Fotografare i grandi Parchi Italiani

A cura di: Saul Ripamonti & Simone Stanislai, Agenzia Pixcube - www.pixcube.it

Fotografie di Saul Ripamonti, Simone Stanislai e Lorenzo Shoubridge.


Esercizi Estetici, Tecniche Fotografiche e principi etici.

Fotografare i grandi parchi italiani, rispettandone regole e principi etici, è sicuramente un'esperienza unica nel suo genere ed appagante per qualsiasi fotografo. Un team di fotografi professionisti selezionati e coordinati dall'agenzia pixcube.it, in collaborazione con Nikon Italia, lavora quotidianamente per offrire esperienze di primo livello, garantendo ai partecipanti un'educazione fotografica multiforme, basata su un approccio consapevole, uno sguardo sensibile e una serie di esercizi tecnici volti a costruire una solida base su cui innestare la propria creatività e il proprio gusto. Questi esercizi sono studiati e pensati ogni volta sulla base delle caratteristiche dell’area protetta in cui si andrà ad operare e del momento dell'anno in cui si svolge il workshop.

Il fotografo che si approccia con metodo ed educazione all'ambiente, diventa per noi a tutti gli effetti un "ambasciatore" della sua bellezza e della sua biodiversità. La qualità del suo lavoro non prescinde mai dalla cura e dalla consapevolezza di ciò che incontra e per questa ragione acquista ancora più valore. Nel suo operato è ben accolto dai residenti perchè le sue immagini nascono dal rispetto di valori fondamentali condivisi, valori che sono parte integrante del territorio stesso. È una relazione diretta e sincera. La terra infatti restituisce sempre, in forme e luci diverse, l'impegno e la dedizione spesi nel proteggerla e nell'ascoltarla. Abbiamo un solo Pianeta e di questo siamo coscienti.

Oggi milioni di foto vengono scattate e condivise tra le persone. Lo sviluppo delle tecnologie e delle connessioni, ha comportato una rivoluzione nel mondo della fotografia e della comunicazione: si sono modificati i nostri comportamenti ed il nostro modo di rapportarci con il mondo. In quella che può essere definita una vera e propria "bulimia di immagini" che vengono scattate e consumate ad una velocità incredibile, trova ancora un senso il piacere di scattare per cogliere e preservare l'incredibile varietà di dettagli del mondo che ci circonda e tramandarlo alle generazioni a venire. In questa repentina accelerazione che ha avuto la fotografia nell'ultimo decennio, noi crediamo ancora che valga la pena rallentare e affinare lo sguardo, affinchè resti sempre profondo e mai superficiale.

Inoltre, sfogliando riviste e soprattutto navigando tra siti internet, social media e news, ci rendiamo conto dell'importanza che riveste la qualità e la veridicità delle immagini e dei contenuti che vengono proposti. La superficialità della visione fa sì che spesso abbiano più appeal e riscuotano più successo contenuti che strizzano l'occhio alla moda del momento, fatta di filtri e inquadrature che si ripetono uguali a se stessi. Ma cosa resterà di tutte queste immagini? Diventeranno storia e memoria oppure svaniranno alla stessa velocità con cui aggiorniamo il nostro feed di instagram? E’ giusto allora chiedersi anche cosa possiamo fare con le nostre fotografie e cosa le fotografie possono fare per gli altri.

Come possiamo sviluppare un nostro gusto personale che sia in armonia con la realtà che osserviamo e che non ne restituisca un simulacro posticcio? Come possiamo muoverci in questi ambienti naturali e protetti senza contaminarli? Quali principi etici è giusto osservare e rispettare? Quali sono le fotografie che sfideranno il tempo e magari verranno stampate? Come documentare il territorio ed i paesaggi cercando di fornire una visione originale e non standardizzata? E quali tecniche fotografiche sono consigliate a tal fine e quale riflessione deve compiere il fotografo che si approccia a questo genere di immagini?

In questa edizione ci poniamo come obiettivo quello di sviluppare concetti ed idee che possano fare da trait d'union tra queste nostre domande. Consideriamo sempre un valore aggiunto e un aiuto per noi il poter ascoltare i pensieri raccontati da chi vive il territorio, che divengono il sottofondo su cui impostiamo una serie di esercizi tecnico-fotografici, il tutto con lo scopo di coniugare sempre la parte esperienziale della fotografia di viaggi e documentaria alla tecnica vera e propria. Per formare persone in grado di camminare con passi attenti nel territorio di oggi e per tramandare questo insegnamento alle generazioni che verranno.

Portiamo con noi tre concetti che sono diventati quasi un mantra, un credo a cui ci atteniamo sempre. Perché chi si approccia con metodo ed educazione a questo genere fotografico è innanzitutto un ambasciatore, capace di infondere nel suo lavoro qualità e unicità, ben accetto dagli abitanti del territorio e in grado di muoversi in sintonia con l'ambiente naturale. Ecco i nostri tre principi cardine:

1. “Che le tue immagini siano lo specchio del tuo cuore”. La vita si svolge sotto i nostri occhi e noi ne siamo parte integrante. Nella frenesia che caratterizza la società odierna, l'unico vero modo per essere “originali” è fermarci ad ascoltare e mettere in comunicazione il mondo esterno con la nostra interiorità. Quindi, prima ancora di scegliere il mezzo da utilizzare per fare le vostre foto, che sia una reflex, una mirrorless o un telefono, per diventare un buon fotografo è fondamentale imparare ad ascoltare ed ascoltarsi, cercando di vedere il mondo con amore e apprezzando le piccole grandi cose della vita. Solo con il cuore ben predisposto avrai la possibilità di sperimentare quella speciale connessione che metterà “sulla stessa linea mente, occhi e cuore” per dirla alla Cartier-Bresson. In caso contrario le tue immagini, seppur tecnicamente perfette, risulteranno fredde e impersonali. Sviluppare un proprio gusto personale, documentandosi per produrre qualità ed autenticità è un lavoro che col tempo diventa naturale, ma spesso non è il vero punto di partenza. Non importa quale sia lo stile in cui ti cimenti, l'ottica preferita, il soggetto prescelto. Quando segui il cuore, la tua produzione è unica. Il cuore ti porta a cogliere il tuo desiderio più profondo e la bellezza che viene prodotta arriva direttamente dalla parte che ama. Non scatti più per essere amato, ma lo fai per te stesso. Essere fotografo significa anche non cedere alla vanità. Non è un caso, infatti, che molti dei grandi fotografi del secolo scorso abbiano vissuto vite modeste ma piene di emozioni e di storie da raccontare.

2. “Che le tue immagini siano lo specchio del tuo cuore”. senza mai dimenticare che non è corretto manipolare soggetti, fauna e habitat per il gusto di scattare e di “catturare” un istante memorabile. In altre parole, la Terra viene prima di tutto il resto. Anche di un'immagine sensazionale ma che è stata realizzata senza rispetto. Possiamo avvicinarci e favorire il nostro punto di ripresa, ma bisogna farlo limitando al minimo l’impatto ambientale. È consigliabile documentarsi sulle norme che regolano la fruizione al pubblico delle aree protette, anche richiedendo copie del regolamento all’ente che gestisce il Parco. Conoscere comportamenti ed abitudini della fauna del territorio è un grande punto di partenza per ottenere immagini migliori e più naturali..

3. “Nella Post produzione, prediligiamo modifiche che non alterano la rappresentazione della scena”. Sono quindi consigliate tecniche di Digital Darkroom non invasive, da modulare nel rispetto dei parametri di luminosità, contrasto, color balance, con l'intento di valorizzare ed esaltare le caratteristiche intrinseche della scena. Spesso infatti, concentrandosi su risultato finale d'effetto, si tende a perdere l'onestà di uno sviluppo che restituisca l'equilibrio generato dall’interazione tra gli elementi naturali del paesaggio, non solo quelli manifesti, ma anche e soprattutto quelli più nascosti, come il linguaggio delle forme, l’ora del giorno, la posizione del fotografo rispetto alla luce. Tutti questi elementi naturali sono per noi i principali convogliatori di emozioni e sentimento e dobbiamo tenerne di conto sia quando rivolgiamo la nostra attenzione verso soggetti animati che quando ci confrontiamo con il paesaggio. Ogni piccolo elemento e dettaglio merita di esser considerato, dal momento che è unico, irripetibile e quasi sempre è la forza su cui bisogna lavorare.

FOTOGRAFARE LE AREE PROTETTE. Valorizzare e Raccontare un Territorio

Esercizi di Stile: 1A Equilibrio formale e 1B Composizione

Tecniche: Inquadrature (che non modificano la realtà) e Sfocature (che alterano la realtà, sviluppandone la percezione, senza perdere l’equilibrio).
Per facilità di comprensione questa sezione sarà accompagnata da immagini di un solo parco naturale, quello del Delta del Po Emilia Romagna.


Ogni grande fotografia è composta da quattro elementi chiave: il soggetto, la composizione, l’illuminazione e ovviamente, l’attimo in cui viene scattata. Prima di parlare della composizione fotografica e di mostrarvi alcune immagini, è fondamentale in questo contesto sottolineare che quando si parla di equilibrio non si deve unicamente pensare a quello che cerchiamo di ottenere con la composizione fotografica, ma anche a quello altrettanto necessario tra uomo e natura, tra fotografo e soggetto ritratto.

Tutto è diventato fotografabile, “la gente non guarda più” scriveva Luigi Ghirri, il tempo del vedere è diventato quello che si limita a scorrere sulla superficie delle cose e nonostante tutto sia mostrato, replicato, ostentato e abusato in pochi sono capaci di scendere in profondità.

Fotografare le Aree Protette ci permette il lusso di voltare le spalle ai rumori delle città e a questo “consumismo” delle immagini, alimentando quel sano desiderio di scoprire, camminare, esplorare, meravigliarci che è innato in tutti. Fotografando si può tornare alla Terra, recuperando quell'antico modo di vedere il mondo che ci induce a passi lenti intorno alle cose, per meglio conoscerle. Solo così si può approfondire la nostra visione, renderla personale, unica e svelare i dettagli nascosti che rendono certi luoghi o certi momenti speciali.
Fotografare i Parchi ci permette di praticare ed esercitare una fotografia che vuole relazionarsi con gli spazi senza cercare sensazionalismi o tecnicismi esasperati, in un ritorno al silenzio e alla concentrazione, in una ricerca quasi mistica di qualcosa che non c’è più o che semplicemente abbiamo perso di vista e disimparato a conoscere.

La luce spesso è la nostra guida, che indica o nasconde: noi, percorrendo i sentieri, ci impegnamo con tutti i sensi nel riconoscere quel “genius loci”, quello spirito del luogo, che rende un paesaggio riconoscibile da chi lo abita e che lo fissa nella memoria di chi lo percorre per la prima volta. Il genius loci si manifesta come collocazione, configurazione spaziale, e articolazione caratteristica e questi aspetti sono sia gli oggetti dell’orientamento e dell’identificazione umana che quelli della composizione fotografica.

Ogni elemento in un’immagine ha una certa quantità di valore rispetto a tutti gli altri elementi. Ogni tono, massa, forma, albero, figura, edificio, linea o ombra contribuisce a una certa quantità di peso che deve essere sistemata correttamente nella composizione per dare l’impressione di equilibrio. Il posizionamento del soggetto all’interno dell’area dell’immagine è un fattore che deve essere attentamente considerato. La composizione lavora proprio su questo, attraverso diverse regole o strumenti.

Uno degli strumenti pratici più utilizzati dai fotografi è la cosiddetta “Regola dei Terzi”. Consiste nell’immaginare che l’inquadratura sia divisa in nove sezioni uguali, grazie a due linee verticali e due orizzontali, per disporre il punto focale dell’immagine in uno dei punti di intersezione di queste linee immaginarie.
Se vi sono altri elementi di interesse, anche questi vanno posti secondo la regola dei terzi e, allo stesso modo, è consigliabile allineare l’orizzonte alla linea orizzontale più bassa o più alta. Seguendo questa regola è possibile dare alle immagini un equilibrio efficace, rendendole allo stesso tempo piacevoli allo sguardo.
Gran parte delle fotocamere offrono la possibilità di visualizzare una griglia dei terzi in sovraimpressione nel mirino o sullo schermo lcd prima di poter scattare.

Se si considera invece il solo asse centrale dell'inquadratura, si parla di Equilibrio Simmetrico o Formale, condizione in cui gli elementi posti su entrambi i lati dell’immagine rispetto al fulcro hanno peso equivalente.

Chiaramente, ci sono molti altri fattori da considerare parlando di composizione e sarebbe impossibile esaurirli tutti in questo spazio. Non a caso esistono numerosi manuali fotografici che si occupano anche solo esclusivamente di questo importante aspetto. Io vi posso dire che l'esperienza sul campo e l'esercizio della consapevolezza fotografica ci allena a riconoscerli e organizzarli quasi istintivamente quando inquadriamo. Qui di seguito ne menzionerò alcuni:

  • Un oggetto lontano dal centro dell’immagine sembra avere più peso di uno vicino al centro.
  • Gli oggetti nella parte superiore di un’immagine sembrano più pesanti di oggetti della stessa dimensione nella parte inferiore di un’immagine.
  • L’isolamento sembra aumentare il peso di un oggetto.
  • Gli oggetti molto interessanti sembrano avere più peso compositivo.
  • Le forme regolari sembrano avere più peso rispetto alle forme irregolari.
  • Gli elementi sul lato destro di un’immagine asimmetrica sembrano avere più peso rispetto agli elementi della stessa dimensione sul lato sinistro dell’immagine.
  • Le direzioni in cui figure, linee e forme sembrano muoversi all’interno dell’area dell’immagine sono importanti per bilanciare la composizione e dare dinamismo all'inquadratura; per esempio, una strada conduce lo sguardo verso una direzione, un soggetto può muoversi verso una direzione, la forma di qualche elemento può creare la sensazione di movimento in una certa direzione. Quando la sensazione di direzione è presente all’interno di una scena, questa tende a sovvertire l’equilibrio dei soli soggetti.
  • Colori diversi hanno pesi diversi ed è per questo che si è soliti parlare di “equilibrio tonale”. Solitamente i colori più luminosi sono più pesanti dei colori neutri, motivo per cui un tocco di colore all’interno di una fotografia può facilmente bilanciare una scena che altrimenti sarebbe troppo sbilanciata su un lato.

Vediamo alcuni esempi concreti:

Esercizio 1A – Equilibrio Formale Statico
Luogo: Parco Delta Po Emilia Romagna
20mm f/1.8G ED; diaframma 8; tempo: 1/30; iso 250

Un classico esempio di Equilibrio Simmetrico, dai rimandi Ghirriani. E' l'alba, la strada percorre l'asse mediano dell'inquadratura perdendosi all'infinito. Una serie di diagonali costituite dalla linee dei campi, dalle porzioni erbose, dalle strisce sull'asfalto fanno convergere lo sguardo nella medesima direzione. Secondo la regola dei terzi, la linea dell'orizzonte si posiziona sul terzo inferiore. Tutto è disteso, placido, in una calma surreale dove si attende che qualcosa accada. Sullo sfondo si intravedono alcuni casolari tipici del paesaggio Emiliano. Il cielo aggiunge leggerezza e respiro, è volutamente poco carico, tenue e delicato e si apre proprio in corrispondenza della parte alta del fotogramma. Le crepe sull'asfalto, oltre ad essere parti integranti della composizione, “crepano” per così dire anche il fotogramma mettendoci in comunicazione con un sottofondo invisibile su cui si poggia l'intera immagine.

Esercizio 1A: Equilibrio Formale Dinamico
Luogo: Parco Delta Po Emilia Romagna
24-70 mm f/2.8G ED a 35mm; diaframma 8; tempo: 1/1600; iso 640

Dall'Equilibrio Simmetrico della foto precedente, ci inoltriamo nei meandri dell'Equilibrio Dinamico. La fotografia sembra apparentemente simmetrica, ma innanzitutto, le sponde degli argini non sono identiche, la situazione di luce che le colpisce è diversa e soprattutto, i soggetti che si muovono sulla linea dell'orizzonte sono in numero dispari. Due fotografi si muovono da sinistra a destra, seguendo la direzione dello sguardo in auge nel mondo occidentale, quella tipica della lettura. Sulla sinistra, un terzo fotografo, fermo, guarda verso di loro. L'Equilibrio in questo caso è dato dal compensarsi di questi movimenti e dall'esatta posizione in cui sono stati “congelati” i soggetti: un metro in più o un metro in meno avrebbero fatto venire meno questa speciale condizione. La linea dell'orizzonte è sul terzo superiore. Lo specchio d'acqua diventa uno spazio negativo che valorizza e da sapore alle porzioni terrestri. C'è un senso di sospensione che è lo stesso che si percepisce quando ci si affaccia sul territorio del Delta del Po.

Esercizio 1A: Equilibrio Formale Dinamico
Luogo: Parco Delta Po Emilia Romagna
24-70 mm f/2.8G ED a 24mm; diaframma 8; tempo: 1/250; iso 200

Rispetto alle immagini precedenti, qui sicuramente c'è più dinamismo. Le due sponde del canale in primo piano hanno innanzitutto vegetazione diversa: a sinistra, con fronde che salgono verso l'alto, a destra, con estremità secche adagiate verso il basso. I toni di colore creano contrasti che bipartiscono ulteriormente il fotogramma ma che allo stesso tempo si amalgamano e costituiscono una palette di colori coerente. Il canale percorre il fotogramma dal vertice in basso a sx fino alla porzione in alto a destra, dove si bipartisce ulteriormente in due movimenti nei quali confluiscono le aree laterali. Elemento cardine della composizione, fulcro ed equilibrio, il trave di legno che connette destra e sinistra, dando un senso di solidità alla parte bassa dell'inquadratura. Da quel punto procedendo verso l'alto invece, si fa strada un movimento sinuoso che invita al respiro e allo sciogliersi di tutte le tensioni tra gli elementi.

Esercizio 1B: Composizione
Luogo: Parco Delta Po Emilia Romagna
70-200mm f/2.8G a 100 mm; diaframma 2.8; tempo: 1/250; iso 100

La composizione di questa immagine è studiata per valorizzare il gesto: le mani del pescatore che sistemano la rete da pesca, legandola con una corda. Volutamente si è scelto di escludere il volto del soggetto, per dare ancor di più risalto al dettaglio. Non c'è niente che si conclude in questa inquadratura: la rete prosegue oltre il bordo inferiore, le braccia e il corpo oltre quello superiore, creando una situazione aperta, dinamica pur nella sua connotazione di “attimo fermato” e salvato dall'eterno fluire del tempo. Le macchie sulla felpa di pile parlano del lavoro del pescatore, pur con delicatezza. La focale scelta, il 70-200, permette allo stesso di isolare il soggetto, grazie all'utilizzo di un diaframma aperto (f/2.8) ma anche di compattare i piani, trasformando lo specchio d'acqua sullo sfondo in uno spazio negativo neutro che contestualizza l'azione. Un dettaglio che parla per l'insieme e che accostato ad altre immagini può raccontare un territorio, comunicando anche profumi, odori, sensazioni tattili, atmosfere, temperature.

Esercizio 1B: Composizione
Luogo: Parco Delta Po Emilia Romagna
Nikon d750 + AF-S Nikkor 24-70mm f/2.8G ED a 70 mm; diaframma 4; tempo: 10”; iso 100

L'equilibrio può essere costituito anche da pochi elementi, togliendo tutto ciò che non è necessario e tenendo solo l'essenziale, come in questa fotografia. Qui si racconta un'attività: quella della pesca con i “bilancioni”, tipici capanni da pesca con rete a bilancia, utilizzati dai pescatori presso le zone di cattura fluviali, vallive, lagunari o costiere dell'Emilia-Romagna. Il soggetto, la rete da pesca con il suo sistema di tiranti e contrappesi, entra nell'inquadratura da destra e resta sospesa, senza toccare l'acqua. Il tempo di scatto lungo, di 10”, ha permesso di “lisciarne” la superficie e di aggiungere un'intenzionale sovraesposizione che annulla il confine tra cielo e terra. Il copertone, di forma circolare, lascia intuire il suo peso specifico e diventa l'elemento in grado di bilanciare la forza compositiva dei bracci e della rete, in quest'immagine minimale che si fa apprezzare anche per la sua apparente semplicità. Il trattamento in bianco e nero elimina ulteriori informazioni costringendo l'osservatore a concentrarsi sul “poco che c'è”.

Esercizio 1B: C

Metodi di pagamento: