Islanda Ovest: dai Fiordi Occidentali all’isola di Flatey

A cura di: Valeria Castiello

Con questo reportage voglio portarvi nella parte più remota e meno popolata d’Islanda: i Vestfirðir, a noi noti come “fiordi occidentali”. Questa penisola a forma di chela di granchio racchiude la natura più selvaggia, spettrale e commovente dell’isola e lo spirito più profondo del popolo islandese, con piccoli villaggi di pescatori ancora legati a stili di vita tradizionali, storie di dura vita nell’Artico, isolamento e silenzi.

Nei fiordi dell’Ovest si legge la storia geologica del Paese: insenature plasmate da torrenti glaciali, montagne e scogliere a picco sull’Oceano; una natura aspra e terribilmente viva.
L’Islanda è il paradiso dei fotografi, si sa, ma spesso si cade nella trappola di voler replicare foto tutte uguali in posti notoriamente fotogenici. Per sfuggire a questa tentazione malsana, un lento on the road in questa remota zona dell’isola è quello che ci vuole: sia per trovare soggetti nuovi che per scattare foto in completa solitudine.

Islanda Ovest © Valeria Castiello

Qui vi è anche uno dei luoghi meno visitati d’Islanda, ovvero la costa di Strandir. Questo angolo dell’isola, dove nel 1600 venivano messi al rogo gli stregoni, oggi è popolato principalmente da uccelli marini e da qualche fuggevole volpe artica. Sì, i fiordi Ovest sono la patria di questo animale, unico mammifero autoctono d’Islanda. Le più comuni sull’isola sono grigio scuro, tuttavia ce ne sono alcune che hanno una variazione stagionale del pelo e d’inverno diventano completamente bianche!

Un signor tele-obiettivo come il Nikon 70-200 mm f/2.8 VR è stato il mio miglior alleato per fotografarle, ma anche per catturare case di pescatori, tetti in torba e le onnipresenti pecore islandesi, che spariscono dalla vista solo nella stagione più fredda, quando vengono riportate negli ovili.
Ho montato il grandangolo Nikon 14-24 mm f/2.8 soprattutto per immortalare le cascate, altro vanto dell’Islanda: questi monumenti d’acqua non fanno parlare di sé per dimensioni o per sterili record, ma per la loro bellezza primordiale, capace di toccarti nel profondo.

Islanda Ovest © Valeria Castiello

Islanda Ovest © Valeria Castiello

Chi, come i fotografi, ha occhi per vedere, nei fiordi Ovest potrebbe rimanere in eterno, ma in una settimana mi sono comunque riempita gli occhi di meraviglia (qui l’itinerario).
Dopo questo arrivederci, ho preso il traghetto da Brjánslækur per dirigermi alla volta di un’altra perla d’Islanda poco conosciuta: l’isola di Flatey.

Islanda Ovest © Valeria Castiello

Islanda Ovest © Valeria Castiello

L’isola di Flatey, Islanda Ovest

"Ci sono solo due cose al mondo impossibili da contare: le stelle nel cielo notturno e le isolette rocciose della baia di Breiðafjörður"

L'unico lembo di terra abitato di questo gruppo di isole è Flatey, un posto onirico che si affaccia sul Mar di Groenlandia. Abitato si fa per dire, visto che parliamo di un paio di residenti fissi in inverno e di circa un centinaio di anime in estate, tra cui forse 6-7 turisti stranieri. E pensare che all’inizio della colonizzazione (870 d.C.) aveva ben 300 abitanti! Naturalmente erano tutti allevatori e pescatori.

In sette ore ho percorso tutti i suoi 2 km di lunghezza e i suoi 500 metri di larghezza, imbattendomi in numerose pecore islandesi e in un’abbondante avifauna. In piena estate, oltre alle sterne artiche, si vedono anche i puffin, ma a fine agosto era già tardi per questi simpatici uccelli dal becco arancione. In un silenzio assordante è possibile ammirare coloratissime casette degli inizi del XIX secolo e pescherecci arenati che costituiscono un’occasione fotografica imperdibile, oltre che una testimonianza delle attività del luogo.

Flatey, Islanda © Valeria Castiello

Flatey, Islanda © Valeria Castiello

A Flatey non esistono macchine. C’è solo una strada sterrata, una chiesa con relativo cimitero, un hotel ristorante e la più antica biblioteca d’Islanda, che conserva una copia del manoscritto medioevale Flateyjarbók. I manoscritti islandesi non saranno fotogenici quanto una cascata, ma rappresentano pur sempre la cultura del luogo, tassello indispensabile per raccontare al meglio una meta.

valeriacastiello.com

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AF-S 17-24 mm f/2.8 - AF-S 24-70 mm f/2.8 - AF-S 70-200 mm f/2.8 VR