Da O a 5700

A cura di: Paolo Petrignani


Il volo da Islamabad a Skardu dura solamente qualche ora e la maestosità del paesaggio circostante si comincia ad apprezzarla fin dal decollo!
L'aereo si incunea tra le vette che dal finestrino sembrano vicinissime: Skardu si trova a circa 2500 metri di quota alla confluenza del fiume Indo e il fiume Shigar in una valle circondata da montagne oltre alle quali si trovano le grandi vette del Karakorum.

Da Skardu raggiungiamo Askole in fuoristrada e da lì, passando attraverso il ghiacciaio Baltoro arriviamo al circo Concordia, un posto spettacolare con tre Ottomila a fare da cornice.
Il trekking prosegue fino al campo base del K2 e oltre, sul ghiacciaio Godwin Austen con ritorno di nuovo al Concordia.
Essendo un viaggio a piedi ed in altura ho deciso di non portare molta attrezzatura fotografica! Risparmiare sui pesi era sicuramente una delle priorità, anche perché immaginavo che non avremmo avuto molto tempo per soffermarci e dedicarci alla realizzazione di fotografie posate aspettando le luci migliori.

Nello zaino ho due corpi macchina Nikon D800 e una serie di ottiche per sfruttare al meglio le diverse situazione di ripresa, un treppiedi, una telecamera, un computer portatile ed una valigetta rigida piena di batterie cavi e hard disk. Nonostante avessi ridotto al massimo il peso ho con me più di 20 kg di attrezzatura che senza l'aiuto dei portatori non avrei mai potuto caricarmi sulle spalle.

Di tutto il materiale che avevo con me quello che realmente ho utilizzato è stata la Nikon D800 con l'infaticabile Nikkor 24/70 F2,8. In alcuni momenti era talmente grande la stanchezza e la mancanza di fiato dovuta all'altitudine che trovavo pesante anche soltanto "trascinare" i due kg di macchina con l'obiettivo che alla fine "sbattevo" di qua e di là non curante dei possibili danni che potevo causare. In ogni caso l'attrezzatura ha sempre funzionato perfettamente e alla fine il centro di assistenza NPS di Nital ha dovuto realizzare soltanto la pulizia dei sensori.

Man mano che salivo verso il Circo Concordia gli effetti dell'altitudine, si facevano sentire: l'insonnia in modo particolare condizionava il mio stato fisico. Aver portato a termine il trekking non significa aver compiuto un'impresa eccezionale, ma per una persona che come me vive al livello del mare è stato sicuramente una bella prova.

Lo scopo ultimo del viaggio era quello di documentare il lavoro che giornalmente viene realizzato da un gruppo di ragazzi che raccolgono spazzatura di ogni genere.
Il momento più significativo del nostro lavoro di documentazione è stato sicuramente quando, superato il ghiacciaio Godwin Austen abbiamo raggruppato oggetti e materiale alpinistico di ogni genere: scarponi, chiodi, moschettoni, guanti, bombole d'ossigeno giacche a vento ridotte a brandelli.

Uno degli oggetti ritrovati, che da fotografo mi ha impressionato molto, è stata una Nikon FM2: macchina fotografica analogica con ancora dentro la pellicola. L'ho fotografata, osservata come fosse un oggetto alieno, un qualcosa di mai visto. In effetti era la prima volta che vedevo una macchina fotografica ridotta in quelle stato. Aveva preso una bella botta sicuramente cadendo pesantemente sulle rocce dalla parte dell'obiettivo che spaccandosi si è schiacciato. L'otturatore a tendina verticale era contorto e arrugginito, il pentaprisma aperto ed il dorso copri pellicola ormai andato.

Guardando la carcassa della FM2 non potevo smettere di pensare a cosa fosse successo: al suo proprietario, alle immagini che erano nel rullino ancora avvolto, immagini latenti che non sarebbero mai state sviluppate e mai viste da nessuno. Immagini rimaste impresse soltanto negli occhi del fotografo che le aveva scattate! Chi era il proprietario? Era precipitato insieme alla macchina fotografica o semplicemente gli era caduta? Aveva perso solo la macchina o con lei anche la vita?
Mai come questa volta mi sono scontrato con la forza della montagna e con i ghiacciai sui quali puoi ritrovare di tutto. Perché alla fine quello che il ghiacciaio prende prima o poi lo restituisce!

Nella nostra perlustrazione purtroppo le sorprese non sono finite e dal ghiaccio vediamo spuntare uno scarpone rosso. Proviamo a tirare per recuperarlo ma non viene via, c'è qualcosa che lo trattiene, il pensiero corre lontano e diventa subito realtà! Lo scarpone rosso ha con sé quello che rimane dell'alpinista che lo indossava. Sfilato lo scarpone si vede un calzettone con un piede livido e poi tutta la gamba. Difficile spiegare l'emozione e non farsi coinvolgere.
In un luogo dove molte volte la vita e la morte si confondono, anche la gamba di un uomo non è più una parte di un corpo ma diventa un oggetto al pari di tutti gli altri.

Ammetto, questo viaggio un po' mi ha cambiato: non sono lo stesso che era partito. È stata un'esperienza molto intensa dalla quale ho ricevuto emozioni forti. Un territorio bellissimo ed immenso dove le grandi montagne ti fanno sentire veramente piccolo, dove tutto sembra semplice e tranquillo, il tempo sembra scorrere lento, tutto si muove con lentezza e non potrebbe essere altrimenti.

Il progetto reso possibile attraverso il programma di cooperazione italo-pakistano SEED, e sviluppato da Ev-K2-Cnr in collaborazione con Moncler come sponsor.
L'articolo è stato pubblicato su National Geographic Italia nel settembre 2017.

Un particolare ringraziamento a Michele Cucchi guida alpina e profondo conoscitore di questi territori che mi ha supportato nell'affrontare questo lavoro.