Fotografa del fuoco

A cura di: Roberta Tudisco

di Roberta Tudisco

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7 settembre 2004… è ancora segreto, i media non lo sanno, "a Montagna spaccau" - la Montagna si è spaccata... è cominciata un'altra eruzione!
Lascio tutto (figlia compresa), arraffo al volo scarponi, giacca a vento, rullini e vado.
In città piove, in quota c'è nebbia… questa volta non sembra facile
Il cuore va a mille… e tremano le mani ed i pensieri…
Sono esattamente 23 anni che questo vulcano mi regala emozioni. E non solo.

L'Etna, è detta "la Montagna" dalla gente del posto non a caso: è femminile, rappresenta "la Grande Madre", dispensatrice di vita e di morte, padrona dei destini, Regina non riconosciuta assisa nel cuore del Mediterraneo, materia vivente manifesta del pianeta. E indice chiarissimo della fragilità e precarietà dell'essere "umano" di fronte alla potenza ed eternità dell'essere "vulcano". Questa disarmante sensazione di finitezza e di limite al cospetto della divinità mi ha costretto ad inginocchiarmi la prima volta che ho raggiunto il cratere centrale, nel settembre del 1981. Da quel giorno il distacco è divenuto impossibile. L'Etna ti lega e le appartieni fino alla fine dei tuoi giorni, non ti consente oblio. Per quanto lontano tu possa andare, i suoi odori ed i suoi colori, la sua energia vorticosa e palpabile ti rimangono nel sangue. Io sono andata via spesso, ho vissuto a Roma e Milano, ho viaggiato molto, ma sono sempre tornata, la magia dell'Etna tra le motivazioni più forti.

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Approcciare questa montagna, questo vulcano, 3500 metri di altezza, richiede molta attenzione e fatica, ma soprattutto timoroso rispetto. Terreno scosceso, fratture, campi di lava, emissioni solforose, esplosioni improvvise, cambiamenti climatici repentini, devi essere pronto a tuttoò. Se però riesci a superare la tua arroganza da homo sapiens, se sei in grado di acuire i sensi più antichi, vedere e sentire e respirare, se sei in grado di immergerti totalmente in questa dimensione della Natura avulsa da spazi e tempi strettamente umani, ti accorgi che i brontolii cupi e profondi, a ben ascoltare, hanno il ritmo di un respiro. Riesci a vedere il suo sangue scorrere tra le pieghe della Terra. Comprendi come cresce, si espande, dando alla luce nuovi "figli" (i vulcani eccentrici) ad ogni eruzione. Dunque VIVE!

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Ed è allora che cominci un dialogo con la montagna. La rispetti, in quanto essere vivente ben più antico e potente, e le parli. La vivi, nei suoi rossi intensi, nei neri cangianti, nelle forme antropomorfe o terribilmente inquietanti della lava rappresa, nelle particelle di energia pura che ruotano nell'aria. La vivi nel fumo che respiri quando ti avvicini ai crateri che, se non lo conosci, potrebbe soffocarti, ma che è diventato odore di casa per me. La vivi nel rumore di tegole rotte della colata che si raffredda o nel suono terrificante dei boati delle esplosioni. La vivi quando ti ricopre di sabbia nera che appesantisce gli scarponi e l'anima. La vivi sopra le nuvole, al tramonto, quando gli altri esseri umani, sotto, sono tutti presi dalle quotidianità consumistiche. E riesci a sentirti benedetto, miracolato, per quella sensazione di pace, per quella solitudine amica, per la natura che ti si offre ignuda e potente, solo perché tu possa ringraziare l'energia che ha creato tutto ciò, compreso te spettatore.

E soffri nel vederla violata in occasione delle eruzioni a bassa quota, "a portata di media", invasa da dozzine di rumoreggianti giornalisti con i loro gruppi elettrogeni, per l'occasione tutti innamorati della Montagna e grandi esperti in vulcanologia… Per fortuna (o per sua volontà?...) l'Etna non erutta sempre in zone ed in modi accessibili a tutti. E soltanto a chi la rispetta veramente, porge dei regali incredibili. Si lascia fotografare come una donna vanitosa, posa e cerca la luce migliore, crea spettacoli-miracoli per chi sa vedere (e non solo guardare). Come quando il cratere di SudEst ha emesso ripetutamente anelli di fumo perfetti, solo per i miei occhi…e per il mio obiettivo. O come quando, molti anni fa, la notte di Natale, ha regalato lo spettacolare inizio di un'eruzione a chi era lì.

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Vivere sulle pendici di questa grande Madre ti consente di avere una visione molto più ampia del senso della vita. E' questa la ragione per cui chi vive qui non ha paura: è già grato di esistere… Ed è una dichiarazione d'amore per questo vulcano.