Marocco, un mondo che non ti aspetti

A cura di: Riccardo Mantero

Il Marocco è un mondo che non ti aspetti.
Nell'immaginario collettivo, un deserto. Nella realtà, un giardino ben curato.


Uno dei momenti migliori per visitarlo? Marzo/Aprile, quando il caldo non è ancora eccessivo e la stagione turistica non è ancora al culmine.
Un consiglio al volo? Portatevi tutto! Io sono partito con due corpi macchina D800 e D810, cavalletti, telecomandi e ottiche che spaziano dal grandangolo (Nikon 16-35 f/4) fino al teleobiettivo (70-200 f/4) con tanto di moltiplicatore di focale 2x, e ho usato assolutamente tutto.

Sono appena tornato dal mio terzo viaggio in Marocco, anche questa volta un'esperienza intensa su un itinerario classico che è iniziato a Marrakech, ha attraversato l'Atlante, ha fatto tappa in alcune delle Kasbah più famose e in alcune meno famose e più nascoste, si è inoltrato a dorso di cammello tra le dune del Sahara, è ripartito per l'oceano Atlantico ed è terminato a Marrakech. Terminato… Terminato è una parola grossa, un viaggio in Marocco non termina, va in pausa. Prima o poi, riparte.

Andiamo con ordine. Marrakech, la capitale turistica del Marocco, per un fotografo "da strada" è una festa continua: gente che va, gente che viene, rumori, suoni, colori, eventi, curiosità e profumi, questi ultimi un po' più complicati da fotografare, ma non impossibili. Un ottimo stress test per gli otturatori, vi ritroverete a scattare continuamente e incessantemente, dal cibo alle spezie, alle persone, queste ultime un po' più restie ma comunque disponibili a posare in cambio di "un regalino" (mancia). In questo caso, consiglio un obiettivo versatile come un 24-70 o un 70-200, se amate i dettagli e avete la pazienza di aspettare. Non perdetevi il Souk, ma perdetevi nel Souk, sempre affollatissimo e coloratissimo, e investite qualche Dirham alla sera per una consumazione sulle terrazze della famosa piazza Jemaa El-Fna (dove è possibile portare anche un cavalletto). Un altro piccolo trucco è quello di riempirvi le tasche di monetine da lasciare come mancia agli eventuali "modelli" che troverete, immancabilmente, per strada o in piazza. Se invece volete fotografare negozi o banchi del mercato indisturbati, prima comprate qualcosa, il proprietario sarà più che felice di farvi fotografare il suo esercizio come meglio credete. Quello che raccomando in questi casi, non solo in Marocco ma in tutto il mondo, è l'onestà e la correttezza. Non tentate sempre di "rubare lo scatto" cercando di passare per furbi, scattando di nascosto, vedono più macchine fotografiche loro di voi. Marrakech è una città turistica e la gente vive dell'immagine che offre ai turisti, sarebbe come entrare in un bar e rubare le caramelle ed esserne poi orgogliosi.

Lasciata Marrakech alla volta del deserto, si attraversa immancabilmente la catena montuosa dell'Atlante, dove a marzo è ancora possibile vedere le ultime nevi che si sciolgono. La strada è bella, l'asfalto nuovo, in alcuni punti a tre corsie (ve lo dicevo che è un giardino ben tenuto). Sono posti molto suggestivi, gole di pietra si intervallano a vallate verdi e vastissime punteggiate di piccoli villaggi o occupate da grandi città fatte dei caratteristici edifici di terra rossa che regalano, a chi scatta, contrasti forti e impegnativi. Sulla strada ci si imbatte in situazioni di ogni genere, da Kasbah abbandonate, a volte addirittura ruderi, che, come antichi scrigni, nascondono al loro interno stanze meravigliose decorate da ricchissimi mosaici, fino a quelle più famose e ben conservate, come Ait Ben Haddou, set di numerosi film, tra cui "Lawrence d'Arabia", "Il Gladiatore" e il telefilm "Il Trono di Spade". In questo caso consiglio un buon grandangolo (io uso un 16-35 f/4) e un ottimo zoom, di nuovo il 70-200, nel caso di dettagli o ritratti al volo. Cavalletto, come il casco, sempre allacciato.

Finalmente, dopo tanti spunti, scorci, stimoli e "mem-card full", l'asfalto cede spazio alla sabbia, o meglio, alle sabbie di Sua Maestà il deserto del Sahara. Infatti, una volta giunti a Merzouga, iniziano le piste carovaniere che si inoltrano tra le altissime dune. Se ben organizzati si può trascorrere una o più notti molto suggestive in un campo tendato che può essere raggiunto con diversi mezzi, dal quad al fuoristrada alla "Nave del Deserto". Chiaramente noi si parte a dorso di cammello, o meglio, dromedario, dal quale è molto difficile fare foto, anche se la tentazione di rischiare l'osso del collo in cambio di qualche scatto è fortissima. Soluzione? Si scatta con una mano sola, tempi rapidissimi e ISO un po' più alti aiutano. Ovviamente grandangolo, i dettagli, a meno che non si sia nati cammellieri, sulla schiena di un dromedario che oscilla, si possono scordare. Tuttavia è sufficiente una breve sosta per riattivare la circolazione dei glutei, per dar sfogo a tutte le nostre velleità artistiche, magari dalla cima di una duna alta, magari al tramonto, magari con delle nuvole, magari con una luce pazzesca… Magari! Ah no! È tutto vero! Siamo nel Sahara e abbiamo sfregato una strana lampada poco prima!

Che altro dire del Sahara? Il campo tendato è una reggia, i nostri ospiti ci organizzano una piacevole serata, con cena marocchina, ricette diverse e ricercate, annaffiate da un ottimo vino locale e volendo anche birra; come dicevo, il Marocco è un mondo che non ti aspetti, cosmopolita, moderno e proiettato verso il futuro, nessun proibizionismo e nessun vincolo costrittivo. La serata procede con canti Berberi e Touareg attorno al falò, ma noi fanatici siamo anche stonati e così ci diamo ai tempi, diaframmi, cavalletti, telecomandi. Alba lunare, luce della luna piena sulle dune, timelapse della notte, tramonto lunare, alba nel deserto. Tutto grandangolo spinto, a meno dell’alba e del tramonto solari, per cui una bella zoomata a 200 regala dettagli del sole nel Sahara a dir poco pazzeschi. Confermo, si è dormito poco, ma in fondo siamo in giro per fare fotografie non per dormire… e così si scatta!

Finita l'indimenticabile esperienza nel deserto ci si muove per raggiungere l'oceano, è un lungo strappo, con una tappa per la notte (e qualche altra foto), di nuovo a Marrakech, imperdibili le cicogne nei loro nidi al "Café Cicogne". La meta questa volta è Essaouira, una città fortezza sull'atlantico, dalle caratteristiche mura bianche decorate con il blu "Mogador", che è anche l'antico nome della città e il colore caratteristico delle sue barche. Se Marrakech poteva essere considerato lo stress test dell'otturatore, Essaouira è il suo inferno: qui, già iniziando a scattare sulla strada scene abbastanza curiose di capre che crescono sugli alberi, e poi muovendosi dal porto verso l'interno è possibile addirittura consumarlo! Gli spunti e gli scorci sono infiniti, i colori e i contrasti meravigliosi, i pescatori, il mercato del pesce, il porto, le barchette in rada, le mura della città, le onde, qualcuno inginocchiato tra gli scogli che prega verso la Mecca, il Souk, la gente, i gabbiani. Tutto offre un soggetto, è praticamente impossibile rimuovere il 70-200, ma anche un 24-70 si presta, tuttavia il 16-35 non si può non usare, magari con un polarizzatore e un cavalletto che non guastano. Insomma, per certi posti, avere tutto il corredo è praticamente un obbligo.

Concludendo, che dire? Era la mia terza volta in Marocco, ma so che ci tornerò ancora e ancora e ancora, chiaramente a meno che le condizioni di sicurezza e modernità che ho potuto apprezzare non cambino. Negli anni è cambiato molto, in meglio, il loro Re, molto amato, sta facendo un ottimo lavoro, wi-fi pubblico, pulizia molto più curata, hotel e riad moderni e molto aderenti agli standard internazionali. Insomma, è una meta che consiglio a chiunque, soprattutto agli appassionati di fotografia, in quanto ricca di stimoli e spunti continui.

Al prossimo viaggio!

Sito dell'autore: www.riccardomantero.com