Maestri 2

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Personal Best
Elliott Erwitt

A Venezia nasce un nuovo spazio dedicato interamente alla fotografia e ai linguaggi dell'immagine contemporanea: il Centro Internazionale di Fotografia Tre Oci. Inaugura il 29 marzo con la mostra “Personal Best” di Elliott Erwitt, una selezione di 140 fotografie scelte dall'autore tra le più celebri e significative della sua produzione (con un'aggiunta di inediti risalenti ai primi anni di attività): dall'immagine della dea Diana del Metropolitan Museum of Art di New York, che punta la sua freccia verso un ignaro visitatore, allo scatto più recente che ritrae il Presidente Obama e sua moglie Michelle sullo sfondo di una selva di telefoni cellulari e fotocamere digitali. Dopo il debutto newyorchese all'International Center of Photography, e le tappe di Parigi (Maison Européenne de Photographie) e Madrid (Reina Sofia), la retrospettiva di Erwitt approda in Italia, fino al 15 luglio, promossa dalla Fondazione di Venezia in collaborazione con Jacob Cohen e la cura di Denis Curti.

© Elliott Erwitt/Contrasto
SPAIN, Madrid, 1995, Prado Museum
© Elliott Erwitt/Contrasto

Oggi, a 84 anni, Erwitt, che sarà presente all'inaugurazione, è uno dei fotografi più celebri e celebrati. Origini russo-ebraiche, nascita a Parigi, infanzia in Italia, approdo negli Stati Uniti prima a New York e poi a Los Angeles. Membro da quasi cinquant'anni dell'agenzia Magnum, Erwitt si è applicato al fotogiornalismo raccontando gli ultimi sessant'anni di storia contemporanea con leggerezza, rapidità, garbo, ironia, senso dell'umorismo e della rappresentazione quasi cinematografica, tra intenti documentaristici e committenze commerciali, un po' aneddotica, un po' da cartolina.

© Elliott Erwitt/Contrasto
USA, New York, 1956, Marilyn MONROE
© Elliott Erwitt/Contrasto

Personaggi straordinari e gente comune, da Marilyn Monroe a Che Guevara, dai bambini agli animali (cani soprattutto) cui Erwitt dedica nel tempo una serie di veri e propri ritratti. Fra i più celebri c'è quello di un chihuahua vestito con tanto di cappotto e cappellino e messo di fianco alle zampe di un altro cane di grossa taglia e alle gambe della padrona tagliate dall'inquadratura; passato il riso del primo impatto, rimane l'evidenza dei fatti: stanno tutti sullo stesso piano. Figure e composizioni colte con uno stile diventato riconoscibile. Storie di quotidianità, animate da un bianco e nero che somiglia al tratto di un disegnatore. Una galleria composita di gesti, sorrisi, carezze, sguardi colti negli aspetti normali o insoliti, tragici, divertenti, commoventi. La capacità di andare vicino al sentimento della commedia umana. Come dice Erwitt stesso, «alcuni dicono che le mie foto siano tristi, alcuni pensano siano divertenti. Divertenti e tristi, non sono poi davvero la stessa cosa?».

© Elliott Erwitt/Contrasto
FRANCE, Paris, 1989 © Elliott Erwitt/Contrasto

Un'apparizione, una visione saltate fuori, come all'improvviso, dalla vita di tutti i giorni. Un lampo, un istante. «Nei momenti più tristi e invernali della vita, quando una nube ti avvolge da settimane», ha scritto Erwitt, «improvvisamente la visione di qualcosa di meraviglioso può cambiare l'aspetto delle cose, il tuo stato d'animo. Il tipo di fotografia che piace a me, quella in cui viene colto l'istante, è molto simile a questo squarcio nelle nuvole. In un lampo, una foto meravigliosa sembra uscire fuori dal nulla». Erwitt è un superclassico, con un talento naturale che va oltre la sua coscienza. Per lui «quando è ben fatta, la fotografia è interessante. Quando è fatta molto bene, diventa irrazionale e persino magica. Non ha nulla a che vedere con la volontà o il desiderio cosciente del fotografo. Quando la fotografia accade, succede senza sforzo, come un dono che non va interrogato né analizzato».

© Elliott Erwitt/Contrasto
USA, Santa Monica, California, 1955
© Elliott Erwitt/Contrasto

 

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