Inviati

Rinascite

Olmo Amato

 

L'idea di Rinascite ha preso forma durante un viaggio in Finlandia che risale all'estate 2013. In quaranta giorni, guidando per circa 5000 chilometri tra Helsinki e Capo Nord, mi sono ritrovato a percorrere luoghi incontaminati e mai visti. L'aspetto più sorprendente di quei posti è la loro incredibile luce naturale: il sole di mezzanotte, i crepuscoli infiniti, l'assenza della notte, erano capaci di farmi perdere la cognizione del tempo. Man mano che procedevo verso nord le tracce dell'uomo scomparivano, il tempo si faceva sospeso, gli ambienti rarefatti, l'alba e il tramonto si fondevano l'una con l'altro.
 


© Olmo Amato

Sono tornato a Roma con una voglia incredibile di assembleare i miei lavori di viaggio. Dovevo metterci mano prima che quell'infatuazione si perdesse, svanendo nel caos metropolitano.
Rinascite non era un'idea chiara in partenza, ma si è sviluppata tanto progressivamente quanto inaspettatamente. Ho iniziato raccogliendo e selezionando fotografie di paesaggi, non solo della Finlandia e della Norvegia, ma anche di altri miei viaggi: Germania, Scozia, Polonia e Italia.
Un giorno, su internet, trovai delle meravigliose foto dei primi anni del ‘900 che erano state scattate da agenzie fotografiche statunitensi tra l'inizio del secolo e gli anni trenta. Tutto quel materiale, composto da decine di migliaia di scatti, era stato raccolto in un enorme archivio digitale, fruibile su internet, messo a disposizione dal Library of Congress di Washington. Era una fonte inesauribile di idee e risorse.
 


© Olmo Amato

Per buona parte si trattava di scansioni di lastre di vetro con emulsione ai sali d'argento, scattate con banco ottico. Erano fotografie di eventi pubblici e di vita quotidiana di abitanti di Atlantic City, Detroit e Washington. Decisi così di realizzare una serie di fotomontaggi utilizzando i miei paesaggi come luoghi dove far rivivere le persone di quelle foto. Da quando ho iniziato a fotografare ho sempre avuto l'impressione che le mie foto fossero incomplete, ma non nel senso di una foto sbilanciata nella composizione. Piuttosto ho sempre avuto l'idea che i paesaggi che fotografavo mi nascondessero qualcosa.
 


© Olmo Amato

Persino quando compongo l'inquadratura, considero quasi sempre la presenza di elementi e persone che in quel momento non sono fisicamente lì. Quello che immagino al momento dello scatto non sempre farà parte della composizione finale. La foto è solo il primo, incompleto momento del mio processo creativo. Ciò che mi fa riappropriare delle immagini è la tecnica del fotomontaggio, vista come alterazione del reale, dello spazio e del tempo.
 


© Olmo Amato

In Rinascite ho sempre cercato di evitare un'eccessiva manipolazione. Le immagini da cui parto per costruire fotomontaggi non sono mai più di due o tre. Il risultato finale è la realizzazione di una fotografia plausibile, che per quanto realistica deve necessariamente lasciare un dubbio sulla sua autenticità. A differenza della fotografia "tout court", nelle mie immagini cerco la discrepanza temporale, una sorta di “qui e ora” esteso nel tempo, come se l'istante fosse sostituito da un tempo dilatato, forse in qualche modo più cinematografico.
 


© Olmo Amato

Fotografo alla ricerca continua di luoghi senza tempo, per lo più naturali. La presenza umana, nei miei scatti, è ridotta a traccia, residuo, testimonianza di un mondo che non esiste più.
Considero l'immagine alla stregua di un campo di forze che attira necessariamente delle presenze. Mi viene spesso in mente il film Picnic at Hanging Rock di Peter Weir, un film che ho visto da ragazzo. Ricordo l'intensità di quella montagna, il mistero che solo lei sapeva trasmettere. Un luogo, quello di Hanging Rock in Australia, che nel film sembra emanare energie difficili da controllare. Forse nella scelta dei paesaggi tendo ad immaginare l'ambiente proprio così: enigmatico e per certi versi impenetrabile.
 


© Olmo Amato

Un luogo che può ospitare la gente, anche solo per un attimo, per poi risucchiarla chissà dove.
Un aspetto che mi affascina è l'idea è che dei luoghi del presente siano popolati da figure del passato. Non sono mai alla ricerca della loro storia, quello che mi interessa è che delle vite passate possano smarrirsi in questo limbo. La loro non è una resurrezione ma una rinascita: quello che si portano dietro altro non è che l'attimo fuggevole dello scatto. Può trattarsi di vestiti, pensieri, ricordi o sogni, non ha importanza. Cosa sta facendo quell'uomo? Cosa osserva? Osserva qualcuno, qualcosa o è semplicemente assorto nei suoi pensieri? Cosa pensa? Chi si nasconde al di là dell'inquadratura? La risposta, ovviamente, è ignota.
 


© Olmo Amato

Quando monto le immagini cerco sempre di lasciare spazio alla domanda, di rimanere nell'ambiguità, lasciando che sia lo spettatore stesso a trovare le risposte dentro di sé.
Una volta scelto il paesaggio, parto da una vaga idea di chi o cosa vorrei inserire. Ovviamente non è tutto così facile: non sempre le illuminazioni delle immagini da integrare sono coerenti, come spesso non lo sono il livello di dettaglio e la grana. Questa è infatti la parte più lunga del lavoro. Ma la cosa davvero affascinante è trovarsi a lavorare contemporaneamente con fotografie fatte a cento anni di distanza, con supporti e tecnologie differenti, mescolarle insieme e vedere cosa ne esce fuori.
 


© Olmo Amato

Credo che all'origine di tutta la mia ricerca ci sia principalmente un aspetto ludico.
Da piccolo il mio gioco preferito erano i Lego, passavo intere giornate a costruire mondi immaginari partendo da quei singoli elementi. Crescendo mi sono appassionato alle scienze e gli studi universitari mi hanno portato ad approfondire le conoscenze verso il mondo biologico, delle biotecnologie e delle neuroscienze. La mia è stata una ricerca indirizzata a capire quali fossero quei mattoncini colorati che regolano le nostre esperienze, i ricordi e le emozioni. Mi sono laureato in neurobiologia, ma non ho proseguito nella ricerca scientifica. Sono tornato in qualche modo sui miei passi, al gioco forse, in quella ricerca che porta alla scomposizione e ricomposizione del reale.
 


© Olmo Amato

Chi sono

Sono nato a Roma nel 1986. Parallelamente agli studi universitari, mi sono dedicato alla fotografia e alla sperimentazione di tecniche di manipolazione digitale e fotomontaggio. Sono fotografo e videomaker professionista dal 2010, mi occupo di post-produzione e didattica. Sono curatore di archivi fotografici e specializzato in stampa digitale fine-art. Lavoro dal 2010 come fotografo e operatore video per la Fondazione Sigma-Tau, documentando eventi di carattere scientifico-divulgativo. Dal 2011 ho realizzato laboratori didattici di fotografia per ragazzi presso le Biblioteche di Roma. Collaboro con il Fondo Alberto Moravia occupandomi dell'archivio fotografico dell'associazione. Dal 2010 ho realizzato diversi progetti personali tra cui “Sogni, memorie e incubi dalla metropoli”, selezionato allo Young Illustrators Award 2014 di Berlino, e “Rinascite”.