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Roma 1956 - 1960
William Klein

Roma, seconda metà degli anni Cinquanta. Un giovane americano, William Klein - pittore, grafico e fotografo reduce dal successo del suo libro-diario fotografico su New York (Life is Good & Good for You) - arriva nella Città Eterna attratto dal cinema. Per lavorare con Federico Fellini, come aiuto regista, al suo nuovo film, Le notti di Cabiria. Il film subisce dei ritardi, le riprese slittano, ma con la sua macchina fotografica Klein percorre a lungo la città in compagnia di Fellini e di altre guide d'eccezione (come Pasolini, Flaiano, Moravia), fotografando manifestazioni di piazza, passeggiate per i Fori, domeniche a Ostia, scene di vita quotidiana, set di moda, realizzando un affresco personale, magistrale e potente, della città, ("Roma è un film e Klein lo ha girato" commentò Fellini).


William Klein. Roma fotografie 1956-1960

60 di quelle fotografie sono in mostra fino al 25 luglio presso i Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali di Roma. Accompagna la mostra William Klein ROMA Fotografie 1956-1960 la nuova edizione, aggiornata e rivista, del libro Roma + Klein che Contrasto ripubblica a cinquant'anni esatti dalla prima uscita (pubblicata in Italia da Feltrinelli). Di seguito Sguardi pubblica il testo che Alessandra Mauro ha scritto per l'occasione:

"Klein ha occhi come coltelli. È spietato e scandaloso ma non è mai cattivo – è tenero e buffo e violento – e, sono sicuro, profondamente innamorato di questa nostra pazza Roma".
Sophia Loren


William Klein. Roma fotografie 1956-1960

«Un ragazzo americano di talento, cresciuto per le strade di New York, si ritrova, macchina fotografica in mano, ad avere tempo a disposizione e una città come Roma da scoprire. Potrebbe forse desiderare qualcosa di meglio? Così deve essersi sentito William Klein quando, nel 1956, sbarcò a Roma. L'idea o forse meglio, il pretesto, era stato un incontro, tra il fortuito e il procurato, con Federico Fellini, a cui Klein si presentò con la baldanza della giovane età, pronto a chiedere udienza. Lo stesso Klein ha raccontato questo episodio: "Roma è la mia città fortunata. Nel 1956 pubblicai il mio libro fotografico su New York. All'epoca sorprese, sconvolse e influenzò un'intera generazione di fotografi. In quel periodo ero soprattutto un pittore astratto, ma la pittura geometrica e hard edge che praticavo, non mi consentivano di trovare una forma di espressione originale. Fu così che provai a sperimentare la fotografia. Dopo il libro su New York, sentivo di aver detto tutto qualche volevo con una macchina fotografica e il mio successivo obiettivo diventò il cinema. Ero un appassionato di Felllini e riuscii a combinare un incontro con lui a Parigi: desideravo dargli una copia del mio libro. Lui mi disse ‘ce l'ho già. La tengo vicino al letto. Ma perché non vieni a Roma e diventi mio assistente?' Ero nel cuore dei miei vent'anni e così, senza problemi, arrivai a Roma".

Ma i piani non funzionano come programmato. Oltre ad avere già molti assistenti, Fellini non è pronto a iniziare le riprese: come spesso accade nelle produzioni cinematografiche mancano i soldi, i produttori latitano. Certo, si cominciano a selezionare le comparse (e il casting diventa un luogo da sogno per il giovane americano!) ma altri intoppi rallentano il lavoro e rimescolano le carte. Cosa rimane, quindi da fare? Niente. O forse tutto. Ancora Klein: "Naturalmente, Federico aveva già uno stuolo di assistenti ma, ad ogni modo, lavorai con lui al casting di Le notti di Cabiria documentando un intero esercito di prostitute e protettori, e cercando i luoghi in cui girare. Il film però fu rimandato. E io mi ritrovai a pensare: Va bene, ho fatto un libro su New York,  allora perché non farne uno anche su Roma?".

E Roma gli apre le braccia accogliente e festosa, con bonomia e sarcasmo, esattamente come accadeva negli anni Cinquanta, dove tra i vicoli e i ruderi sembravano trovare riparo artisti, scrittori, attori e registi di tutto il mondo. Il rito del Grand Tour, che per secoli ha accompagnato l'educazione sentimentale e intellettuale dei giovani artisti nordeuropei e americani, si rinnova in Klein di fronte a una Roma tutta da scoprire. Le sue "passeggiate romane" hanno guide di eccezione: Pier Paolo Pasolini, Ennio Flaiano, Alberto Moravia, Giangiacomo Feltrinelli, lo stesso Fellini. Sono loro che gli consegnano le chiavi di una città apparentemente facile da vivere, frizzante e allegra, ma complessa come non mai. Con loro si ritrova al caffè Rosati in Piazza del Popolo, percorre le periferie o il nuovo quartiere dell'EUR. Trascorre le domeniche sulla spiaggia di Ostia, dove cerca gli sguardi e i sorrisi beffardi dei ragazzi di vita cari a Pasolini, oppure lungo i Fori, tra gruppi di militari in licenza, o ancora in Piazza San Pietro, tra le suore in estasi.

Proprio tra i vicoli di Roma Klein decide di misurarsi con uno dei temi che diventeranno cari alla sua esperienza di fotografo: raccontare per immagini una città incognita, il suo spirito unico, la sua forza, osservando chi la abita e entrando, anche solo per un momento, all'interno del flusso esistenziale che la percorre. Se infatti New York era il diario visivo, complesso e frastagliato, di un figlio tornato a casa, che ritrova immagini e sentimenti cui suo malgrado appartiene, Roma è un'altra cosa: c'è una lingua da imparare, una città da decifrare e conoscere. Qui c'è bisogno di capire come si possa vivere in un posto simile. Da dove provenga quella leggerezza ironica che permette di sopportare il peso di un passato tanto ingombrante, fatto di imperatori e papi. Come si riesca ad andare avanti, tra antiche piazze e nuove automobili, affrontando un futuro incerto ma gravido di attese in una città che sta uscendo ora, finalmente, dal cupo dopoguerra per vivere una breve stagione spensierata e prospera. Bisogna sentire il fardello di una città che è anche il cuore di un'antica e forte religione, dove il Vaticano detta non solo gli orari delle preghiere ma anche le ragioni politiche all'intero paese.

Tutto questo era Roma negli anni Cinquanta. Tutto questo, con entusiasmo, intelligenza curiosa, sguardo tenero e beffardo, Klein cerca di narrare in fotografia, affinando un metodo e un'abitudine visiva che utilizzerà ancora quando gli capiterà di raccontare Tokyo, Mosca o, più recentemente, di riannodare i fili di un passato visivo che ancora oggi lo lega alla città dove ha scelto di vivere da oltre cinquant'anni: quella Parigi che, più di tutte, è ai suoi occhi di americano, sempre un po' straniero, una meravigliosa e continua Moveable Feast. Se siamo pronti a entrare nella Roma di Klein, scopriremo, senza alcun tipo di gerarchia, graffiti sui muri e ritratti di famosi registi, insegne di negozi, manifesti pubblicitari e grandiose panoramiche su Fori Romani. E se qui, per la prima volta, Klein porterà la moda per strada, trovando scenari quotidiani per sfolgoranti vestiti e splendide modelle, nelle sue foto nobili blasonati e semplici comparse di Cinecittà si daranno la mano confondendosi l'un l'altro. Nelle sue foto, come nel libro che realizzò e che viene ora pubblicato in una nuova edizione, tutto converge allora nell'accelerare un ritmo caotico ma veritiero. Il respiro di una intera città. Tutto è Roma, niente è escluso».

Chi è
Nato a New York nel 1928 da una famiglia ebrea di origine ungherese, William Klein all'età di 18 anni passa due anni nell'esercito d'occupazione e si stabilisce poi a Parigi per diventare pittore. Nel 1954 torna a New York e lavora a una sorta di diario fotografico che uscirà due anni dopo in un volume disegnato dallo stesso autore, Life is Good & Good for You in New York, che gli varrà il premio Nadar. Raggiunge Fellini a Roma per fargli da assistente. Alla fine degli anni '50 si avvicina al cinema al quale si dedicherà in maniera esclusiva per alcuni anni realizzando diversi film. Negli anni '80 torna alla fotografia e pubblica numerosi libri. Il suo lavoro viene esposto in tutto il mondo e riceve molti premi e riconoscimenti. Innumerevoli i lavori, i libri, i progetti realizzati da questo poliedrico e instancabile artista.

 

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