THE PERFECT BACKPACK. Lo zaino perfetto.

A cura di: Francesco Rastrelli


Da circa 10 anni sono il fotografo ufficiale dell'organizzazione rallystica inglese HERO Historical Endurance Rally Organization, per cui seguo tutti gli eventi in Europa, dai più brevi di qualche giorno in U.K., a quelli di decine di giorni in diversi Paesi. Elemento comune ad ogni tipo di rally è spesso la quantità, peso e volume dell'attrezzatura tecnica che devo portare in viaggio, per far fronte ad ogni necessità e ad ogni condizione meteorologica. Da quando sono diventato pilota drone APR certificato Enac, però, non mi ero mai dovuto preoccupare di aggiungere al bagaglio professionale anche quello del drone, che avevo sempre utilizzato per le mie riprese di yachting e architettura.

La HERO, tramite la sua nuova acquisita Endurance Rallying Organisation, mi chiede invece di documentare l'11° Flying Scotsman (noto rally per auto anteguerra in Scozia, dal 5 al 7 Aprile) con riprese video-fotografiche solo con il drone. Onorato per l'incarico assegnatomi, con mio grande sollievo vedo l'abituale zaino di 17 Kg (che di solito contiene 2 corpi macchina Nikon D5 e D3S, obbiettivi Nikkor 70-200mm f/2.8, 24-70mm f/2.8, 16-35mm f/4, 28-300mm f/3.5-4.5) ridursi agli 8 kg costituiti da Mavic 2 Pro, li-po bags per le batterie, caricatori, hard disks, accessori e laptop Macbook Pro 15". Preparo comunque tutto con la solita precisione e cura per la protezione dell'attrezzatura, ma un piccolo spazio vuoto nella parte superiore dello zaino cattura la mia attenzione: è il segno che devo portare con me la nuova Nikon Z6, corredata dal Nikkor AF-S Z series 24-70mm f/4 per provarla sul campo, con la libertà di poterla usare senza necessità strettamente lavorative ma comunque in circostanze altamente "testanti", costituite da un rally di 700 miglia nel Lake District National Park, al seguito di 92 auto d'epoca, con la peculiarità di una rigida e alquanto variabile primavera scozzese. Aggiungo un filtro UV Pro B&W, una seconda batteria (EN-EL15b, comodissima per la carica via usb), la Easycover in silicone nero per una maggiore protezione, nonostante il corpo macchina sia resistente ad acqua e polvere, e infine aggiungo la piastra PL-200 per il cavalletto Manfrotto. Volutamente lascio a casa l'adattatore FTZ (che avevo già provato egregiamente con i Nikkor AF-S 16-35 mm f/4 e 70-200 mm f/2.8) per testare al meglio lo zoom Z 24-70.

Avevo già provato altre mirrorless di colleghi, ma confesso che non mi avevano mai convinto appieno: mi davano l'impressione di essere macchine non professionali, con poco appeal, con un mirino elettronico scomodo, sia per il tipo di visibilità nell'oculare che per il fattore d'ingrandimento. Con La Z6 mi sono dovuto ricredere: la prima sensazione, quando l'ho impugnata, è stata quella di avere tra le mani una vera macchina fotografica, una sorta di D500 full frame.

Inizio subito dalle foto di dettagli perché, prima della partenza del rally, in occasione della fase di scrutineering, con cui si effettuano le verifiche tecniche, ho l'occasione di aggirarmi tra queste meravigliose auto d'epoca parcheggiate per apprezzarne i particolari (c'è solo l'imbarazzo della scelta tra Rolls Royce, Bentley, Lagonda, Alfa Romeo, Aston Martin, Jaguar, Cadillac, ecc…) e per fare qualche ritratto ai partecipanti, vestiti in stile.
Familiarizzo in fretta con il menu della Z6 e ancora una volta, dopo averlo già apprezzato con la D5 e la D500, trovo ormai irrinunciabile il touchscreen. Uso tutte le focali per ritrarre L'Itala 40 del 1907 (con ben 7000 cc.), che quest'anno concorre alla mitica Pechino – Parigi e la bellissima Ford Model A del 1928, una full body in alluminio, che poi vincerà il rally.

L'evento inizia e la giornata trascorre tra le sinuose strade montane dei Pennines della Scozia, attorno a laghi blu del Lake District circondati da narcisi di un giallo intenso, ma la luce cambia continuamente e sperimentiamo il cosiddetto fenomeno "four seasons in a day" (quattro stagioni in un giorno). Me ne rendo conto ancor di più quando, dalle riprese video con il drone, passo alle fotografie nelle valli ampie, in parte illuminate dal sole e in parte in ombra: diventa davvero utile la possibilità di vedere direttamente nel mirino il risultato finale dello scatto, per poter cambiare all'istante i settaggi dell'esposizione. Per chi è abituato alla Reflex, si tratta di una rivoluzione copernicana perché in condizioni in cui la luce cambia così repentinamente e si devono riprendere soggetti in velocità, il margine di errore e il ritardo nel cambio di impostazioni si riducono notevolmente.

Il secondo giorno di rally è dominato dalle regularities (prove a tempo in cui si deve mantenere una certa velocità media) prevalentemente nei boschi del Trossachs, dove diventa difficile volare con il drone, perciò mi diverto a fare dei panning. L'autofocus rapido e preciso mi consente di fare pieno affidamento nel mezzo tecnico e di concentrarmi sul trovare la giusta velocità di spostamento del corpo per seguire l'auto in corsa, lo scatto a raffica rapidissimo (12 frame al secondo in raw a 12 bit) mi permette di moltiplicare la quantità di scatti riusciti in diverse posizioni sul percorso.

La terza giornata, iniziata molto presto e terminata nel tardo pomeriggio, mi obbliga a lavorare con varie sensibilità ISO (da 100 a 1600) e devo dire che il rumore è pressoché assente anche ad alti valori di sensibilità. Me ne accorgo quando la sera tratto i files in Camera RAW e riscontro che hanno colori morbidi e "reali".
Il mio collega cameraman inglese è molto interessato a vedere anche i video prodotti dalla Z6 (che gli piaceranno talmente tanto da convincerlo a comprarne una alla fine dell'evento!) per cui mi chiede di realizzare qualche footage. Nonostante io non sia un videomaker, sono molto attratto dalla filmica del reportage, perciò mi cimento con delle riprese nei test (percorsi con coni da effettuarsi nel minor tempo possibile) e trovo le zoomate del 24-70 molto morbide, il sensore stabilizzato sui 5 assi (I.B.I.S.) si sente subito con le riprese a mano libera e non mi fanno rimpiangere la mancanza di una gimbal; l'AF è perfetto, anche se su campi larghi lo lascio in manuale su infinito.

Sotto l'arco del "finish", nello splendido Gleneagles Hotel, ricevo le congratulazioni dello staff e dei partecipanti per le riprese effettuate col drone, che hanno permesso di vedere, in un modo altrimenti inimmaginabile, le bellezze dei paesaggi scozzesi mozzafiato. Il Mavic 2 pro si è dimostrato stupefacente per la qualità delle riprese foto (raw 20 m/pixel) e video (4k) grazie al corpo fotografico Hasselblad, la precisione del segnale GPS e dei sensori di prossimità, nonché la velocità in sport mode e l'autonomia in volo. Occorre fare attenzione sia alla capienza della scheda microSD scelta che, in particolare con i video in 4K, si riempie facilmente, sia nel momento dell'apertura dello slot di alloggiamento perché, essendo molto piccola, può essere facilmente persa. Con i cambi di luce di cui ho già accennato, ho trovato utilissimi i filtri Polar Pro nella versione ND/PL 4-8-16 Cinema Series e - per decolli e atterraggi su terreni così variegati - fondamentale avere un landing pad che tenga il drone al riparo dal sollevamento di pulviscolo, potenzialmente dannoso per i motori.

La difficoltà maggiore che ho riscontrato in volo è stata la presenza di cavi elettrici pressoché invisibili, così come gli improvvisi fly-by degli aerei Typhoon della RAF in esercitazione a bassa quota!
Mi sono spesso divertito a lasciare il drone in hovering sopra i ford (i guadi, attraversati dalle auto a tutta velocità per evitare che si spenga il motore nel fiume) per prendere al volo la Z6 e fare le foto tra gli schizzi d'acqua.
È stata davvero un'esperienza a tutto tondo, che spero di ripetere presto, provando la prossima volta l'obiettivo 35mm 1.4, per testare la Z6 con Bokeh e sfocature varie.

Video Z6 e Mavic Pro 2