Ucraina, la guerra dimenticata del Donbass

A cura di: Roberto Travan


In Ucraina nonostante gli accordi per il cessate il fuoco si continua a combattere. Nel Donbass, la regione orientale occupata nel 2014 dagli indipendentisti filorussi, a fine gennaio un centinaio di razzi Grad ha bersagliato Avdiivka, città a pochi chilometri dalla capitale dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk. I terroristi (così Kiev definisce gli occupanti) questa volta hanno ripetutamente colpito obiettivi civili. Il bilancio, provvisorio, è di oltre quaranta vittime che si aggiungono alle diecimila che hanno perso la vita in tre anni di combattimenti (gli sfollati sono quasi due milioni).

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I separatisti hanno colpito il principale complesso industriale della città danneggiando gli impianti per la distribuzione del gas e dell’elettricità: oltre quindicimila persone (erano il triplo prima della guerra) sono rimaste per qualche giorno senza riscaldamento con temperature che di notte sfioravano i meno venti. Preso di mira anche l’acquedotto. Kiev ha allestito una tendopoli di emergenza ma al momento l’evacuazione di Avdiivka è stata scongiurata. Sì è sfiorata l’emergenza umanitaria, insomma. «La più violenta escalation militare da un anno a questa parte» confermano gli osservatori Osce.

Promzona. Un po’ di calore per vincere il freddo e l’umidità: di notte la temperatura scende fino a meno venti © Roberto Travan
Opytne. Un’anziana coppia continua nella casa parzialmente distrutta dagli insorti: «E’ la nostra terra, non ce ne andiamo» © Roberto Travan
Prima linea. Una postazione ucraina non precisabile a circa un chilometro dall’aeroporto di Donetsk © Roberto Travan
Shakta Butovka. Il bombardamento è finito, si aprono le botole degli shelter, i rifugi in cui ripararsi dagli attacchi più pesanti dell’artiglieria © Roberto Travan

Gli ucraini hanno risposto al fuoco colpendo la periferia occidentale di Donetsk, il luogo dove i separatisti avrebbero piazzato le rampe dei temibili Grad trasformando di fatto gli abitanti in scudi umani. Negli scontri entrambe le parti hanno utilizzato calibri e mezzi vietati dagli accordi di Minsk che in teoria avrebbero dovuto trovarsi ad almeno quindici chilometri dalla linea di contatto. I filorussi hanno bersagliato indiscriminatamente anche i villaggi di Marinka, Pisky e Opytne, dove, pur senza gas, acqua ed elettricità continuano a sopravvivere un centinaio di persone. La controffensiva ucraina non si è fatta attendere e ha permesso a Kiev di registrare qualche progresso attorno all’aeroporto di Donetsk, conquiste che ora dovranno essere consolidate. Sempre che l’ennesima tregua (la seconda in meno di un mese) regga.

Shakta Butovka. Pattuglia tra i resti dell’impianto industriale di Shakta Butovka, diventato il simbolo della Guerra del Donbass © Roberto Travan
Promzona. Crocifisso, coltello e Kalashnikov. Si presenta così questo soldato ucraino tra i resti della zona industriale Promka, teatro degli scontri più violenti con i separatisti © Roberto Travan
Zenith. Una croce per ricordare i compagni caduti © Roberto Travan