Il Lunissanti a Castelsardo

A cura di: Maurizio Mandarino

La processione notturna

In Sardegna in un ricco panorama di eventi legati alla Settimana Santa non si può non ricordare il Lunissanti (Lunedì santo) di Castelsardo.

In questo paese del nord Sardegna di circa 5500 abitanti edificato intorno alla vecchia fortificazione dei Doria nel suo caratteristico borgo medievale, si svolge, grazie ad una cultura legata alle tradizioni, uno dei più caratteristici riti di pietas popolare in Italia.

Maurizio Mandarino

In questo mio contributo porrò l'accento sulla processione notturna, in quanto il lunissanti nel vero senso della parola inizia la mattina alle sette e prosegue con altri cerimoniali per tutta la giornata fino a raggiungere il suo culmine e compimento nella processione notturna.

Maurizio MandarinoIl lunissanti si inserisce in un rituale che risale ai secoli passati, quando l'esigenza del credente, di vivere la propria devozione popolare si incarnava in una forma di teatralità, che vuole far rivivere i misteri della passione e risurrezione di Gesù. Riti che si sviluppano nei sec XVI fino al sec. XVIII in concomitanza con la colonizzazione aragonese ma restano vivi fino ai giorni nostri, quasi come fuori dal tempo, grazie ad una vivissima ed orante tradizione culturale.

Questo rivivere la passione di Cristo a Castelsardo, non può essere scissa dalla antica Confraternita di Santa Croce, citata in documenti storici della metà del 1600 ed in altre pubblicazioni del 1800. Confraternita tuttora presente e viva nel quotidiano del paese durante tutto l'anno, officia in molti riti parrocchiali e in tutte le ricorrenze.
La presenza dei confratelli durante le celebrazioni è subito visibile, anzi udibile, grazie allo stagliarsi dell'inconfondibile melodia.
Il canto è il fulcro della processione notturna del lunissanti, si ode tra i bui vicoli del borgo illuminati dalle sole lampade ad olio.
I confratelli per l'occasione indossano una tunica bianca cinta in vita da una cordicella, sul capo un cappuccio a punta calato sul viso che ne cela l'identità, solo i componenti dei tre cori lo portano arrotolato sulla testa.
I tre cori presenti alla processione, il “Miserere”, lo “Stabat” e lo “Jesus” sono composti ognuno da 4 cantori (la voce, il basso, il contra ed il falzetto) e da un confratello che ne regge il simbolo.

Il simbolo del Misere è un cranio di uomo poggiato su un vassoio di legno nero, quello dello Stabat è il mezzo busto dell'”ecce homo” mentre l'ultimo coro lo Jesus porta come simbolo il crocefisso.

Essere scelti per cantare al lunissanti è per un confratello un grande privilegio. Ma per la composizione del coro non basta essere intonati ma è necessario essere anche “amici”, stimarsi e frequentarsi per garantire una buona coesione tra le quattro voci, affinché l'affiatamento e la polifonia possa portare all'esaltazione del coro e alla quintina (voce che si crea dalla fusione perfetta delle quattro voci).
Le varie voci si distinguono visivamente per la diversa apertura della bocca dei quattro cantori.

La processione è strutturata con l'uscita del primo coro il “miserere” a seguire sei misteri (il calice, il guanto, la fune e catena, la colonna, i flagelli e la corona di spine) di seguito il secondo coro lo “stabat” seguito anch'esso da quattro misteri (la croce, la scala, il martello e la tenaglia, la lancia e la spugna) chiude il tutto l'ultimo coro lo “Jesus”.
I 10 misteri rappresentano le tappe della passione del Cristo, dal calice simbolo dell'accettazione alla volontà del Padre fino all'ultimo mistero “la lancia e la spugna”  per concludere con l'ultimo simbolo il piccolo crocefisso, cioè il raggiungimento della morte in Croce.

Maurizio Mandarino

Il rito procede nel lento camminare per tre ore circa, alternato da una ventina di fermate dove i cantori oramai esausti per la lunga giornata si esibiscono.
Così il loro caratteristico cantare, associato alla cruenta simbologia dei misteri, ben richiama inesorabilmente alla tragicità della passione.
I misteri costruiti artigianalmente e sempre gli stessi da decenni, sono illuminati dalle sole lampade ad olio poste ai lati delle stradine e sono affiancati dalle fiaccole tenute dai confratelli o dalle consorelle, ragazzine che per l'occasione sono ben felici di partecipare al rito più importante del paese.

Il lunissanti è ricercatissimo sia da chi vuole rivivere in profondità l'inizio della Settimana Santa, sia dagli amanti del canto etnografico nonché dai tantissimi fotografi che nei vicoli oscurati dalla notte, sono chiamati a cimentarsi con i propri limiti e con quelli della propria macchina fotografica.

Maurizio Mandarino

Io attendo impazientemente l'evento, che seguo fotograficamente da qualche anno ed ho imparato, a mie spese, i trucchi del mestiere... non porto tripod o monopiede che risultano da intralcio sia per me che per gli altri fotografi e figuranti. Cerco di muovermi leggero cercando di cogliere l'atmosfera presente e di vivere anch'io il mistero a cui partecipo.
Il tutto senza flash... mentre i dati di scatto sono proibitivi. Negli ultimi anni grazie alle nuove reflex digitali tutto è cambiato, la d300 con l'80/f.1,8 e un 50ino f.1,8 mi permettono di scattare a mano libera facendomi esprimere come voglio. Le difficoltà oggettive delle esposizioni (iso 1600 a f.1,8 con tempi che vanno da un 20esimo di secondo al 30esimo di secondo) sono superabili  permettendomi di portare a casa l'essenza dell'evento e di non essere invasivo nei confronti del rito.

Maurizio MandarinoMaurizio Mandarino

Le strade del borgo sono intrise così da una luce tenue, da canti solenni e vesti bianche che si stagliano nel buio ... ed io con la mia d300 cerco di vivere ed immortalare un evento unico che sarà presentato ai posteri non solo grazie alla tradizione orale ma anche grazie alla fotografia.
 

ATTREZZATURA UTILIZZATA

Attrezzatura utilizzata Nikon D300 / 80mm AF D f.1,8 / 50mm AF D f.1,8


 

 

Maurizio Mandarino
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