Through the artic Canada

A cura di: Luigi Sestili

Ho sempre amato viaggiare e scoprire mete nuove perché ogni volta che ritorno a casa mi fa sentire una persona più ricca. Il Canada era una terra che ancora non avevo mai avuto l'opportunità di esplorare. Grazie a Omar Di Felice e alla sua impresa #ThroughTheArcticCanada abbiamo coperto i 1.400 Km tra Whitehorse e Tuktoyaktuk in 9 giorni.

L'avventura iniziata a Whitehorse, nel cuore dello Yukon, si è sviluppata lungo la Klondike Highway fino a Dawson City, per poi risalire lungo la leggendaria Dempster Highway, luogo selvaggio e ricco di scenari mozzafiato dove le difficili condizioni meteo, il freddo estremo (temperature fino a -28° C) e le condizioni di asfalto ghiacciato hanno messo a dura prova la resistenza dell'ultracyclist.
Una volta a Inuvik, abbiamo percorso i restanti 150 km attraversando la Arctic Highway, la nuovissima strada che collega il capoluogo dei Territori del Nord Ovest a Tuktoyaktuk, la sua estremità settentrionale.
Il mio compito è stato quello di documentare e raccontare questa avventura.
Molti sono stati gli spunti, grazie alla vastità del territorio.
Le cose che mi hanno colpito maggiormente, sono state quel silenzio che ho trovato appena mi allontanavo dalla nostra macchina, che per le basse temperature non potevamo spegnere, e una luce stupenda che km dopo km si modificava regalandomi occasioni da fotografare uniche.

Sicuramente una giornata che non dimenticherò mai è quando siamo partiti per l'ultima tappa Inuvik- Tuktoyaktuk.
Alle 5.30 del mattino ci siamo messi in marcia verso la meta finale, con una temperatura esterna di -25° C. Appena usciti da Inuvik, le calde luci delle sue case ci hanno salutato lasciandoci al buio della lunga notte artica. L'ombra di Omar appariva lunga davanti ai nostri fari e la nuova Arctic Highway scorreva via sotto la sua bici. Ero preso con "i tempi lunghi" ad immortalare Omar sulla nuova autostrada artica innevata, affacciato dal finestrino destro posteriore quando ad un certo punto ho alzato gli occhi al cielo e ho visto lei: la tanto attesa aurora boreale.
Da quando ho saputo che avrei intrapreso questo viaggio, l'immagine che volevo immortalare era quella del ciclista che pedala sotto l'aurora boreale ed ecco che, alzando gli occhi al cielo, ho pensato: ci siamo!

A quel punto ho avvisato il driver della spedizione di affiancare Omar e appena ho incrociato il suo sguardo gli ho detto che sopra le nostre teste c'era "lei".
Subito i suoi occhi hanno brillato.
Tra noi c'è molta sintonia nel campo lavorativo, infatti mi sono trovato spesso a condividere con lui progetti fotografici "last minute", della serie ore cinque del mattino: "Omar sta nevicando a Roma, ci vediamo sotto il Colosseo"…
E così subito, con una sgasata della nostra "ammiraglia GMG Hd 3500", abbiamo guadagnato quel chilometro che mi ha permesso di scendere al volo dalla macchina, posizionare la mia Nikon D4s sul cavalletto ed iniziare a scattare le meravigliose luci del Nord.

Quando Omar mi ha raggiunto, gli ho gridato di fermarsi. All'inizio era un po' scettico, ma quando anche lui ha alzato gli occhi al cielo mi ha fatto un sorriso e gli ho detto che non si sarebbe pentito di questa sosta a -20 gradi.
Una volta calcolata l'esposizione e aver spento le luci della sua bici, ho iniziato a scattare. Nonostante il freddo tagliente, sarei rimasto fermo ancora per diversi minuti a cercare l'inquadratura perfetta, ma non potevo bloccare la cavalcata di Omar verso Tuktoyaktuk.
E così dopo qualche scatto, siamo ripartiti per la meta finale sotto un'aurora boreale che fluttuava velocemente sopra le nostre teste come volerci accompagnare alla meta finale di quest'avventura.

A tutti è dovuto il Mattino,
ad alcuni la Notte.
A solo pochi eletti la luce dell'Aurora.
Emily Dickinson

Era la prima volta che mi capitava di lavorare con le temperature estremamente basse e prima di partire mi sono confrontato sia con i tecnici Nital di Torino e sia con i fedelissimi dell'Advanced Csa Assistenza Nikon Roma.
La mia attrezzatura per questo viaggio è stata:
Corpo Nikon D4s e Nikon D500; ottiche 14-24, 24-70, 70-200 e il 105 macro. Nello zaino fotografico avevo poi un duplicatore 2x, un flash SB900 e non poteva mancare il cavalletto.

Sinceramente non ho trovato molta difficoltà con le basse temperature, le macchine non mi hanno tradito mai. C'è da dire però che non sono stato a lungo fuori alle basse temperature. Seguendo il ciclista dalla macchina, scattavo affacciandomi dal finestrino oppure anticipavo di qualche metro l'atleta e scendevo a bordo strada e gran parte del materiale rimaneva sempre all'interno della macchina non facendo così subire all'attrezzature violenti sbalzi termici.
È capitato giusto un paio di sere dove sono stato all'aperto per circa due ore a scattare l'aurora boreale ma anche qui le batterie, sia della D4s e della D500 in piena carina, non mi hanno tradito.