Luce e polvere – immagini e storie dalle savane dell’Africa Orientale

Ci sono luoghi, situazioni ed emozioni a cui non puoi resistere. Come quelli che ti regala l'Africa, le sue savane e gli animali che le popolano. Sognavo quei posti da quando avevo tre anni. La vita poi mi ha permesso di conoscerli e viverli sempre più a fondo. Fino a quando è nato il libro fotografico “Luce e polvere”.

È una fresca sera di fine luglio del 1982. Sono nella sala d'attesa dell'aeroporto internazionale di Nairobi, in Kenya, seduto su una panchina davanti al cancello d'imbarco per il volo Nairobi - Roma, con i miei genitori. Il mio primo viaggio in Africa è terminato, un safari meraviglioso dalle paludi e praterie di Meru National Park, attraverso la boscaglia di Samburu, i laghi della Rift Valley, per finire nelle savane sconfinate del Maasai Mara e Amboseli. La mia passione per gli animali africani risale a quando avevo tre anni. Nella mia stanza alla periferia di Milano, in Italia, trascorrevo giornate intere a sognare e disegnare distese d’erba gialla, cieli blu e nuvole bianche, alberi solitari e dozzine di animali che vivevano insieme in armonia.
Ora, l'altoparlante annuncia che è il momento di imbarcarsi. Siedo accanto al finestrino e l'aeroplano, un vecchio Boeing 707 della Kenya Airways, rulla verso la pista. Sento i motori dare potenza, prendiamo velocità fino a che l'aereo si stacca da terra. Fuori è quasi buio, si scorgono solo pochissime luci brillare nella pianura, i profili delle colline si intravedono appena. Guardo l'Africa allontanarsi sotto di noi e mi viene da piangere. Provo una malinconia indefinibile.

 

 

Diciotto anni dopo, mi laureo in Economia delle Istituzioni Internazionali, non proprio in linea con la mia passione per gli animali, forse per il desiderio di mantenere più strade aperte possibili. Nel frattempo, a circa quindici anni, comincio a fotografare con una vecchia Minolta ricevuta in dono da mio nonno. Mi concentro immediatamente sulla natura, i paesaggi, i cieli, le luci.

Grazie all'università ho la possibilità di svolgere un internship all'estero, e una delle destinazioni disponibili è l'Ambasciata Italiana di Nairobi. Così, ritorno finalmente in Kenya, dopo aver atteso questo momento per tutti questi anni. Lavoro in città durante la settimana ma non passa un weekend senza andare in safari, con una piccola automobile noleggiata. La passione per quella terra e quegli animali cresce sempre di più. Ricordo in particolare un tardo pomeriggio nei pressi della palude di Musiara nel Maasai Mara. Accanto a me un branco di leoni riposa su una cunetta erbosa, guardandosi in giro. Nella palude dove si nutrono, ci sono diverse famiglie di elefanti e gruppi di bufali maschi. Un gruppo di giraffe emerge dalla foresta lungo il fiume Mara, e un ippopotamo solitario si incammina verso la prateria. Dovunque l’occhio si perde: ci sono zebre, gnu, cobi d’acqua, gazzelle, avvolti in una splendida luce dorata che filtra tra le nuvole. Mi sembra la realizzazione di tutto quello che ho sognato fin da piccolo. La scena è così bella e appagante che non riesco a immaginare nessun altro posto al mondo dove vorrei vivere.

Dopo essere tornato in Italia per svolgere il servizio civile, trovo un lavoro a Nairobi come amministratore presso un'organizzazione non governativa che si occupa di progetti di sviluppo in zone aride dell'Africa Orientale. Non è proprio come vivere nel Mara, ma ho finalmente l'opportunità di trasferirmi permanentemente in Africa, di conoscere il paese e gli animali a fondo e di costruirmi un portfolio di immagini. Il lavoro mi piace molto, incontro persone stupende che diventano alcuni tra i miei migliori amici di sempre, vivo delle esperienze incredibili nei luoghi più remoti di Kenya e Somalia. Ma sono sempre i safari nei parchi ciò che mi emoziona di più.

La strada terribile piena di buche da Nairobi al Mara, le partenze in piena notte per arrivare lì al mattino presto, l'attesa per lo sviluppo delle diapositive scattate. Ma soprattutto i momenti dopo il tramonto nei parchi, quando le macchine dei turisti rientrano al campo e io rimango solo al crepuscolo, a seguire una leonessa a caccia o le sagome scure degli elefanti che attraversano la savana. Le notti a dormire in macchina, nella foresta, lungo il fiume Mara, cucinando un piatto di pasta mentre gli elefanti emettono i loro morbidi brontolii nel buio tutto attorno. Non li vedo ma so che ci sono, e mi sento sicuro, cullato e finalmente nel mio mondo.

 


 

Con il passare degli anni, anche questi frequenti ma brevi safari non mi bastano più. Ogni volta che torno a Nairobi, alla sera della domenica, cresce il desiderio di trasferirmi a vivere nel Maasai Mara, circondato dalla natura selvaggia, in mezzo agli animali, e di fotografare le loro vite giorno dopo giorno, anno dopo anno. Per mesi rimango in attesa del momento e delle condizioni giuste perchè ciò possa finalmente realizzarsi. Fino a quando, alla fine del 2006, uscendo dal Mara, noto un cartello che indica un nuovo campo appena fuori dal parco, sul fiume Talek. Oltre a tre tende permanenti e un ottimo ristorante, l'Aruba Mara Camp ha uno spazio adibito al campeggio. Così compro una tenda, un materasso, un paio di bombole del gas per cucinare e un piccolo frigorifero da automobile. Più o meno nello stesso periodo comincio a vendere un po' di immagini per calendari, cartoline, materiale promozionale per il Ministero del Turismo e ottengo la certificazione dell'Associazione delle Guide Professioniste del Kenya. So che mantenermi soltanto con la vendita delle immagini sarà difficile all'inizio, quindi comincio a propormi come guida di safari per fotografi.

Con questo piano in mente, all’inizio dell’anno successivo lascio il mio lavoro a Nairobi e mi dirigo verso il Mara con tutta la mia attrezzatura in un giorno nuvoloso, all’inizio della stagione delle piogge. Al campo trovo i guardiani Maasai Patrick e Daniel i quali mi danno una mano a mettere su la tenda. Mentre mangio un panino portato da Nairobi nell'oscurità della tenda, fuori comincia a piovere. Vado a letto quasi subito dopo, l'umidità che sale dal terreno mi avvolge. Rimango sdraiato nel buio e i leoni ruggiscono poco lontano, appena al di là del fiume. Mi commuovo nell'oscurità di questa tenda gelata, una strana malinconia mi cattura per un attimo, mista a una gioia filtrata dai dubbi di quando si inizia un viaggio che non si sa dove porterà. Chiudo gli occhi, mi avvolgo nel sacco a pelo. È la prima notte della mia nuova vita nelle terre selvagge dell'Africa Orientale.

Passo gli anni seguenti svegliandomi tutte le mattine alle 5:30, nel buio prima dell’alba, per cercare e fotografare i felini che abitano le savane dorate del Maasai Mara. Alcuni esemplari riesco a ritrovarli anno dopo anno, assisto alle loro dinamiche sociali, li seguo da cuccioli fino a diventare adulti a loro volta. Leopardi e ghepardi in particolare. Tra tutte le storie che racconto attraverso le immagini, forse quella che mi emoziona maggiormente è legata a una femmina di Caracal che ho la possibilità di fotografare per tre anni di seguito, con tre cucciolate diverse. Il Caracal, un piccolo felino di colore marrone-ruggine, con caratteristici ciuffi di pelo sulle punte delle orecchie, è uno dei felini più belli e difficili da vedere e fotografare in Africa. Le immagini che riesco a raccogliere dopo interminabili ricerche e attese, raccontano comportamenti mai fotografati prima di allora in libertà.

 

 


Dopo oltre sette anni sul campo quasi ininterrottamente, da solo o accompagnando altri fotografi, mi rendo conto che è giunto il momento di rendere pubbliche tutte le emozioni, i momenti, le storie, le immagini, raccolte nei miei safari in Kenya e Tanzania. Nasce così il mio libro “Luce e polvere” (Light and dust), pubblicato da Marsilio nel settembre 2015. È un viaggio attraverso i posti che più mi hanno emozionato per incontrare alcuni degli animali che hanno riempito la mia vita in questi anni. I grandi felini del Maasai Mara, i fenicotteri del lago Nakuru, gli elefanti di Amboseli, i leoni del Serengeti. E naturalmente i Caracal.

Nel libro cerco di trasmettere le emozioni vissute attraverso immagini molto evocative, in cui gli animali sono lambiti da luci calde e radenti, o immersi nel loro ambiente, avvolti nella nebbia e nella la pioggia, sotto cieli drammatici e nuvole di polvere. Ritratti e comportamenti intimi di madri e cuccioli si alternano a situazioni drammatiche di lotta per la sopravvivenza, riprese sia in bianco e nero sia a colori. Molte delle immagini sono accompagnate da brevi testi in prima persona che raccontano il contesto, il momento e le sensazioni provate nell’assistere al naturale scorrere del tempo e degli eventi, in un mondo ancora selvaggio e intoccato dalla mano dell’uomo.

 

Federico Veronesi scatta con Nikon D800, D810,
NIKKOR AF-S 400mm f2.8 VR
, NIKKOR AF-S 70-200mm f2.8 e NIKKOR AF-S 24-70mm f2.8.