Viaggi / Intervista 3


Senza muoversi

Federico Ciamei: Travel without moving + Jacqui Kenny: Agoraphobic Traveller


Si può anche viaggiare senza muoversi. Lo dimostrano Federico Ciamei e Jacqui Kenny. Il primo, fotografo e designer, ha scelto di raccontare in Travel Without Moving (Skinnerboox, 72 pp., 21x27cm, 45 euro) le avventure di grandi esploratori, attraverso pagine di diari di viaggiatori del passato, resoconti di mercanti, naturalisti o missionari. Nove storie ambientate in epoche e luoghi diversi, narrate per immagini sulla base di ricerche in biblioteche online, racconti di esplorazione, conquista o fantasia.



© Federico Ciamei

Disegnato da Alberto Moreu, il libro ha valso a Federico Ciamei una menzione speciale al premio Marco Bastianelli 2017 con questa motivazione: «viaggiare con la mente, viaggiare virtualmente, fissare attraverso la fotografia la memoria e la fantasia di esploratori veri ed immaginati. Intento raggiunto in un progetto editoriale particolarmente curato».




Saint Louis, Senegal © Jacqui Kenny

La seconda a viaggiare senza uscire di casa è Jacqui Kenny, che ha invece scelto Google Street View (che permette di visualizzare immagini panoramiche a livello stradale) per farlo. Jaqui, una neozelandese che vive a Londra, soffre di agorafobia e ansia, paura degli spazi aperti e di ambienti e situazioni non familiari. Limiti alla sua possibilità di viaggiare. Ma ha «trovato un altro modo di vedere il mondo», dando vita, su Instagram, al progetto #agoraphobictraveller, il viaggiatore agorafobico.




Atacama, Chile © Jacqui Kenny

Così, Jaqui vede virtualmente posti che altrimenti non visiterebbe mai e li racconta a modo suo, usando immagini di altri scattando screenshot che restituiscono, paradossalmente, uno sguardo personale e in qualche modo coerente. Come ha scritto il New Yorker che ha svelato la storia, Kenny «non si considera una vera fotografa, ma ha chiaramente un occhio molto particolare». Per chi vuole approfondire sul sito del prestigioso settimanale statunitense, la storia è qui. Tornando a Ciamei, pubblichiamo di seguito una breve intervista, partendo da qualche definizione più larga per arrivare allo specifico del suo progetto.




Sharjah, United Arab Emirates © Jacqui Kenny

Come definiresti la tua fotografia?

Non è per niente facile definire se stessi, una delle poche certezze che ho è che non vado forte con gli elevator pitch. Mi piace avere un motivo per approfondire e studiare argomenti che mi interessano e la fotografia me ne dà. E non ho troppi vincoli visto che di regole definite non ce ne sono ancora tante.




© Federico Ciamei

Da cosa è nato il progetto Travel Without Moving? Qual è la sua filosofia? Cosa hai voluto mostrare, dimostrare, rappresentare? Perché scegliere un progetto di viaggio, senza però muoversi?

Travel Without Moving è nato prima come una serie di fotografie di paesaggi, scattate all'interno di un museo di storia naturale, poi, dopo un po' di tempo, è venuto il titolo (da Dune) che mi ha aperto una strada di ricerca molto più ampia e mi ha permesso di mettere insieme materiali eterogenei in una forma narrativa. Volevo approfondire le possibilità della fotografia di fare fiction, e mi interessava lavorare sul confine della verità, un tema che oggi è molto attuale. Il viaggio e la ricerca dell'esotico sono abusati in fotografia e oggi non hanno quasi più senso perché l'esotico può esserci solo relativamente a un ignoto che oggi non esiste quasi più.




© Federico Ciamei

Nel passato potevano esserci esploratori che andavano in luoghi veramente sconosciuti e poi chi poteva mettere in dubbio quello che avevano visto? Oggi moltissime informazioni sono raccolte e catalogate nelle biblioteche e negli archivi, ma sono talmente tante che è come se potessero essere esplorate e riscoperte di nuovo. Nel mio libro ci sono delle pagine che contengono i link a tutti i documenti che ho usato per permettere a chi vuole di continuare l'esplorazione. Ed ecco che si viaggia senza muoversi.




© Federico Ciamei

Come hai lavorato per selezionare le nove storie che compongono il libro? Perché l'accostamento di luoghi come Costa Rica, Mar Rosso, Eritrea, Cile?

È partito tutto da una serie di paesaggi, i luoghi sono quelli dove sono ambientati alcuni dei diorami del museo di storia naturale. Da lì è iniziata la mia ricerca di storie che riguardassero esploratori, missionari, mercanti e botanici che avessero avuto a che fare con quei posti.




© Federico Ciamei

Pensi di continuare in futuro a sviluppare progetti singolari come questo? Ha cambiato anche il tuo modo di fotografare i tuoi assignment più classici?


Mi piacerebbe fare qualcosa di nuovo, ultimamente però ho tantissimi assegnati. Non mi piace ragionare così però devo dare la priorità ai lavori per cui vengo pagato e sono ancora costretto a considerare i miei progetti come cose da sviluppare nel tempo libero. Stilisticamente credo di aver guadagnato un paio di frecce in più che però uso con molta cautela perché negli assegnati preferisco spesso usare un altro linguaggio.




© Federico Ciamei
© Federico Ciamei
Chi è


Nato a Roma nel 1974, Federico Ciamei è fotografo e designer. I suoi lavori sono stati esposti al Festival Internazionale di FotoGrafia di Roma, allo Street Style, al Big Bang TV, al Villaggio Olimpico di Roma e al Photocapalbio. Autore di quattro libri: Villaggio Olimpico 196080s SWM seeks LTR, A-Z Milano, Travel Without Moving. Le sue foto sono state pubblicate su riviste come Le Monde, L’Espresso, Geo, Vanity Fair, Traveller.




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