Orti-Graphie. Terre di fotografia

A cura di: Paolo Spigariol

Un tributo alla terra, con la terra, per la Terra. E ai suoi preziosi frutti. Terra abusata e violata, sfruttata senza rispetto e senza reciprocità. O solamente ignorata, privata di qualsiasi identità. Non riusciamo a vederla se non come suolo da calpestare, da ricoprire e nascondere, quasi ce ne vergognassimo. Eppure la specie umana è figlia della terra... Terra Madre

Che c’entra la terra con la fotografia? C’entra da quando ho iniziato a stampare le mie immagini direttamente sulla terra. Ho pensato di chiamarle Orto-Grafie. Una definizione che si rifà alle fotografie da cui traggono origine, ma che ne suggerisce anche una dimensione ortogonale e un immaginario linguaggio di orti e ortaggi.
Un po’ fotografia e un po’ scultura, le Orto-Grafie si potrebbero definire “sculture fotografiche”.

Tutto nasce dalle sensazioni di artificiosità e inconsistenza che spesso ho provato osservando una stampa fotografica, in particolare manipolando le lucide stampe colore. “Plasticosità” è il termine che meglio rende la percezione quasi tattile del mio fastidio.

Per la mia sensibilità, alle fotografie mancavano consistenza materica e volume… non più fogli da guardare, ma oggetti da toccare.
E da realizzare. Ho iniziato così uno sperimentale percorso che nel tempo si è rivelato anche un’affascinante, creativa e artistica opportunità d’intervenire con le mie mani nel processo che trasforma un’immagine in scultura fotografica.

Le Orto-Grafie ora rappresentano l’espressione più evidente e significativa del mio profondo dualismo. La risposta al bisogno di far convivere immaginario e reale, astratto e tangibile, sogno e materia.
La materia appunto, ma quale materia?

Terra, terra di campo, la più umile, essenziale e indispensabile delle materie.

Nel mio zaino fotografico oltre a fotocamera e obiettivi da tempo trovano posto sacchetti e paletta. Io stesso infatti raccolgo le terre direttamente dagli orti di produzione. Terre originali, vive e sempre diverse, come diversi sono i prodotti che vi crescono.
Argille che si ritirano e indomabili si contorcono o terreni lavici che inerti si lasciano plasmare quasi fossero un intonaco.

Manipolando le terre si capiscono tante cose, la biodiversità e il sapore tipico e unico di certi prodotti.
A volte si riesce addirittura a intuire il carattere della gente che in quelle terre ci vive. E plasmando le superfici delle mie opere sono proprio quei territori che io cerco, sinteticamente e simbolicamente, di raccontare.


Per seguire quest’idea ho in parte abbandonato le classiche metodologie di stampa fotografica, avventurandomi in sperimentali e talora inesplorati percorsi, affiancando l’uso di nuove tecnologie digitali a una ritrovata figura di fotografo-alchimista, e mescolando gesti atavici alla gestione di scontorni e layers.

Nelle terre ho sacrificato colore e definizione fotografica, ma ho trovato una preziosa, intrigante e irrinunciabile armonia naturale. Ho trovato anche i volumi e la consistenza tattile che cercavo, e con i suoi 44 kg di terra, tre metri di lunghezza per 60 cm, “metamorfosi@Radicchio di Treviso Rosso Tardivo IGP” mi ha introdotto anche nella dimensione dei pesi.

Le immagini si fondono con la terra stessa adattandosi alla sua irregolare superficie, ne seguono le curve e i piccoli rilievi, si scontrano con asperità e sassi, si sfumano a volte fino a perdersi assorbite in una materia viva, assetata di liquido e di colore.

I risultati sono solo in parte prevedibili, gli elementi e i processi naturali non si possono mai del tutto controllare, né controllarli del tutto è mia volontà.
Ne nascono delle fotografie che sono reali e autentici frammenti di orto e di campagna, da guardare e da accarezzare. Caratterizzate spesso da un profondo reticolo di crepe tipiche di terre riarse e sofferenti, talora contaminate e in parte fagocitate da asfalto e cemento, così come nella realtà.

Fotografia e materia diventano un solo indissolubile elemento, nel contempo oggetto e soggetto.
Un’opera unica e irripetibile.

Per qualche anno questa nuova e affascinante dimensione mi ha talmente coinvolto e impegnato che mi sono quasi completamente disinteressato ai processi di stampa fotografica “più tradizionale”. Solo recentemente ho ritrovato, grazie all’alta qualità del fine art e alla bellezza, anche tattile, delle carte Hahnemühle, lo stimolo per la realizzazione di una nuova tipologia di Orto-Grafie. Concepite e realizzate con l’accoppiamento in filiera “acid free” di stampe di qualità museale - prodotte in tiratura limitata con certificazione Digigraphie (Epson) - e una sorta di involucro-cornice realizzato con le terre native.

Concettualmente le Orto-Grafie intendono testimoniare ed enfatizzare quella preziosa e variegata biodiversità che io chiamo “Geo-Diversità”. Tanto da assumere e rappresentare il valore di “Geo-Identità”, ovvero l’identità geografica e geologica di un ben specifico e inscindibile binomio prodotto-territorio.
Ho stampato la foto dello Zafferano dell’Aquila sulla terra raccolta negli orti di Navelli, quella del Brunello sulle terre e le rocce dei vigneti di Montalcino, prendendo dalle campagne di Treviso l’argilla per quella del Radicchio Rosso Tardivo… Ogni soggetto fotografico viene rigorosamente riportato e rappresentato nel suo autentico e originale terreno. Una sorta di pensiero filologico dal profondo valore simbolico.

Ho scelto d’iniziare con una mirata ricerca tra quei prodotti di eccellenza dell’agricoltura italiana che dalla Commissione Europea hanno ottenuto riconoscimento e protezione d’indicazione geografica (IGP) e di denominazione d’origine (DOP). Parallelamente ho intrapreso un percorso tra i vini di pregio (DOCG e DOC) e poi ho esteso la ricerca anche tra i prodotti tutelati dai presidi Slow Food.

Le Orto-Grafie sono una finestra sul mondo e nello stesso tempo una lente d’ingrandimento sulle singole specificità di un territorio. Una chiave semplice e potente aperta a molteplici possibilità, interpretazioni e percorsi. Dal Veneto al Made in Italy e perché no, in ogni angolo del nostro pianeta.

Nel prossimo, ultimo capitolo, vi racconterò del “L’orto dei sensi”.