuscito!

Il freddo di quelle sbarre ancora mi percorre le ossa.


Il campo venne liberato dalla 45^ Divisione fanteria USA il 29 aprile 1945.

Questa è una breve storia, la storia del campo, ma nessuna parola, racconto, foto o dipinto potrà mai rendere ciò che fu e molto difficile è anche riportare le emozioni che si vivono visitando questi luoghi.

Aggirarsi fra le baracche, osservare le camerate, i forni, ricordare le parole di grandi scrittori e le testimonianze di sopravvissuti non fa che aumentare la sensazione di trovarsi in una fabbrica di fantasmi, il ricordo di tremende angosce, del male supremo. Fantasmi di anime annientate, fantasmi di follia accompagnano i visitatori.

Nelle ombre si nasconderanno per sempre paure che neppure si possono immaginare. Qui aleggia la prova che tentiamo di tenere nascosta nel profondo dei nostri animi: la prova di quanto l'uomo possa essere malvagio, disumano.

Qui e negli altri campi con lucidità e metodo l'uomo ha dissolto l'uomo, uomini hanno annichilito l'umanità.
Dovremo convivere per sempre con i fantasmi creati dalla follia di esseri umani che non solo hanno ucciso ma hanno annullato l'essere; dovremo conviverci e nello stesso tempo sforzarci di non dimenticare mai, non lasciare che l'oblio riporti nel silenzio lo straziante messaggio che essi veicolano.

Ma allora cos'è che rende realmente liberi?
La capacità di saper discriminare il bene dal male, che deriva dall'esperienza allucinante di chi ha vissuto tutto questo.
Ascoltare la voce di coloro che sono sopravvissuti e rispettare il silenzio dei morti!

Per non dimenticare!


…. in ricordo di coloro……

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è
una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo
il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano
il viso da voi.

Primo Levi
Se questo è un uomo