Alla ricerca dell'orso spirito

A cura di: Max Venturi

Ci sono luoghi e animali che si amano non per la loro bellezza, ma per quello che ci fanno sentire e diventare quando li incontriamo. Quello che vi racconto è un viaggio alla ricerca dell’orso spirito.


Fotografare è una mia passione e provo una grande attrazione per la natura e gli animali. In tutti i miei viaggi cerco di incontrarne e fotografarli. Li amo tutti, ma da sempre ho un debole per l’orso. Qualche tempo fa mi sono imbattuto per caso in alcuni articoli e immagini di un tipo particolare: l'orso spirito. Nulla accade per caso ed è stato un colpo di fulmine, un amore folle a prima vista. Un richiamo dal profondo della mia anima mi ha subito detto che dovevo incontrarlo e così ho iniziato a documentarmi, a seguirlo, a cercare notizie, a vedere filmati e ammirare fotografie di questo magnifico animale.
L’Orso Kermode, detto anche “orso spirito”, lo si trova solo su alcune isole lungo la costa della British Columbia, in Canada. Si pensa ce ne siano tra i 200 e i 400 esemplari in tutto. Non è albino, non è un orso polare, ma è una distinta sottospecie di orso nero. La colorazione è dovuta a un doppio gene recessivo che devono avere entrambi i genitori, anche se neri. Questo produce una sostanza che agisce inversamente sulla colorazione del pelo, rendendolo chiaro anziché scuro. È considerato sacro da sempre dai nativi della regione tanto che l'accesso a queste aree è strettamente limitato. Lo spirit bear, così lo si chiama in lingua inglese, è diventato il simbolo della Great Bear Rainforest, la più grande foresta pluviale della Terra ancora intatta. E non può esserci nulla di meglio di questo fantastico orso per rappresentare questa meravigliosa regione.
Dopo le necessarie conoscenze tecniche, da sognatore incallito quale sono, ho approfondito i valori spirituali e leggendari di questo animale. Considerato sacro dagli abitanti del luogo, a lui è legata una leggenda sulla colorazione chiara del pelo e sul perché solo in questa zona esiste.

La leggenda narra che tanto, tanto tempo fa, il Grande Corvo, il Creatore, rese queste terre verdi e lussureggianti per dare a tutti benessere e felicità. Ma fece un patto con l’orso, il portatore dei ricordi e dei sogni: tutto questo benessere sarebbe rimasto intatto se avesse fatto nascere, in queste zone, un orso bianco ogni dieci piccoli. Questo per ricordare a tutti dei tempi difficili, del lungo periodo bianco, quando queste terre erano ricoperte da ghiaccio e gelo e far sì che tutti apprezzassero e fossero sempre riconoscenti per il benessere del presente. Da allora fino a oggi, un orso nero ogni dieci in questa zona nasce bianco, per la meraviglia di occhi e cuore di chi lo incontra. Insieme a tutte le informazioni che raccoglievo, aumentavano la passione e il desiderio. Nella mia testa si rincorrevano domande e idee su come fare per incontrarlo. Il viaggio e la situazione richiedevano un’organizzazione con ampio anticipo. La lunga attesa non faceva altro che amplificare la voglia di vedere questo meraviglioso e magico animale.

E finalmente il viaggio è arrivato. Dopo un volo intercontinentale su Vancouver, un altro interno per raggiungere Prince Rupert e tre ore di barca lungo le meravigliose e frastagliate coste della British Columbia, ho raggiunto Hartley Bay. Qui siamo nella Gitga’at Nation, una comunità indiana priva di strade, che si raggiunge solo con la barca o l’idrovolante. Un luogo dove abitano non più di 170 anime, con un unico generatore per tutto il villaggio e dove non ci sono negozi, ristoranti, locali o altro. Un luogo lontano da quelle che sono le nostre normali abitudini di vita, ma dove le balene soffiano a venti metri dal pontile, quindi unico per fascino ed emozioni. È soprattutto un’ottima base logistica dove la sera cenare, farsi la doccia, passare la notte e ripartire ogni mattina per trascorrere intere giornate nella Great Bear Rainforest alla ricerca dello spirit bear. Settembre è l’unico mese in cui è possibile vederlo. In questo periodo dell’anno infatti i salmoni risalgono i fiumi e le rive di questi si riempiono di orsi. In prossimità del letargo invernale, questi animali hanno bisogno di procurarsi grandi quantitativi di cibo ipercalorico con il minimo sforzo, per accumulare peso e grasso necessari a superare l’inverno. E i salmoni alla fine del loro ciclo vitale sono per loro il cibo ideale.

Una piccola parentesi sul ciclo di vita dei salmoni: nascono nei torrenti, trascorrono due anni tra fiumi e oceano e dopo aver lottato contro predatori, animali e umani, partono per il loro ultimo viaggio. Risalgono i fiumi, continuano a lottare e, quelli che ci riescono, tornano esattamente nello stesso posto dove sono nati, per creare nuova vita e poi morire. Solo un salmone ogni milione di uova deposte riesce a chiudere il ciclo. Una storia che solo la natura può regalare: la favola del salmone. La specie è fondamentale per la vita di altri animali e anche per la foresta stessa che è così lussureggiante e verde grazie ai resti dei salmoni che gli orsi lasciano ovunque e che fanno da fertilizzante.

In queste zone ci sono altri animali e andare in giro alla ricerca dello spirit bear e in sé un’esperienza unica. Gli incontri con la natura si susseguono. Nei tragitti fatti in mare, balene e orche saltano e soffiano a pochi metri dalla barca. Orsi neri a caccia di salmoni lungo i corsi d’acqua e qualcuno anche vicino al mare. Aquile in volo. Oltre ai vari avvistamenti, la zona regala esperienze uniche anche di suoni e odori. Come la mattina che ci ha regalato un lungo e potente ululato di lupi da tre punti diversi della foresta. Emozioni e battito del cuore a mille. Come sempre, la vera esperienza è il viaggio e non la meta, senza però dimenticare la mia che era l’incontro con lo spirit bear.
E l'incontro alla fine è arrivato!

Tutti gli animali hanno qualcosa di meraviglioso, ma uno spirit bear emana magia, luce, bellezza, mistero, fascino e leggenda. Quando appare dalla foresta con quell'alone di luce che lo accompagna, l'emozione e la meraviglia sono uniche e indimenticabili.
Nel periodo in cui sono stato nella Great Bear Rainforest, ho avuto occasione di fare diversi incontri. Ogni volta provavo gioia, felicità e magia. Vari avvistamenti e diversi passaggi tra cui uno a distanza molto ravvicinata. E da sognatore quale io sono, penso che quel giorno l’orso abbia avvertito la mia grande passione e l’attrazione che provavo nei suoi confronti. Penso infatti che quel giorno, con quel salmone in bocca, dopo averlo pescato proprio davanti a me, non se ne sia andato di proposito a mangiarlo sull'altra sponda del fiume. Ma che sia venuto apposta, con il suo passo calmo, verso di me, fermandosi a pochi metri, che mi abbia guardato negli occhi e volutamente donato tutta la sua bellezza per alcuni istanti... Istanti unici, una connessione potente e ravvicinata di occhi e spirito che non dimenticherò mai.

Ed è questo ciò che conta veramente. Le emozioni che rimangono nel cuore e nella memoria. Ho portato a casa molte buone foto, che andranno nel mio computer insieme a tante altre, ma tutti questi file, tutte queste foto non valgono nulla se non sono associate alle emozioni provate nel momento dello scatto e a quelle che si riescono a far provare a chi le guarda.
E venire nella British Columbia alla ricerca dell’orso spirito e riuscire a incontrarlo, è stata per me una grande esperienza emozionale, unica e indimenticabile. Grazie orso spirito… Grazie spirito della foresta!



MAX VENTURI


Sono un viaggiatore amante della natura e della fotografia. Nei miei viaggi, sia a pochi chilometri da casa sia dall’altra parte del mondo, cerco sempre luoghi che mi diano emozioni e incontri senza però pensare alle foto come lo scopo, ma sempre e solo come il mezzo per andare e viaggiare. Fare una foto è fermare in uno scatto il momento ed è in fondo uno dei modi migliori per vivere al meglio il presente.


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ATTREZZATURA UTILIZZATA:

Nikon D5 | Nikon D500
AF-S Nikkor 400mm f/2.8E FL VR FL | AF-S Nikkor 70-200mm f/2.8G ED VR II | AF-S Nikkor 28mm f/1.8G


Un ringraziamento speciale a (Special thanks to):
Tim Irvin (www.timirvin.com)
Marven Robinson (www.facebook.com/marven.robinson)