Kenya

A cura di: Marianna Santoni , Davide Vasta

Il primo viaggio in Africa, il primo safari: otto giorni in tutto.

Già dall'aereo prima ancora di scendere e di poter dire di essere stata in Africa, guardo dal finestrino e vedo il contrasto delle strade rosse che tagliano tutto quel verde. Un rosso-arancio pazzesco. Mi dico che l'Africa è rossa. E che le mie foto dovranno dirla questa cosa.

Poi inizia il viaggio vero e proprio.
E una volta dentro vengo rapita da un ritmo diverso sulla vita e gli avvenimenti e ad ogni momento prendo sempre più consapevolezza di una cosa che mi viene detta da un kenyota proprio in quei primi giorni: "Voi avete gli orologi. Noi abbiamo il tempo".

Come altrove, anche in Africa il senso del viaggiare è il viaggiare stesso e non l'arrivare. Per le strade. Inizio a guardare fuori dal finestrino e la mia fotocamera è lì come un filtro rassicurante tra i miei occhi e l'Africa.
Le strade sono disconnesse, dentro il furgoncino traballa tutto, e un po' anche dentro di noi. Fuori è un alternarsi continuo ma rarefatto di persone e colori. Le case sono molto piccole e ogni aspetto della vita quotidiana è vissuto all'aperto, in condivisione.

Il mio primo lavoro inizia dal furgoncino in movimento.

Marianna Santoni

Mi focalizzo sulle donne per la strada.
Sulla loro accezione più quotidiana di lavoratrici e di madri.
E di come lavorano e vivono la maternità lungo le strade.

Ho con me una Nikon D700. Per le foto dal furgoncino alterno due obiettivi il 24-120 mm 3.5-5.6 il 70-200 mm 2.8, per fortuna stabilizzatissimo che mi permette di seguire i soggetti da lontano e di continuare a seguirli anche quando sono vicinissimi...
… pur nei sobbalzi continui dovuti alle condizioni delle strade.

Marianna SantoniMarianna Santoni

Inizio a scattare quello che vedo dal finestrino. Da fotografa la prima cosa che mi colpisce è il chiarore abbagliante ovunque.
La D700 è perfetta per molti usi fotografici, ma nel reportage è la regina.
È leggera, maneggevole, con un accesso facile e veloce a tutti i menu. Perfino alle temperature tropicali non sembra mai entrare in crisi.
Assolutamente sincera nell'immortalare la realtà, grazie sia alla notevole fedeltà cromatica del sensore sia alla definizione delle sue ottiche.
La risoluzione di 12 Megapixel su un sensore full frame FX mi permetterà di ottenere stampe di qualità a qualunque formato, oltre che scattare liberamente in NEF, senza intasare continuamente le card, soprattutto in quelle situazioni dinamiche che richiedono scatti in sequenza.

Per le foto sulla strada, dopo un po' di tentativi, mi stabilizzo anche io, impostando la fotocamera in modo da mettermi al riparo da tutte le principali problematiche. In condizioni di luce costante, senza nuvole passeggere o alberi con ombre stroboscopiche, imposto la fotocamera in manuale, per poter approfittare di un'uniformità negli scatti che velocizzerà radicalmente i tempi di post-produzione. In situazioni di luce meno costante invece mi rifugio su un diaframma 6.3: mi aiuta ad avere una profondità di campo ragionevolmente sicura, per evitare lo sfocato in situazioni troppo traballanti. Un tempo di scatto di 1/1250 riduce invece “qualunque” rischio di mosso, nonostante i rimbalzi continui del furgone. Infine, utilizzo la preziosissima funzione ISO Auto, che si preoccupa di compensare rapidamente l'esposizione nei passaggi repentini tra ombre e sole, alzando e abbassando i valori automaticamente.

Marianna Santoni

Inizia il safari.
La natura domina su tutto. Qui gli ospiti siamo noi.
Per la prima volta vedo cieli così grandi al punto che le nuvole in lontananza appaiono minuscole. Vedo tanti animali liberi in tutti i sensi. Vedo i Masai: mi concentro sui loro oggetti, simbolo della loro vita di artigiani e cacciatori. E sulle scarpe, naturalmente - dopotutto sono una donna - soprattutto per la loro particolarità di avere il davanti e il dietro e la destra e la sinistra uguali, per non lasciare mai impronte che facciano capire la direzione in cui vanno.

Uso la D700, montando un obiettivo 400 mm 2.8.
Niente zoom. Peccato di gioventù. Un fotoreporter abituato ai safari non avrebbe mai fatto un errore simile. Il problema è semplice, non avevo calcolato due fattori. Innanzitutto non posso avvicinarmi ai leoni, senza risultare innegabilmente un bel banchetto per loro.
In secondo luogo nel parco Tsavo (dove ci troviamo) non è possibile fare fuori strada...
Per cui non c'è verso di inquadrare la scena a mio piacimento.

Marianna SantoniMarianna Santoni

Frustrata a sufficienza... escogito due soluzioni: quando la posizione del soggetto ce lo permette, con la paziente complicità della nostra guida, cerchiamo di utilizzare il furgoncino come uno grande zoom, muovendolo avanti e indietro.
In altri casi, quando il soggetto è troppo vicino (e il 400 mm mi concede solo inquadrature claustrofobiche) faccio diversi scatti parzialmente sovrapposti della scena, delegando poi alla post-produzione il montaggio panoramico. Questa tecnica mi permette di non cambiare continuamente le ottiche e, soprattutto, di ottenere in post-produzione scatti ad altissima risoluzione.

Per ridurre al minimo il rischio di trovarmi con tutte le card piene sul più bello, ho anche un MacBook con me sul furgone, sul quale scaricare simultaneamente le foto in fase di scatto direttamente in Savana con l’aiuto di Davide Vasta e del modulo wireless Nikon WT-4. Utilissimo sia per il backup istantaneo degli scatti, sia per visionare bene le immagini sul campo e aggiustare il tiro strada facendo.

Marianna Santoni

L'ultima parte del viaggio è sulla costa.
Qui a dominare su tutto non è più la natura, ma il turista. 
Il colore costante non è più quello rosso della terra, ma l'azzurro del mare.

L'atmosfera è del tutto goliardica e festosa. Ogni angolo di costa appare come parte di un gigantesco villaggio turistico, dove i beach boys, calamitati verso ogni occidentale, assediano letteralmente i turisti proponendo servizi di ogni genere: dalle visite guidate ai massaggi, dall'artigianato locale alle grigliate di pesce sulla spiaggia. Perfino i Masai qui sulla costa smettono di essere cacciatori, per diventare eroi addobbati a festa per il piacere dei turisti.

Marianna SantoniMarianna Santoni

Il divertimento aumenta quando in diversi momenti del giorno, i kenyoti si godono lo spettacolo dei turisti sprovveduti, che corrono con l'acqua alle ginocchia, mentre cercano di riavvicinarsi alla costa dopo che l'alta marea li ha colti di sorpresa.
Imperante è il contrasto tra la vecchia generazione di pescatori, silenziosi e schivi, e i giovani in cerca di fortuna sulla costa.

 

 

Marianna Santoni
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