Il racconto fotografico

A cura di: Roberto Puato con i contributo del Dipartimento Audiovisivi Fiaf


 

Il racconto fotografico
 

IDEAZIONE E PRODUZIONE DI UN PORTFOLIO FOTOGRAFICO funzionale all'idea ed allo storyboard dell'autore


Lo storyboard viene illustrato dalla sequenza delle singole foto che deve essere in grado di comunicare, con logica e chiarezza, l’idea scelta dal fotografo. Quindi il portfolio fotografico dell’audiovisivo si può definire come il complesso coerente di immagini fotografiche finalizzate a esprimere una idea centrale.

Ciascuna immagine del racconto dovrà avere un proprio significato e arricchire lo stesso con nuovi elementi, ma è evidente che l’operazione di strutturare l’opera secondo il “file rouge” dello storyboard porterà al significato vero del racconto che nascerà dal sapiente accostamento delle foto stesse.

Come nella struttura linguistica il verbo indica un’azione e quindi un passaggio, un movimento, un prima e un dopo, così nell’immagine fotografica ci può essere un piccolo o un grande, un davanti e un dietro, una destra e una sinistra, un fermo o un mosso, un nitido ed uno sfuocato.
Il racconto fotografico deve segnalare “ lo scorrere del tempo” ed avere una propria coerenza narrativa con la sua introduzione, il suo svolgimento, il suo momento culminante, e la sua conclusione.

Gli elementi costitutivi sono:

La vicenda: COSA si fotografa
Il racconto: COME si fotografa
Il significato: idea centrale (PERCHÉ)
 

Immaginiamo quindi di sottoporre un nostro racconto fotografico ad un duplice esame:

1. Il primo riguardante le informazioni da dare nel coerente progetto narrativo predisposto, cioè la “continuità” del racconto

2. Il secondo riguardante il livello espressivo, cioè la “novità” del racconto

Se il racconto fotografico supererà l’esame, se presenterà continuità e novità, molto probabilmente riuscirà a dire di più e meglio di quanto avrebbe potuto dire un uguale numero di singole foto.

Per meglio esemplificare i concetti sin qui espressi, Vi invitiamo a visionare lo Storyboard, comprensivo di progetto fotografico, e l’audiovisivo SUL FILO di Laura Mosso del Gruppo Fotografico EIKON AV-BFI di Torino.

 

 

1. Origine del progetto

Ho visitato Bratislava, capitale della Slovacchia.
È città di antiche origini, che negli ultimi anni ha subito notevoli trasformazioni per adeguarsi agli standard culturali ed economici delle altre capitali europee.
La caratteristica che più mi ha colpito sono le installazioni permanenti di alcune statue bronzee a grandezza naturale,
situate a dieci metri d’altezza.
Quei fili d’acciaio che tenevano in sospeso quelle figure hanno ispirato questo racconto.

 

• Come posso fare per restituire le stesse sensazioni che ho provato?
• Emozione sonora Sono partita dalla musica: ho scelto la colonna sonora di “Forrest Gump” (che evoca il volo della piuma all’inizio del film) per sottolineare la leggerezza delle statue
• Emozione visiva

Le statue erano così realistiche che ho immaginato che fossero persone vive, che vivessero una loro vita parallela alla nostra, lassù in alto nel cielo.
Per gioco ho costruito la loro storia e ho provato a raccontarla.

Sono andata alla ricerca di un testo IN POESIA che illustrasse la mia storia. Nella proiezione ho inserito alcuni versi.

 

2. STORY BOARD

Sono arrivate sul filo dopo un lungo viaggio,
un volo senza tempo;
per loro una serenità senza incertezze
e una vita colma di speranze.
All’improvviso nascono desideri inaspettati:
salire al cielo o scendere nel mondo….
ma non è possibile realizzarli.
Le statue sono sempre lassù,
sospese tra la terra e il cielo:
non possono salire per arrivare più in alto,
non possono scendere per partecipare alla vita degli uomini.
Continuano ad esistere immobili al loro posto.
In fondo sono fortunate,
il filo che le sostiene è robusto e non si spezzerà:
quindi non devono preoccuparsi di mettere insieme i pezzi,
di ricucire i fili della vita,
a volte spezzati,
come dobbiamo faticosamente fare noi.

 

3. MONTAGGIO E REGIA

 
Buio, dia nera
 
Musica di attesa, sta per cominciare la vicenda
 

Sono arrivate sul filo dopo un lungo viaggio,
un volo senza tempo

 

INTRODUZIONE

Sfrutto l’elemento sorpresa, le prime immagini quasi in controluce.
Musicalmente comincia il tema della colonna sonora.

Gioco con le forme
Solo alla settima dia faccio vedere bene di che cosa si tratta

 

SVOLGIMENTO

Musica in crescendo… Mostro altre statue

Gioco con gli spazi
Gioco con le geometrie
 

SVOLGIMENTO

La musica si distende leggera, da l’idea di apertura.
Dopo la parte descrittiva sta per succedere qualcosa.

 

e siam volati leggeri tra i sogni
Anticipo l’ultima statua



Per loro una serenità
senza incertezze

 

SVOLGIMENTO

La musica aumenta d’intensità e si fa più veloce. Siamo al momento importante della storia

Stesso gioco di forme dell’equilibrista
una vita colma di speranze
senza incertezze
 

SVOLGIMENTO

All’improvviso nascono desideri inaspettati ...

Primo desiderio:
 
(con la funicella)

Ma la cupola
è lontana,
irraggiungibile
Musica quasi in sospeso

Le statue non possono
salire verso il cielo

 

SVOLGIMENTO

La musica cambia di tonalità, diventa più grave
(è palese la delusione di non aver realizzato il primo desiderio)

Secondo desiderio:
la mano protesa verso… niente

la palla non arriva a toccare la punta


Le statue non possono scendere per partecipare alla vita degli uomini



Non è possibile realizzare i desideri

 

CONCLUSIONE

Musica aumenta d’intensità, e sottolinea che la storia è giunta alla fine

 


Le statue sono sempre lassù,
sospese tra la terra e il cielo:
Continuano ad esistere immobili al loro posto

 

RIFLESSIONE

In fondo sono fortunate, il filo che le sostiene è robusto e non si spezzerà:
quindi non devono preoccuparsi di mettere insieme i pezzi, di ricucire i fili della vita, a volte spezzati, come dobbiamo faticosamente fare noi

 
In fondo non è da tutti spaziare sul filo della vita
 
senza doverne ricucire i contorni…

 

AUDIOVISIVO SUL FILO