Anniversari

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New York, 10 anni dopo

L'attacco alle Twin Towers ha cambiato la storia recente. La fotografia ha fermato istanti decisivi, alcuni dei quali sono riproposti dalle mostre che, in occasione del decennale, sono state realizzate. In Italia, spiccano gli appuntamenti di Roma e Milano.

© Steve McCurry / Magnum Photos
© Steve McCurry / Magnum Photos
USA. New York City. 2001.
Firefighter seen through blown out windows of the World Financial Center.

Nella cornice museale della Centrale Montemartini la mostra Cities of New York rende omaggio, fino al 9 ottobre, alla metropoli americana e alla memoria delle vittime. L'esposizione romana presenta immagini scattate in quella data apocalittica ma si stempera e si arricchisce con le molteplici visioni di New York interpretate da molti artisti della contemporaneità che usano linguaggi espressivi differenti. Scorrono le fotografie icone di quel giorno drammatico nel centro di Manhattan, firmate dal grande fotografo newyorkese Allan Tannenbaum, i disegni ispirati a Ground Zero dell'artista americana Susan Crile, le foto di backstage e il video del film Rebirth, la sequenza in Polaroid di Michael Ackerman dei volti delle vittime dell'11 settembre, gli scatti in bianco e nero di una New York del passato.

© Peter Morgan / Reuters
© Peter Morgan / Reuters
An American flag flies near the base of the destroyed World Trade
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Accanto alle foto di quell'attualità, la scelta è caduta su immagini di New York «musa e modella di eterna contemporaneità e dal fascino complesso, ricercata per le sue multiformi sfaccettature, fonte inesauribile di stimoli creativi, di racconti fotografici, di film e di video» come dice la curatrice Mariateresa Cerretelli. Tra gli autori italiani, Gabriele Basilico restituisce l'immenso spazio urbano della Grande Mela, inciso nel suo inconfondibile skyline. Luciano Bobba trasforma New York in un osservatorio ideale per cogliere gli scenari di vita e crea, attraverso le insegne pubblicitarie, un gioco di quinte sovrapposte. Angelo Bucarelli scolpisce nella sua installazione una grande scatola della memoria, un viaggio evocativo con tanti oggetti di uso comune che hanno popolato le Torri quando erano piene di vita. Giusy Caltagirone insegue con la sua fotografia l'incanto della musica che circola come un vortice nella città americana. Gabriele Croppi sospende in un silenzio irreale una delle città più rumorose del mondo e carica di narrazione e di poetica metafisica i suoi bianchi e neri profondi e contrastati. Olimpia Ferrari filtra le sue memorie e i suoi sentimenti nella sacralità delle chiese newyorkesi. La luce americana di Franco Fontana penetra nel paesaggio urbano ed esalta con il gioco di luci e di ombre il teatro di strada del vivere quotidiano. Maurizio Galimberti scompone e ricompone nei suoi mosaici la verticalità dei palazzi e dei grattacieli alzando lo sguardo sempre di più verso il cielo. Moreno Gentili spiazza la mente e il cuore con la sua rivisitazione newyorkese e focalizza lo sguardo sulla sua potentissima immagine, scattata prima del maledetto 11 settembre con le ombre delle Torri gemelle che si proiettano sulla città.

© Maurizio Galimberti
© Maurizio Galimberti
Notre Dame?… de New York
Da originali Polaroid - Stampa a pigmenti su tela
Artist proof edition - 72 x 94 cm

A Palazzo Reale, a Milano, Fondazione Forma per la Fotografia propone fino al 2 ottobre 11.9 Il giorno che ha cambiato il mondo. Dieci anni dopo. Documenti e immagini, una mostra fotografica che ripercorre le fasi della tragedia attraverso le immagini di quanto accadde quel giorno a New York, quando in meno di venti minuti (dalle 8,45 alle 9,03 del mattino) due Boeing si schiantarono contro la torre nord e la torre sud del World Trade Center di Manhattan. La mostra, corredata da vari documenti (le prime pagine dei quotidiani di tutti gli Stati Uniti, testimonianze personali, contributi), presenta una selezione di immagini realizzate a New York l'11 settembre 2001 e i giorni immediatamente successivi, da alcuni dei più grandi fotografi del mondo – James Nachtwey, i grandi autori della Magnum Photos come Steve McCurry, Alex Webb, Gilles Peress, Susan Meiselas e altri.

© Moreno Gentili
© Moreno Gentili
Twin Towers, New York, 2001
Stampa al carbone su carta cotone - Artist proof edition - 100 x 103 cm

Un'occasione per ricostruire quei momenti terribili e frenetici, per ricordare quel giorno crudele e fatale che ha sconvolto le coscienze e l'immaginario di tutti. Un evento dall'impatto mediatico irrefrenabile e senza precedenti che ha scardinato le nomali modalità con cui fino a quel momento si realizzava, usava e fruiva, la fotografia di documentazione. Come ha scritto John Updike, «è stato tremendo, come vedere una casa degli orrori. Mia moglie ed io guardavamo annichiliti dalla finestra e all'improvviso l'intera struttura ha tremato ed è scomparsa. La mia esistenza è cambiata in modo profondo». Da quel giorno, il mondo è cambiato.

Oltre alle due mostre romana e milanese, ci piace segnalare il montaggio, opera di Dan Meth, di cameo di film hollywoodiani dal 1969 al 2001, con le Torre Gemelli sullo sfondo (http://vimeo.com/28171399). E un volume, tra i molti usciti per l'occasione, Undicisettembre di Luigi Bonanate: (Bruno Mondadori, 160 pp., 13 euro), di cui per finire riportiamo un estratto.

«Se noi poi guardiamo agli effetti planetari dell'undicisettembre, e non più esclusivamente al loro vissuto americano, scopriamo che i danni si sono estesi a ogni angolo della terra senza risparmiare nessuno. Il mondo è stato vittima del più grande “inganno” mai costruito nella storia: inganno di bin Laden e di al-Qaeda che non erano e non sono tanto forti e potenti da reggere la sfida che essi stessi hanno lanciato senza poi potere o sapere raccoglierne i frutti (che in realtà non c'erano); inganno, meglio, autoinganno del mondo occidentale, del nostro mondo, che ha voluto convincersi di essere sottoposto a un immenso e terribile ricatto universale al quale non avrebbe potuto sfuggire se non con una «guerra al terrorismo», insensata in teoria, inefficace in pratica, ma iconograficamente rassicurante ed esaltante. Quanti mali del mondo, quanti simboli negativi sono stati caricati sulle spalle di bin Laden in questo decennio? Lo abbiamo addirittura fatto diventare il protagonista del film più visto e democratico della storia, perché chiunque ha potuto proiettarvi le sue idee, i suoi timori, condividendoli in modo rassicurante e mescolandoli con quelli di tutti gli altri: un immenso e sconcertante Facebook in cui tutti si rassicureranno l'un altro, racchiusi in una piazza mediatica che tutti dovrebbe difendere, ma in cui nessuno va più alla ricerca della verità perché ormai essa è proiettata sullo schermo. Guai a chi crederà ancora che ciò che vede è “vero”! Millenni di riflessione filosofica, di ricerca della verità, di sforzi e tentativi per strappare alla complessità del reale le chiavi per la sua lettura: tutto ciò sarebbe gettato e spazzato via. Forse bin Laden non è morto e sta organizzando un nuovo ancor più diabolico attentato… Questa l'amara morale che si può trarre dalla straordinaria “favola/tragedia moderna” cui abbiamo assistito negli ultimi dieci anni. E ora non siamo neppure sicuri che sia tutto finito. Ma potrebbe anche darsi che questo periodo suggelli la svolta di un'epoca storica importantissima, quella della dominazione occidentale sul mondo e di un sistema di relazioni internazionali fatto di sopraffazioni e conquiste, di guerre e rivincite. Entreremo forse in un'era nella quale le egemonie non solo non saranno più cercate ma non sarebbero neppure più utili. Che il mondo, in un'eccezionale e misteriosa eterogenesi dei fini, celebri tutto in uno la fine di una sua età per vederne nascere un'altra? Che in una più modesta ma libera ricerca della verità possiamo avviarci lungo la via della costruzione di un nuovo mondo?».