Perfect days: tra Toscana e Umbria

A cura di: Fabio Pianigiani

 

Giorni Perfetti. Ho portato al plurale una vecchia canzone di Lou Reed che mi suonava in testa mentre pennellavo le dolci colline tra Toscana ed Umbria, pochi giorni fa.

La storia comincia un lunedì mattina alle 07:30 mentre saluto insiema ad altri genitori, il pullman carico di urlacchianti adolescenti in partenza per la gita di tre… dico tre giorni.
Il ragazzo è sistemato, felice e contento... e custodito.
Le previsioni meteo… una favola.
Io e la mia signora… tre giorni di anarchia assoluta.

Dopo meno di un'ora imbocchiamo la Firenze –Siena con nel bauletto della
moto solo pigiami, spazzolini ed un cambio.
Si passa Siena in un lampo per inforcare la Cassia ed inoltrarci in quello che io definisco un pezzo di Paradiso caduto sulla Terra … le
Crete Senesi.
Ma prima mi presento… anzi ci presentiamo.

Il motore, nervoso fino ad allora, improvvisamente gira più piano.
Iniziamo a scivolare senza fretta lungo un nastro di asfalto che in realtà è una finestra su un mondo di colori e colline senza soluzione di continuità.
Lungo queste strade si capisce l'essenza della parola "
viaggio".
Profumi, colori, il vento addosso e un percorso da gustare metro dopo metro.
Non correre per arrivare… ma spostarsi dentro il paesaggio quasi fossimo noi stessi parte di esso… senza fretta. Senza neanche una meta esatta, ma solo collegando dei puntini su una carta geografica quasi fosse un gioco della settimana enigmistica, e la motocicletta il nostro lapis.

Il primo di questi puntini è l'Abbazia benedettina di Monteoliveto Maggiore, imponente edificio del 1300, con i suoi preziosi affreschi del Signorelli e del Sodoma.
Nel silenzio del chiostro e della storia si è fatta già l'ora di pranzo, e la prima fiorentina ed il primo quartino di rosso, gustati con calma all'ombra di un pergolato in fiore, aggiungono al piacere della vista e degli odori, anche quello del palato in un'armonia assoluta.

Si riparte, e ad ogni curva ci sarebbe da fermarsi. Molti spot pubblicitari di autovetture, hanno visto far da sfondo cascinali e strade orlate di cipressi, propri di questa zona.
Tutti non è possible fotografarli, ma passando in prossimità di questo
boschetto la moto istintivamente accosta… click!

Via… il prossimo puntino sulla carta è un posto veramente particolare.
Lasciata la moto e percorse poche centinaia di metri in un ameno sottobosco, si para dinnanzi a noi questo insolito scenario.
Sono le
Terme di San Filippo (Bagni di) ai piedi del Monte Amiata sul versante senese.
Nella macchia mediterranea sgorga questa sorgente di acqua alcalino-sulfurea a 52°, già nota nel medioevo, e punto di ristoro per i pellegrini.
Non vi dico il piacere di togliersi gli stivali e fare una passeggiata nelle vasche sottostanti la cascata.

Allietati dalla temperatura fresca del sottobosco e calda delle acque, è la volta di riprendere il cammino verso L'Abbazia di Sant'Antimo.
La
leggenda narra della sua fondazione ad opera di Carlo Magno. In realtà la costruzione del nucleo primitivo sarebbe da ricondurre al culto delle reliquie di Sant'Antimo di Arezzo. Alla morte del santo, nel 352, alcuni devoti costruirono sul luogo del martirio un piccolo oratorio al fine di poter pregare sulla sua tomba.

Prima dell'ultimo puntino della giornata, vogliamo tornare in un posto già visitato molti anni fa.
Il tempo di un gelato ed una passeggiata attorno alla piazza… si attorno, perché nella piazza non è consentito il passeggio per evidenti motivi.
Bagno Vignoni è rimasta urbanisticamente inalterata dai tempi della sua fondazione, quando nella grande vasca di acqua termale, presero il bagno Santa Caterina da Siena e Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico.
Sulla cinta muraria il sole sta iniziando a calare filtrando i suoi raggi attraverso fiori coltivati che diffondono il loro intenso profumo, e ci ricorda che è ora di avvicinarsi al punto del pernottamento.

La mia moto accosta di nuovo… e come biasimarla quando ti si para davanti uno spettacolo come questo.
Pienza: la Città d'Autore, la Città Ideale, la Città Utopia. La città "nata da un pensiero d'amore e da un sogno di bellezza" come scrisse Giovanni Pascoli, per volontà di Enea Silvio Piccolomini, umanista raffinato e insigne, intraprese la carriera ecclesiastica e divenuto Papa, volle che in questo luogo, che aveva visto la sua nascita, sorgesse una città il cui nome ricordasse il suo papato.
L'albergo è a 50 Mt dalla piazza centrale del paese, e riparata la moto al sicuro, dopo una bella doccia e una gustosa cena al lume di candela, una romantica passeggiata tra mura pregne di storia e di bellezza… ed ai piedi della città la
val d'Orcia raccoglie gli ultimi raggi del giorno.

Il mattino successivo sveglia presto… anzi no. Chi ci corre dietro?
Colazione con calma, bagaglio a posto e prime due tappe: il lago di
Chiusi e Chiusi paese per un buon caffè ed un passaggio in questa bella cittadina, considerata una delle più antiche città etrusche (VI secolo A.C.), poi prograssivamente assorbita dall'egemonia romana attorno al II secolo A.C.
Qui, mischio
sacro e profano: dopo un pellegrinaggio in chiese e chiesette di varie epoche, approfitto della cortesia di un gommista per verificare la pressione delle gomme, visto che i due benzinai interpellati nei giorni precedenti mi avevano rivelato rispettivamente una posteriore troppo gonfia… troppo sgonfia (a pneumatico freddo).

Tutto bene… si riparte per il periplo del
Trasimeno, e dopo opportuna sosta a Passignano, con annessa fregatura culinaria (tutte le volte mangio male e caro anche se cambio ristorante), ci "consoliamo" con un'oretta di ozio assoluto.

Lasciato il lago alle spalle, percorriamo il tratto di strada a scorrimento veloce in prossimità di Perugia in mezzo ad un traffico commerciale piuttosto intenso, che rende sgradevole quei Km di trasferimento verso il prossimo puntino sulla carta.

La città della pace.
Assisi: una città densa di storia e misticismo. Bella nella sua architettura imponente e nei suoi delicati scorci.

Si respira un'
aria magica, e la sera al tramonto per le sue stradine, un po' per l'atmosfera, un po' per il vino, ma soprattutto per i chiari segni della vita di un grande Uomo che li è nato, vissuto e li diffuso il suo messaggio, anche uno non avvezzo a "bazzicar preti e Santi" come me… beh qualcosa dentro effettivamente…
Se poi le
stelle si mettono ad incorniciare quei monumenti che sono le cattedrali… forse è giunta l'ora di ritirarci nelle nostre stanze.

Al mattino… non presto, dopo tanta strada tra dolci colline, decidiamo di salire sul Monte Subasio per visitare l'Eremo delle Carceri. Quassù tutto è umile e povero, tutto è silenzio, tutto è sorriso di terra e di cielo.

Appena fuori dall'Eremo, subito dopo il ponte che conduce al sentiero che porta alla grotta di Fra Leone, si trova un leccio alquanto malandato e tenuto su con corde e staffe.
Se dobbiamo credere al folclore locale, ed alle leggende che si tramandano, questo albero di leccio vide Francesco. Quindi oggi l'albero dovrebbe avere la veneranda età di circa
800 anni.
Camminando per antichi sentieri nei pressi del Monastero, si incontrano decine di altari. Alcuni sorti come testimoni del percorso del Santo, altri minuscoli, quasi invisibili, formati da innumerevoli croci costruite con legnetti e tenute insieme da fili d'erba. Preghiere di devoti… o domande di uomini semplici, velatamente alla ricerca di risposte ai troppi dubbi del vivere quotidiano.

Questa ci sembra un bel punto di arrivo, dove riprendere la strada per tornare a casa.
Ora è tempo di macinar chilometri senza indugiare.
Nel ritorno doppiamo Passignano (evitando stavolta l'ennesima fregatura culinaria), per piegare verso
Cortona ed Arezzo.
Qui in una storica trattoria diamo fondo agli ultimi Euro messi in preventivo… anzi abbiamo sforato già da un po'… ma che importa.
Una volta a casa ci ripromettiamo di entrare in un regime "monastico" casa/lavoro… fino alla prossima occasione.
Da Arezzo, per evitare l'autostrada ed un Valdarno ben conosciuto, percorriamo tutto il Casentino fino a Stia. Da li il CBF ci porta sicuro ed arzillo fino al passo della Consuma passando per Montemignanio.
Una boccata di fresco ed un caffè, prima di calare rapidamente nella conca fiorentina.


A sera tutti rientrati alla base… e la moto al sicuro in garage.
Domani la quotidianità ci risucchierà… come è giusto che sia… forse.
Per adesso ancora negli occhi quel
tramonto su un pezzo di Paradiso caduto sulla terra.

Le immagini sono ottenute con Nikon Coolpix S1, ed i files ottimizzati per Web con Nikon Capture NX e Adobe Photoshop CS2.