1981-1999: Autofocus e digitale: eccoci nell’era fotografica moderna

A cura di: Marco Rovere


Akio Morita con la Sony Mavica: una reflex che, per
la prima volta, utilizzava un floppy come supporto di memorizzazione principale.
Fonte: fotographiaonline.it.

Nel 1981, quasi 100 anni dopo la decisiva svolta del 1888 (Box Kodak), il mondo della fotografia (ma non solo) viene scosso da una notizia che solamente 15 anni prima nessuno avrebbe neanche potuto (osato) immaginare: il fondatore della Sony Akio Morita (1921 – 1999) presenta la Mavica (Magnetic Video Camera), una reflex che utilizzava un floppy come supporto di memorizzazione principale. Era la prima volta che le immagini venivano registrate su un supporto digitale mobile invece che su una normale pellicola.
Si stava iniziando a scrivere un nuovo capitolo della storia della fotografia (e del mondo), quello dell’immagine elettronica.

E mentre a Parigi l’azienda francese KIS presentava il primo minilab (per la fotografia a pellicola, s’intende) e il concetto “foto in 1 ora”, che diventerà il messaggio pubblicitario di tutti i negozi di sviluppo e stampa rapido (qualcuno arriverà anche a “sviluppo e stampa in 15 minuti”), Pentax annunciava la prima reflex autofocus al mondo, la ME-F, che proponeva, per la prima volta, il sensore AF incorporato: il dialogo fra la macchina e l’obiettivo (uno zoom motorizzato) avveniva tramite i contatti elettrici che caratterizzano l’innesto KF. Sarà la prima di una lunga serie.
 


Copertina del manuale di istruzioni della Pentax ME-F.
 

Va considerato il periodo in questione: siamo all’inizio degli anni 80, fase che sarà scandita da avvenimenti capaci di sconvolgere lo scenario politico internazionale (come la fine della guerra fredda e la caduta del muro di Berlino) e trampolino di lancio verso la fine del millennio. La fotografia non era tra le priorità della popolazione e non era ancora un mezzo di comunicazione insostituibile come lo è oggi (il World Wide Web è nato ufficialmente il 6 agosto 1991, grazie all’informatico inglese Tim Berners-Lee): infatti, la produzione giapponese diminuisce nel 1982 e le vendite si riducono. E, pertanto, le due innovazioni (fotografia digitale e autofocus incorporato) del 1981 non vengono considerate dal mondo fotografico come, invece, avrebbero meritato.


La crisi del mercato fotografico investe anche Kodak e Polaroid, che propongono diversi progetti che non ebbero particolare fortuna (il formato Disc di Kodak ed il Polavision di Polaroid, per esempio) ed Agfa che, addirittura, chiude la sua fabbrica di apparecchi fotografici di Monaco e vende quella dei proiettori.
Naturalmente, nonostante il periodo non particolarmente roseo, la corsa all’innovazione tecnologica continua: nel 1984 la società giapponese Toshiba inventa la scheda flash memory (sarà il rullino del futuro) e nel 1985 la Minolta presenta la 7000, la reflex autofocus che, dotata di autofocus integrato e di avanzamento della pellicola motorizzato, risveglierà il mercato. Seguiranno con le stesse due innovative caratteristiche, la Nikon F501 (1986), la Canon EOS 650 e la Pentax SFX (1987).
Il mercato era ripartito e si stava sviluppando sia il comparto delle compatte analogiche (la Pentax presenta nel 1986 la prima fotocamera compatta dotata di zoom, la Zoom 70) che quello della nascente fotografia digitale: la RC-701 è la prima reflex digitale Canon (1986) e la Ion (1989) la prima compatta digitale. Kodak realizza un CCD da 1,4 milioni di pixel nel 1986, uno da 4 milioni nel 1988 ed entra, nel 1987, nel mercato del video elettronico con sette prodotti per la registrazione, la memorizzazione, l’editing, la trasmissione e la stampa di immagini video in formato elettronico. La software house statunitense Adobe Systems Incorporated, fondata nel 1982, presenta Photoshop, il primo software professionale per la gestione dell’immagine, destinato a scrivere un altro importante capitolo della storia della fotografia, quello della post-produzione.

Nel 1992, poi, viene presentata la Nikonos RS, la prima reflex autofocus subacquea e nasce la “lomografia”, grazie alla scoperta della fotocamera compatta russa Lomo.
 


Canon RC-701, 1986.

Nikonos RS, “la” reflex autofocus subacquea.

 


Logitech Fotoman, 1992.

 

Nello stesso anno anche l’azienda giapponese Sigma (fondata nel 1961) si lancia nel mercato delle reflex con il modello SA 300 e la svizzera Logitech (nata nel 1981) presenta la prima fotocamera digitale compatta ad avere un discreto successo nel mercato consumer (poteva essere connessa ad un PC come unità di storage). Ma è Kodak, l’anno prima, a fare la voce grossa: nel 1991 viene presentato il sistema di fotografia digitale KODAK DCS, che consente di riprendere immagini in formato elettronico utilizzando una fotocamera Nikon F3 dotata di un sensore Kodak da 1,3 megapixel.

Kodak, poi, si alleerà con Canon per la realizzazione di una reflex digitale (1994) e da questa collaborazione nasceranno quattro prodotti aventi come base la fotocamera a pellicola EOS-1N. Essi potevano quindi montare obiettivi EF, mentre il sensore d’immagine e l’elettronica erano progettati e costruiti da Kodak.


La stessa cosa la faranno Nikon e Fuji: da questa intesa nascerà la Nikon E2, presentata nel 1995, insieme alla variante per riprese in sequenza rapida Nikon E2S (che vantava una velocità di ripresa fino a sette scatti al secondo).

Sempre nel 1994, l’americana Sandisk (fondata nel 1988) presenta la prima scheda Compact Flash e la giapponese Epson (nata nel 1942) la prima stampante a colori inkjet (a 720 dpi), la Epson Stylus Color.


Casio QV-10, 1996.

 

COOLPIX 100, la prima compatta digitale Nikon.

 

Powershot 600, la prima compatta
digitale Canon.

 


Intanto, mentre nel 1996, grazie a Fuji, Kodak, Canon, Minolta e Nikon nasce il di poco successo sistema APS (acronimo di Advanced Photo System e tentativo vano di proporre un successore al formato 35mm: l’APS si basava su negativi speciali interfacciati magneticamente con la fotocamera da un lato e con il laboratorio dall’altro e permetteva la realizzazione di 3 formati di stampa), che verrà rapidamente “schiacciato” dalla nascente fotografia digitale, la giapponese Casio (fondata nel 1946) metteva in vendita la prima fotocamera compatta digitale con display LCD, la QV-10. Come successe nel 1888 con il Box Kodak, la fotografia (ora digitale) stava di nuovo andando verso tutti.

Ora toccava ai marchi più strettamente fotografici dire la loro: Nikon, per esempio, continuando a prendersi a spallate (analogiche) con Canon (sostituendo la F4 con la F5 per combattere la EOS-1), nel 1997 presentava la sua prima compatta digitale, la Coolpix 100, in risposta alla fortunata Canon PowerShot.

Ma è nel 1999 che la casa giallonera stupisce tutto il mercato, presentando la Nikon D1, la prima reflex digitale professionale offerta alla metà del prezzo dei modelli concorrenti.
 

La D1, la prima reflex digitale Nikon.

 

La corsa al digitale ormai era partita e, seppur con ancora spazio per la fotografia a pellicola (Pentax presentava nel 1997 la 645N, prima reflex medio formato autofocus; Hasselblad la Xpan nel 1998, 35mm a telemetro capace di offrire un doppio formato; Contax la 645, medio formato autofocus; la giapponese Mamiya, nata nel 1940, la 645AF, altra medio formato autofocus) il mondo (fotografico ma non solo) stava diventando digitale ad una velocità impressionante, sia per i produttori che per i consumatori finali.
La fotografia era ad una svolta decisa e decisiva della sua storia e, come già in altre occasioni, si dimostrava pronta a rischiare di mettere tutto in discussione (chi avrebbe mai pensato che si sarebbe potuto fare a meno della pellicola, ovvero dell’azione chimica della luce?). Forse forte del fatto che, in fondo, al di là di tutta la tecnica e dei modi per arrivare al risultato finale, in fondo sarebbe stata sempre la stessa: semplice (!)
riproduzione di una realtà già esistente.