Iorestoincam, il progetto fotografico nato durante il lockdown

A cura di: Carlotta Domenici De Luca


Il silenzio. È stata questa la prima constatazione che ho fatto quando, il 9 marzo scorso è stato proclamato il lockdown. Un silenzio carico di paura, incertezza e solitudine.
Sono una fotografa professionista dal 1997 e da allora ho sempre lavorato a contatto con le persone, prima nello sport, con le manifestazioni agonistiche, poi nel teatro. Il contatto, gli sguardi, gli abbracci per una gara ben riuscita, per uno spettacolo che deve andare in scena: sono stati questi il “tessuto” della mia carriera. Ho sempre pensato, nonostante sia una outsider, che questi gesti fossero alla base di quella forza di cui é fatta un'immagine.


Non siamo abituati a vivere segregati, non è nella nostra natura. La sera prima che questa drastica decisone fosse presa, chiamai in video mio padre e mentre entrambi in modo preoccupato commentavamo le varie notizie, gli scattai un ritratto. L’idea era nata il giorno prima, parlando con un amico prestigiatore. Volevamo fare degli esperimenti in videochiamata. Ho sempre avuto una certa avversione per le foto agli schermi, ma quella sera, complici anche la preoccupazione e la voglia di far passare il tempo, decisi di mettermi alla prova.


La prima serie di scatti è stata fatta su Skype. Non mi trovavo molto bene per la poca definizione che i computer hanno in videochiamata. Le principali difficoltà erano: dover trovare il tempo giusto per migliorare una definizione scadente, controllare il mosso e, cosa più importante, far sparire le interferenze dello schermo.



Sono partita con un tempo breve, ma poi ho deciso di lavorare con il tempo e il diaframma principi del ritratto ossia 1/125 s e f/5.6, e con gli Iso a 1250. Trattandosi inoltre di un reportage, ho utilizzato il bianco e nero in un modo forse non proprio convenzionale. In alcuni casi ho infatti aggiunto dei dettagli colorati. Purtroppo l’incisione delle immagini è stata condizionata anche dalla qualità della connessione Internet. Le prime foto sono venute abbastanza bene, ma dopo aver fotografato 10 persone, mi sono accorta che sarebbe stato più facile utilizzare il cellulare e WhatsApp per una definizione nettamente superiore.

Ho iniziato a pensare come creare questo racconto e parlando con un amico scrittore e autore, è nato il nome di questa avventura “#iorestoincam”, semplice, conciso e reale. #Iorestoacasa è stato l’hashtag che ci ha accompagnati dai primi giorni di lockdown, #iorestoincam è invece una dichiarazione: io resto attiva in casa, con la mia macchina fotografica. Ho sentito una vera e propria necessità. Mi rendevo conto giorno dopo giorno che tutti i miei colleghi, incluso il mio compagno Carlo, stavano raccontando l’isolamento attraverso piazze vuote, misure di sicurezza e ospedali, ma nessuno parlava dei resilienti chiusi nelle loro case. Inoltre era lampante il fatto che noi fossimo legati a doppio filo con la tecnologia che accorciava le distanze ma che ci teneva quasi imprigionati.

Così ho deciso di creare un vero e proprio “staging”, un set in cui il telefono fosse appoggiato sul computer, la tastiera un palcoscenico, lo schermo un sipario.“Rinchiuso” nell’immagine del cellulare , “l’attore” regala un momento della sua vita, un attimo intimo o folle o dinamico, o disperato, il suo personale e unico modo di essere!


Il mio viaggio virtuale è iniziato a Roma con una media di 30 “shooting" al giorno. In ogni videochiamata avevo la cura di parlare e condividere il mio stato d’animo. Si sono create vere e proprie amicizie. Ogni persona aveva piacere di darmi il contatto di un amico, un parente, un amore. Sentivano la necessità di raccontarsi, di dire “urlando“ metaforicamente un: “Io ci sono”.

Nel giro di tre settimane, il numero dei partecipanti era cresciuto enormemente. Seguendo le notizie mi sono accorta che non potevo rimanere chiusa nei confini italiani. La mia “finestra digitale” doveva darmi l’opportunità di affacciarmi su realtà internazionali. E così è stato. Parlo tre lingue, inglese, francese e spagnolo. Grazie a questo ho potuto davvero raccontare la pandemia e la sua forza, spaventosa e distruttiva. Nonostante faccia la fotografa da più di 20 anni, ho dovuto allenare la mente e organizzare il lavoro in modo preciso ed efficace. Per essere connessa, ho creato dei profili Facebook (Carlotta Domenici De Luca e (iorestoincam) e Instagram (carlottaddl e iorestoincam) e il sito ufficiale www.iorestoincam.it.
Per creare un progetto che avesse delle caratteristiche simili a ciò che stavamo vivendo, ho deciso di mantenere tempo, diaframma e Iso uguali per ogni persona fotografata.
La mia macchina è una Nikon D750 e l’ottica un Nikkor 24-120mm f/4.
Ho cadenzato il lavoro in giornate e a oggi, 114° giorno, ho fotografato più di 750 persone in varie parti del mondo.


Cosa c'è nella Borsa di Carlotta Domenici De Luca?

Nikon D750
NIKKOR 24-120mm f/4