Verticalità (Anghiari)

A cura di: Riccardo Lorenzi

Architetture e viste prospettiche dal basso, volti che sono di per sé storie, fotografati e “incastonati” nelle architetture di Anghiari, piccolo comune dell'aretino.
 

Valtiberina toscana: quando da Sansepolcro percorro la via per Anghiari, dopo un lunghissimo rettilineo, mi trovo di fronte a una strada dritta, in salita, lungo la quale si arrampica il paese intero. Mi incammino ogni volta, su per “la dritta”, con curiosità e stupore e, già a metà del percorso, percepisco l’impresa di arrivare in cima, nel centro del paese, nel cuore di chi la vive. Già, perché si ha la chiara percezione che questa strada in salita difenda emblematicamente la personalità della città e dei suoi abitanti, consapevoli di proteggere un tesoro di memoria storica.

Sono arrivato al quarto capitolo della mia serie dedicata alle architetture, fotografate prospetticamente dal basso verso l’alto, come le vede un bambino. Dopo l’avventura milanese insieme ai funambolici Gino e Michele, un’altra coppia - meno nota al grande pubblico, ma sempre di manifesto talento - mi ha accolto e aiutato a camminare in questa strada, rendendo il percorso meno in salita: Andrea Merendelli (compagno di mille avventure dai tempi della scuola) e Paolo Pennacchini (nuovo e rivelante incontro di vita) mi hanno preso per mano – con la loro nota capacità creativa e fiabesca di saper raccontare le storie di Anghiari – indicandomi luoghi, volti, nomi e soprannomi, che caratterizzano l’anima bella di questa bella cittadina.
 


Non finirò mai di ringraziarli, anche per i momenti di allegria che hanno saputo regalarmi e, soprattutto, per gli scritti, vero dono di questo libro. È seguita una mostra molto visitata e alcune gigantografie, sparse per il paese: mi piace ricordare quella intitolata “Leonessa a quadri”, della misura di sei metri per quattro.

Volti che sono di per sé storie, fotografati e “incastonati” nelle architetture di Anghiari (grazie anche all’uso del grandangolo), e luoghi della memoria, a volte trasformati con la fantasia: «…una foto indaga la verticalità di un castello – abitato – poco distante da Anghiari, Galbino. Qui la verticalità ha un’appendice irreale: un lampione, un lampione pesante, rimane non perpendicolare al suolo ma crea un angolo di, più o meno, trenta gradi. Non so come Riccardo abbia creato questo effetto, glielo chiederemo all’inaugurazione della mostra, ma l’effetto ricorda qualche immagine di Chagall: forse una strega che vola veloce su una scopa ha creato un movimento nell’aria e questo movimento ha mosso il lampione pesante. Chissà perché, Riccardo passava da lì proprio in quell’attimo, aveva casualmente la macchina fotografica con sé e ha scattato…» racconta Giuseppe Di Leva nell’introduzione del libro.


Alla fine di questo viaggio entusiasmante, mi sono ritrovato dunque, senza accorgermi e senza fatica, proprio in cima a “la dritta”. Mi sono fermato. Ho guardato in basso. E sono ripartito. Ora “la dritta” per me è (e sarà per sempre) piacevolmente in discesa.


Attrezzatura utilizzata:

• Nikon D800E
• AF-S Nikkor 17/35mm f2.8
• AF-S Nikkor 14-24 f2.8G
• Nik Software Silver Efex Pro 2 (per l'elaborazione dei file)

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