Namibia, reportage responsabile alla tribù degli Himba

A cura di: Giulia Cimarosti

Ancora prima della pandemia si parlava molto di turismo responsabile, soprattutto per quanto riguarda l’impatto ambientale dei nostri viaggi. È allo stesso modo importante tenere a mente che anche il contatto con le popolazioni locali nelle destinazioni visitate deve essere quanto più sostenibile possibile, oggi più che mai.

Cosa si intende per “viaggiare responsabilmente” quando si entra in contatto con popolazioni come la tribù degli Himba? L’idea è che le nostre azioni non debbano intaccare le loro tradizioni, usanze e la loro cultura in generale. Inoltre, piuttosto che “prendere” qualcosa, dobbiamo chiederci cosa possiamo fare noi di veramente utile e in alcun modo dannoso per loro.

Affidarsi a un operatore locale adatto è sicuramente il passo più importante. Troppo spesso si incappa in quelli che vengono chiamati “safari umani”, cioè brevi tappe in cui i turisti sono incoraggiati a fare foto agli Himba come se fossero delle attrazioni, a volte senza nemmeno scendere dai propri mezzi. Inutile sottolineare come questo atteggiamento sia del tutto insostenibile, oltre che poco etico.

A marzo del 2019 ho avuto l’opportunità di documentare fotograficamente la vita degli Himba in Namibia. La troupe consisteva in un videomaker, un influencer e una fotografa cioè la sottoscritta, accompagnati da un interprete e da Garth Owen-Smith, ambientalista e profondo conoscitore del territorio, impegnato nella conservazione della fauna locale e delle comunità della Namibia.

Gli Himba vivono al nord della Namibia, sono tribù semi-nomadi e vivono in semplici villaggi costruiti con legna, fango e guano, che condividono con le loro capre - la loro fonte principale di cibo e sostentamento.

All’interno di un villaggio Himba si incontrano prevalentemente donne e bambini, mentre gli uomini passano lunghi periodi lontani dai villaggi per prendersi cura degli animali. Le donne quindi portano avanti la vita del villaggio cucinando, tenendo pulito e accudendo tutte insieme i tanti bambini della comunità.

Le donne Himba si vestono in modo solo apparentemente semplice: senza niente a coprire il seno, ma con elaborati gioielli tradizionali fatti a mano, gonne e ornamenti portati sul capo realizzati con la pelle di capra. Sono inconfondibili le loro capigliature: lunghe trecce ricoperte di ocra e burro per le donne adulte, trecce che partono dalla nuca per sporgere in avanti sulla fronte per le bambine e le ragazze.

Anche la pelle delle donne Himba è ricoperta di ocra e burro, unitamente a unguenti profumati a base di erbe utilizzati per mantenersi pulite in mancanza di acqua. Un altro metodo utilizzato dalle donne a questo scopo è il cosiddetto “bagno di fumo”, in cui alcune erbe aromatiche vengono bruciate per poi immergersi letteralmente nel fumo sprigionato, per acquisirne il buon odore.

Gli Himba si spostano a seconda della pioggia. La scarsità d’acqua dei loro territori rende la pioggia un elemento importantissimo per la loro sussistenza, ed è stato triste constatare come il cambiamento climatico stia causando molti problemi a queste popolazioni, che non ne sono neanche lontanamente responsabili.

Ecco perché un turismo di tipo etico e responsabile può contribuire per aiutare per quanto possibile. Il nostro piccolo gruppo ha passato alcuni giorni campeggiando in un villaggio Himba, non solo per documentare il loro stile di vita, ma prima ancora per conoscere queste persone e creare con esse un rapporto di fiducia; grazie all’aiuto del nostro interprete abbiamo potuto parlare con loro ponendo tutte le domande che avevamo, e da questi nostri scambi abbiamo imparato moltissimo.

Questo tipo di esperienza rende possibile il contatto con una cultura molto diversa dalla nostra, dove non esistono scrittura, valuta, proprietà privata. La vita degli Himba è molto semplice ma al tempo stesso estremamente dura e delicata: non ci sono infrastrutture, acqua, medicinali, comodità di alcun tipo.

In generale l’approccio migliore sarebbe quello di portare qualcosa di utile al villaggio - il vostro operatore saprà consigliarvi ma normalmente si tratta di cibo, coperte, strumenti per cucinare - ed evitare di introdurre plastica e altri rifiuti inquinanti nel villaggio. Qui non esistono i bidoni della spazzatura e tutto finisce nell’ambiente.

Un’altra cosa da tenere a mente è che gli Himba non hanno una moneta, e sarebbe meglio non donare direttamente soldi ma piuttosto acquistare dei manufatti prodotti dalle donne Himba, così da supportare la loro arte e dar loro i giusti strumenti per comprare prodotti di prima necessità.

Per riassumere: entriamo in punta di piedi, non sentiamoci mai superiori, non siamo qui per insegnare niente a nessuno, ma piuttosto per imparare, osservare, arricchire la nostra esperienza umana conoscendo una delle tribù più interessanti al mondo. Ascoltiamo le loro storie, osserviamo le loro abitudini. Potremmo essere tra gli ultimi testimoni di questo stile di vita.

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