Photo guida, Isola D'Elba e Capraia

A cura di: Paolo Meitre Libertini

Una guida fotografica di moderna concezione deve avere caratteristiche precise: riportare i dati salienti e le coordinate fotografiche e geografiche di ogni scatto; fornire suggerimenti rapidi e precisi per migliorare tecnica di ripresa, inquadratura, punto di vista e interpretazione della luce. Una guida deve, in poche parole, ottimizzare le trasferte di quanti, arrivando sul posto, intendono trovare subito gli spot migliori.

Le pagine di questa guida sono dedicate a chi ama l’avventura e l’azione. Agli appassionati dell’immagine, con un occhio capace di scandagliare gli abissi e abbracciare la natura. Ogni fotogramma è una sfida avvincente, un viaggio esaltante, un’esperienza sensoriale nell’arcipelago toscano. Una guida dai forti contrasti e dalle intense emozioni, che getti luce su angoli nascosti, apra squarci all’orizzonte e catturi luoghi incredibili di una terra ricca di fascino e mistero. (E. Roncalli)

Isola d’Elba
Per realizzare questa guida, sono partito dall’Isola d'Elba alla scoperta delle Miniere di Rio, ricche di laghetti le cui acque hanno i colori del ferro, per arrivare alla terra rossa del Monte Calendozio all’interno delle antiche miniere a cielo aperto. Sono sceso poi a meno 54 m, nella Miniera del Ginepro, a Punta Calamita, per raggiungere il territorio incontrastato dei mufloni. Infine ho preso la strada che conduce alla costa ovest, a Piane al Canale. Chiuse poi le reflex dentro lo scafandro, mi sono diretto a Pomonte, sulla spiaggia dell’Ogliera. Quella di Pomonte è una delle poche immersioni effettuabili all'Elba senza l'utilizzo di un'imbarcazione.

Con i miei collaboratori siamo partiti dalla spiaggia in kayak, per raggiungere il vicino scoglio dell'Ogliera dove sul lato sinistro è adagiato, su un fondale a 12 m di profondità, lo scafo della Elviscot, nave affondata nel 1972 a causa di una violenta mareggiata. La prua del relitto è deteriorata dall’usura del mare mentre la poppa giace in buone condizioni. I riflessi di luce, che i raggi del sole producono penetrando dagli oblò, creano effetti suggestivi per interessanti immagini fotografiche. L'esplorazione del relitto è facile grazie alla ridotta profondità che dona luminosità e trasparenze. Una splendida immersione alla portata di tutti. Ho fotografato scendendo in apnea.

Altri spunti interessanti per realizzare delle buone fotografie, si possono trovare al Fosso della Nevera, un piccolissimo spot sulla strada che da Monte Perone va a Sant’Ilario, dove scorre un piccolo ruscello su massi completamente ricoperti da un muschio verdissimo. Per ottenere ottimi scatti, consiglio di venire a fotografare nel mese di aprile, per essere sicuri di trovare ancora l’acqua corrente. Più avanti nel tempo, si corre il rischio di trovare il letto del ruscello completamente secco. Partendo da Marciana alta, si sale per poi ridiscendere al Cotoncello, una baia nelle vicinanze di Capo Sant’Andrea. Questo è uno spot che in primavera regala colori di magiche fioriture mediterranee sulle bianche scogliere. Il periodo migliore è solitamente il mese di maggio. Di particolare interesse per gli amanti delle fioriture, è la zona che porta da Capoliveri in direzione Punta Calamita, dove esiste una grande varietà di orchidee autoctone spontanee.

Capraia
Capraia è una delle mete più ambite in Italia dagli appassionati di attività subacquee. Fondali chiari e acqua cristallina fanno sì che ogni immersione sia sempre divertente e ricca di spunti. L’isola si trova al centro del Santuario dei Cetacei, fulcro e perla del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, immersa nell’area marina protetta più grande d’Europa.
A dispetto delle sue dimensioni, offre anche ottimi percorsi di trekking e innumerevoli spunti fotografici. Nel suo interno montuoso, che presenta valli, gole e vette, i sentieri risultano agibili a ogni tipo di camminatore: dalla breve passeggiata all’escursione più lunga e impegnativa.

Sia dal paese sia dal porto, si può accedere facilmente a percorsi affascinanti e interessanti sotto diversi aspetti, soprattutto per i fotografi, itinerari che offrono un misto di suggestioni tra natura e storia. Iniziando dalla Fortezza San Giorgio e dalle torri erette a difesa dai pirati saraceni, che ormai si fondono in armonia con le tracce di antiche colture e di moderni vigneti. Proseguendo si incontrano aspri paesaggi che si aprono su panorami resi imponenti e solenni da scogliere e strapiombi. L’orizzonte regala una vista sul profilo delle vicine Corsica, Elba e delle altre isole dell’Arcipelago toscano.

Capraia è anche un’importante tappa naturalistica per la presenza di diverse specie migratorie, regalando avvistamenti anche rari e ottime opportunità per birdwatcher e fotografi.
Qui vive anche il gabbiano corso, specie a rischio di estinzione. I percorsi principali tracciati, portano allo Stagnone e al Monte Penne. Questa zona si presta particolarmente alle immagini panoramiche. Da qui si prosegue in discesa verso Punta Zenobito. Dopo circa un’ora di macchia mediterranea, si contempla uno spettacolo surreale. Sembra di arrivare al centro della Terra: il cuore del cratere di Cala Rossa.

Sul campo, abbiamo praticamente scattato dall’alba al tramonto cercando di sfruttare tutte le ore del giorno. Alzandoci all’alba (il che significa alzarsi e partire quando fuori è ancora buio), abbiamo camminato e scattato sulla terraferma fino alle 11 circa, per tornare poi al porto dove c’era la barca ormeggiata ad aspettarci per le immersioni al largo.
Abbiamo deciso di scendere in mare per fotografare a quest’ora, per ottimizzare i tempi, cercando di sfruttare la luce alta (generalmente la peggiore per scattare sulla terra ferma) perfetta per fotografare in acqua. Sfruttandola appieno con il sole allo zenit, la luce diretta entra a picco nel mare penetrando fino a illuminare in profondità anche per diversi metri.
In questo modo ho potuto fotografare senza illuminatori ma utilizzando la luce naturale. Abbiamo scattato in mezzo a un gruppo di scogli denominati “Le Formiche” che ci è stato consigliato dagli amici di Capraia Diving. Questo si è rivelato uno spot particolarmente interessante, per alcuni passaggi tra gli strapiombanti scogli che partono da un fondale di circa 20 m, per emergere di circa un metro: una posizione ideale per un nido di cormorano.

Dietro gli scatti
A Capraia ho lavorato per quattro giorni. L’attrezzatura fotografica è stata quella che utilizzo abitualmente: tre copri macchina Nikon e due scafandri Nimar, con vari obiettivi.
A terra principalmente utilizzo l'AF-S Nikkor 70-200mm f/2.8G ED VR II e l’AF-S Nikkor 24-70mmm F/2.8G ED. In acqua, utilizzo prevalentemente l'AF Nikkor 20mm F/2.8D e il fisheye AF Nikkor 10.5mm F/2.8G ED DX.

Organizzazione
Quando si lavora lontano da casa, occorre essere autosufficienti in ogni situazione. Ma se, per un motivo o per l’altro, non si è in grado di occuparsi in totale autonomia della propria trasferta, si ricorre a preziose se non fondamentali collaborazioni sul posto. Quando programmo un workshop o accompagno fotografi o escursionisti, effettuo uno o più sopralluoghi per verificare lo stato dei sentieri o semplicemente per provare l’itinerario. In gergo, faccio un pre-scouting (termine che ho imparato ai tempi in cui ho seguito il Camel Trophy) per prevedere eventuali imprevisti dovuti alle condizioni atmosferiche, sperimentando quindi itinerari o programmi alternativi.
Per questo motivo mi muovo con largo anticipo, per organizzare un'uscita o per documentarmi sui sentieri e sulle zone più interessanti. Prima di partire, mi documento sugli itinerari che andrò a percorrere cercando di raccogliere la documentazione relativa al periodo migliore dell’anno per effettuare la trasferta.

Nel caso dell’isola d’Elba per esempio, mi sono organizzato assieme ad alcune guide del posto, per effettuare riprese nella macchia mediterranea stilando una specie di tabella di marcia giornaliera, con delle varianti rivedibili giorno per giorno in funzione delle condizioni climatiche. Nelle giornate di sole erano previste le uscite in mtb o trekking a cielo aperto, per scattare con la luce del mattino e della sera. In questo modo, ho potuto sfruttare la luce del sole più alto per scendere a fotografare in acqua. Nelle giornate di pioggia o di cielo coperto, avevamo preventivato di scendere nelle miniere.

Attrezzatura da viaggio e workflow in trasferta
Lavorando all’aria aperta e di solito restando fuori anche per diversi giorni, dobbiamo portarci dietro, io e i miei collaboratori, molta attrezzatura raccolta in pochissimi bagagli. Per il trasporto, la scelta ricade su uno zaino fotografico capiente, all’interno del quale sistemiamo, oltre all'apparecchiatura fotografica necessaria, scelta accuratamente per evitare peso e ingombro inutile, anche il necessario per coprirci e alimentarci. Quando si fotografa in acqua, occorre prevedere una valigia ulteriore per gli scafandri e tutto ciò che serve per le immersioni, come mute di diverso spessore e adatte ad acque di diversa temperatura. Generalmente, porto con me due mute lunghe, a meno che non siano previste immersioni in mari caldi dove serva anche una muta corta. Per finire: pinne, maschera e boccaglio. Non utilizzo bombole e accessori da immersione profonda, fotografando in apnea o facendo snorkeling, principalmente a pelo d’acqua per sfruttare la sola luce del sole e non ricorrere a illuminatori aggiuntivi.

Porto con me inoltre tutta l’attrezzatura per visionare, scaricare e archiviare le immagini. Personalmente utilizzo un notebook e due hard disk esterni autoalimentati. Il mio workflow, quando lavoro in trasferta, è organizzato in questo modo: alla sera, di rientro in albergo o in casa, scarico le schede sul PC. Successivamente, controllo con Adobe Bridge le anteprime delle immagini scattate alle quali applico una prima scrematura. Salvo solamente le immagini che mi convincono. Per esempio, di una sequenza, utilizzo solo le immagini con la posizione o l’espressione del volto del soggetto migliore, scartando tutte quelle che invece hanno qualche piccola imperfezione. Pertanto consiglio di eliminare subito le immagini che ci creano anche solo alcuni dubbi. Una foto che non ci convince subito, non ci convincerà nemmeno in un secondo momento.
Suddivido poi gli scatti migliori in cartelle con questo metodo:
- Cartella generale, per esempio con dicitura “Capraia 2015”
- Sottocartelle nominate “Giorno 1”, “Giorno 2” e via dicendo
Salvo all’interno di queste sottocartelle, i file ai quali ho applicato alcune parole chiave contemporaneamente a tutte le immagini (sub, mare, relitto, immersione, fiori), sempre utilizzando Adobe Bridge.

Passo poi sull’impostazione Meta Metadati/iptc core nella quale ci sono i dati dell’autore e altre informazioni che possiamo inserire. Applico la stato del copyright scegliendo “coperto da copyright” e applico le modifiche. Inserisco comunque preventivamente le note sul copyright sulla fotocamera.
Successivamente, seleziono tutte le immagini sempre in Bridge e rinomino in Batch tutto
il contenuto della cartella applicando una sigla seguita da un numero es: Capraia _1, ecc…
Quando ho organizzato tutte le cartelle, le masterizzo su DVD senza alcuna modifica di post-produzione e le trasferisco sui due hard disk separati. Solo dopo aver verificato i relativi salvataggi, su DVD e sugli HD, cancello i file dall’hard disk interno al notebook e formatto le schede fotografiche. Per finire, inizio il lavoro di post-produzione.

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