La fotografia di matrimonio

A cura di: Edoardo Agresti

Forse si tratta di una provocazione o forse no, ma ritengo che veramente la fotografia di matrimonio non esista. Tra l’altro se andate su Wikipedia alla voce “Fotografia” e leggete tra le “voci correlate” i vari settori in cui questa opera, si vede che non viene mai citato il matrimonio. Addirittura alla voce “Fotografo”, tra i vari aspetti di specializzazione, non figura quello di matrimonio. Ora, Wikipedia non è sicuramente la fonte più attendibile su cui fare una ricerca, però rispecchia sicuramente il pensiero comune, visto che è appunto scritta da persone comuni.

Mentre concordo sul fatto che la fotografia di matrimonio non esista, trovo ovviamente assurdo che non venga in alcun modo presa in considerazione la professione del fotografo di matrimonio. Quelli, ovviamente, esistono.
Cerco di spiegarmi meglio.

Credo che non esista uno stile fotografico legato esclusivamente alla fotografia di matrimonio e perciò, in tal senso, tale fotografia non esiste. Credo invece che ci siano due macro-contenitori che, caratterizzati da elementi oggettivi, tecnici e creativi comuni, inglobino la fotografia di matrimonio: la moda e il reportage.

Approccio con il soggetto, tecnica e attrezzatura utilizzata. La peculiarità di questi tre elementi distingue i due gruppi sopraddetti. Nel caso della moda, il fotografo è assolutamente invasivo, presente. Dirige i soggetti, interviene nel costruire la scena, dispone tutti gli elementi compositivi e impone ai modelli ruoli o atteggiamenti pensati dal fotografo stesso. C’è un controllo assoluto della luce, magari coadiuvato da lampade, flash e pannelli riflettenti.

Insomma i soggetti dipendono dalle scelte creative di chi li fotografa. La scelta dell’attrezzatura è conseguenza di queste esigenze. Un tempo si utilizzavano - e ancora oggi alcuni lo fanno - macchine medio formato corredate dal classico 80 mm. Oggi si usano sempre più spesso delle reflex 35mm, comunemente corredate con obiettivi tra il 35 e l’85 mm. Le tempistiche dello scatto, proprio per le esigenze derivate dal taglio moda, sono piuttosto lunghe dovendo controllare e mettere in sintonia molti elementi. Se abbiamo davanti un bravo fotografo alla fine ogni scatto è uno scatto da stampare. In questo caso la creatività è tutto. Il rischio di ottenere scatti banali - ossia quegli stereotipi che fanno dire “tutte le foto di matrimonio sono uguali” -, è però altissimo!

Se sostituiamo le parole “soggetti” e “modelli” con “sposi” ci troviamo davanti tutto quel mondo di fotografi - fino a poco tempo fa la stragrande maggioranza - che imposta il matrimonio in forma cosiddetta “classica” o “posata”. Ecco quindi che il servizio di matrimonio è un servizio di moda: né più, né meno.
Cerchiamo invece di osservare ciò che succede e raccontare in immagini l’evento. In disparte, senza che nessuno si renda conto della presenza del fotografo, senza che i soggetti sappiano mai di essere ripresi. Cerchiamo di ruotare continuamente intorno alle varie scene, scattiamo in modo che dalla fotografia si percepisca il tentativo di sospendere nel tempo un attimo libero. Cerchiamo di raccontare le emozioni dell’evento.

Ovviamente il contenitore che raccoglie tali sensazioni è importante tanto quanto il contenuto. Ossia la fotografia deve avere una luce interessante, un taglio originale, una composizione curata e deve emergere con più o meno prepotenza la notizia. Non si può dire che una foto è reportage se manca la notizia. Non sempre è possibile realizzare le due cose in modo sublime. Alcune volte la notizia prevale sulla qualità dello scatto e viceversa. Forse la bravura del fotografo di reportage sta proprio nel riuscire a ottenere questo equilibrio. L’attrezzatura è molto varia e dipende dalla sensibilità del fotografo anche se le ottiche prevalenti sono quelle estreme: grandangoli e teleobiettivi.
Anche in questo caso il pericolo di fare degli scatti banali - ossia foto in cui non emerga uno straccio di notizia e di emozione - è altrettanto altissimo e, per certi aspetti, molto più rischioso rispetto alla foto di moda: nel vero reportage deve essere “buona la prima”. Se perdi il momento, l’attimo, hai perso tutto! Sostituiamo anche stavolta le parole “evento” e “soggetti” con “matrimonio” e “sposi” ed ecco che il servizio di matrimonio non è altro che il reportage di un giorno speciale. Per questo la fotografia di matrimonio non esiste.