Discovery Israel

A cura di: Paolo Baraldi

Un viaggio in fuoristrada attraverso il deserto del Negev, a sud dello Stato d'Israele.

Lo Stato d’Israele è noto per le sue vicissitudini politiche e per la sua perenne situazione di “guerra interna”. Alcuni stati arabi confinanti non riconoscono infatti la creazione dello stato ebraico. Questa crisi, pur se attenuata rispetto agli anni più “caldi”, persiste tuttora e agli israeliani ebrei, costretti a vivere in continuo stato di allarme, non è concesso di viaggiare in diversi stati arabi. Né i rapporti con alcune nazioni confinanti sono dei migliori. Questo è quello che la maggior parte di noi conosce di Israele ma c’è molto di più da sapere e scoprire.

L’occasione per approfondire le mie nozioni su questo popolo mi è stata offerta dall’amicizia con alcuni fuoristradisti ebrei incontrati negli ultimi anni in Bulgaria per la Balkan Breslau.

Nel mese di novembre del 2014 ho deciso di andarli a trovare per toccare con mano la loro cultura e il loro modo di vivere. Il tutto con un occhio di riguardo al mondo del fuoristrada che, in Israele, è molto apprezzato e praticato.

Le mie guide, in questa incredibile esperienza, sono stati Tsadi Maller, titolare della Rasta 4x4, Capara Adi Shafran, reporter e profonda conoscitrice del mondo off-road israeliano e Ran Setton, esperto fuoristradista.
La mia base è stata l’abitazione di Tsadi Maller situata nel moshav di Kfar Aviv, poco a sud di Tel Aviv, a circa 70 km da Gerusalemme e a 10 minuti di strada dalla città portuale di Ashdod che si affaccia sul Mar Mediterraneo.
Da qui, ogni giorno sono partito in compagnia delle mie guide per andare alla scoperta di questa fantastica terra. Dopo aver visitato il nord e il centro e dopo aver preso coscienza della pratica dell’off-road in questo territorio, non potevo certo ritornare in Italia senza aver conosciuto le aree più meridionali. I miei amici hanno organizzato per me un viaggio in fuoristrada nel deserto del Negev.

Questa regione ha la forma di un triangolo isoscele rovesciato, una superficie di circa 13.000 km², e il vertice nel Mar Rosso. Il Negev è confinante a est con la Giordania, a ovest con l'Egitto e a nord con la striscia di Gaza, le regioni centrali israeliane, e il Mar Morto. Considerato come una risorsa dal Sionismo storico, il Negev è stato oggetto di sviluppo a partire dalla fondazione dello Stato di Israele, con l'insediamento di industrie chimiche a Be'er Sheva, Sdom, Ramat Hovav e Zin, e di sviluppo agricolo lungo la valle dell'Arava che congiunge la depressione del Mar Morto con la costa del Mar Rosso.

Anticamente fu sede delle miniere di rame di Timna, risalenti al periodo del Regno di Israele e oggi meta turistica. L'oculata politica di sfruttamento delle acque ha consentito la creazione di insediamenti agricoli anche in zone più aride. Ne è esempio il kibbutz di Sde Boker, sito nel centro del Negev presso l'antica città nabatea di Avdat, che fu residenza di uno dei fondatori del moderno stato israeliano, David Ben Gurion, anche dopo il suo ritiro dalla vita politica attiva. All'estrema punta meridionale della regione, prospiciente il Mar Rosso, si trova la città portuale di Eilat.

Venerdì 6 novembre ci ritroviamo di buon ora a Gedera, presso la sede della Rasta 4x4, per allestire o meglio caricare i nostri fuoristrada.
Io e Chris Armelin, mio compagno inglese di tante avventure, viaggiamo con Tsadi Maller a bordo della sua bellissima Jeep CJ6 del 1977 con motore AMC 232 cu da 3.8 litri mentre Capara Adi Shafran e Ran Setton sono a bordo di una nuova Rexton W 2.0 Xdi my 2014 con motore diesel da 2000 cc, concessa in prova da Ssangyong Israele per testarla e realizzare alcuni scatti pubblicitari.

Terminati i preparativi partiamo in direzione sud verso Be’er Sheva, il cui nome significa letteralmente "sette pozzi". Be’er Sheva è la più grande città del deserto del Negev, capoluogo del Distretto Meridionale, e spesso chiamata "Capitale del Negev".

Poco prima di raggiungere Be’er Sheva giriamo a sinistra verso Mitzpe Ramon, città fondata nel 1950 in qualità di avamposto militare e utilizzata nel 1951 come campo per i lavoratori impegnati nella costruzione della strada per Eilat. Subito iniziamo a prendere confidenza con il paesaggio del Negev, totalmente diverso da quello dei territori del nord.

Raggiungiamo, ancora su asfalto, Mitzpe Ramon situata su un promontorio alto 800 metri che si affaccia su una grande depressione del suolo nota come Cratere di Ramon. Il paesaggio è unico e fantastico; per noi è un eccitante benvenuto nel deserto del Negev. Il Cratere di Ramon, in ebraico Makhtesh Ramon, ha un'estensione totale di 360 km² ed è una formazione geologica, di natura carsica, unica in Israele e in tutta la regione del Sinai. Dopo una doverosa pausa per ammirare questo spettacolo della natura, riprendiamo l’asfalto ancora per pochi chilometri e capiamo di entrare nel deserto quando Tsadi accosta e abbassa il vetro anteriore del suo CJ. I primi chilometri li percorriamo in una piana circondata da montagne dai colori unici; un paesaggio ammagliante e particolare.

Poi, quasi per incanto, il paesaggio cambia totalmente.
È il segnale che ci siamo inoltrati nel Wadi Nekarot, un profondo canyon che percorriamo come moderni viaggiatori sulla antica Via Carovaniera dell’Incenso. Infatti, lungo la nostra pista non sono mancati degli avvistamenti a rovine di antichi caravanserragli e, vicino al luogo dove ci accampiamo per la notte, scorgiamo una cisterna per la raccolta dell’acqua. Allestiamo il nostro bivacco, molto spartano: un falò e i sacchi a pelo adagiati sul terreno per la notte. Tsadi cucina per noi nella poike, tipica pentola in ferro da mettere nel fuoco, verdure e pollo.

Sabato 7 novembre ci svegliamo di buon ora e dopo l’ormai immancabile caffè turco, riprendiamo la marcia con i nostri fidati 4x4.
Dopo qualche chilometro, lasciamo il Wadi Nekarot e la Via dell’Incenso per salire su un altopiano, dove il paesaggio è ancora una volta diverso e fantastico, per raggiungere le rovine del caravanserraglio di Katsera, sulla Via delle Spezie verso Nabateans.

Qui si gode di una vista indescrivibile sulla sottostante vallata i cui colori, o meglio non colori, bianco e nero, ci regalano alcuni momenti di pura estasi da viaggiatore.

Continuiamo il nostro percorso su una pista inizialmente movimentata per poi scendere di nuovo a valle ed entrare in un nuovo canyon le cui pareti rocciose, con le loro ondulate linee di stratificazione, sono un libro aperto sulla geomorfologia di questa regione. Qui ci fermiamo all’ombra di un grande “Wisdom Tree” per il pranzo. Ran Setton ci cucina la shakshuka, piatto preparato con uova, cipolla, pomodoro, peperoni e spezie. Pur essendo una specialità tipica del Nord dell'Africa, la shakshuka fa parte della tradizione culinaria israeliana, contaminata nel tempo dalle differenti comunità ebree sparse per il mondo. Concludiamo il pranzo con un tè alla menta aromatizzato con alcune piante raccolte direttamente dal terreno.

Riprendiamo la via e usciamo dal canyon per ritrovarci in una vasta landa pianeggiante sormontata da alcune colline bianche. Giungiamo così al moshav di Tzofar, a pochi chilometri dal confine con la Giordania, dove riprendiamo l’asfalto dirigendoci verso il Mar Morto.

Il Mar Morto, in ebraico “Yam HaMelah” ovvero "mare del sale" è propriamente un lago situato tra Israele, Giordania e Cisgiordania, nella regione storico-geografica della Palestina. Si trova nella depressione più profonda della Terra, generatasi nei millenni per effetto dell'evaporazione delle sue acque non alimentate da quelle degli immissari, e per questo molto ricche in sali. Attualmente il livello dell'acqua del bacino superiore è di circa 415 m sotto il livello del mare ma il divario continua ad aumentare. Il livello dell'acqua continua inevitabilmente a scendere, ponendo anche il problema, nel medio-lungo termine, della sua possibile scomparsa..

Spuntato anche il bagno nel Mar Morto dalla nostra lista di cose da fare, riprendiamo la strada per Gedera dove terminerà questo mio fantastico viaggio in Israele dove sicuramente ritornerò presto, accompagnato - come al solito - dalle mie fedeli Nikon D4 e Nikon D800 e dagli obiettivi AF-S Nikkor 16-35mm f/4G ED VR, AF-S Nikkor 300mm f/4E PF ED VR e AF-S Nikkor 18-300mm f/3.5-5.6G ED VR DX.