Di Gerardo Bonomo
 

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Foto n.1: la MPP armata con il Nikkor
150mm W f/5,6 con il volet in cartone del Polapan alzato pronta per scattare

Premessa
Questa è una storia che comincia nel 1943, in America. Siamo durante le vacanze di natale e una bambina di tre anni, Jennifer, sta facendo la regista a suo papà, indicandogli tutte le cose che vuole siano fotografate. Alla fine della giornata di "shooting" la bimba chiede a suo padre, a proposito delle foto: "Perché non posso vederle ora?" Dopo neppure un'ora dalla domanda il padre ha già confezionato, quantomeno nella sua mente, la risposta, una nuova macchina fotografica e una nuova pellicola autosviluppante.

Din, meglio conosciuto come Edwin Land, meglio conosciuto ancora come artefice della neonata Polaroid, getta così le basi di uno dei sistemi più rivoluzionari di tutta la storia della fotografia, la pellicola Polaroid. Bisognerà però aspettare fino al febbraio del 1947 perché l'idea si trasformi nella sua prima realtà.

Polaroid è diventata così, in seguito, la compagna inseparabile tanto della gente comune che dei professionisti.
Per decenni sono state scattate su pellicola polaroid tutte le fototessera del mondo, per decenni la ricerca mondiale in tutti i suoi campi ha utilizzato il sistema Polaroid per registrare scoperte o immagini di routine. Per decenni i fotografi professionisti di tutto il mondo hanno usato il "Pola" per controllare l'inquadratura, le luci, l'esposizione prima dello scatto definitivo, soprattutto con il banco ottico.
I trenta secondi occorrenti per lo sviluppo sono ancora oggi molto lontani dai sessanta minuti che occorrono per sviluppare una diapositiva, o dai quindici che occorrono per sviluppare una negativa.
Poi, ecco il digitale, che nell'ambiente professionale fotografico a ridotto a zero il tempo occorrente per previsualizzare il risultato finale e in molti casi ha anche sostituito lo scatto finale su pellicola diapositiva.

Tra le decine di emulsioni brevettate da Land nei decenni ce n'è una in particolare, il Polapan 55, che ha preso da subito una strada ben diversa rispetto al progetto industriale finale.
Il principio comune a tutte le emulsioni Polaroid si basa sul trasferimento di una parte della chimica del negativo impressionato in ripresa sul cartoncino positivo, e questo vale tanto per le Polaroid in bianco e nero che a colori. Il negativo è in realtà una sorta di secondo cartoncino che, una volta imbevuto della chimica di sviluppo non è più utilizzabile per ristampe convenzionali successive, anche per il fatto che non si tratta di un trasparente ma di un opaco. Il Polapan 55, invece, contiene un vero e proprio negativo che, dopo aver trasferito parte della chimica sul positivo per ottenere l'unica stampa finale immediata a contatto, è ancora perfettamente riutilizzabile per ristampe ed ingrandimenti successivi.
L'intenzione del progetto non era comunque quella di dare un negativo paragonabile a quello convenzionale, ma una sorta di negativo d'emergenza per fototessere o fotocronaca. Ma fin dal suo esordio fu lo stesso Ansel Adams – consulente di Edwin Land fin dagli anni 40 - ad apprezzare le qualità eccezionali del negativo Polapan 55. Scrive Adams nella sua "Autobiografia": Dal 1950 in poi molte delle mie fotografie più riuscite sono state fatte con pellicola Polaroid.

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Foto n.2 f/22 1": questa immagine è stata scattata al crepuscolo. La lunga posa ha permesso di registrare il gregge come una sorta di "nebbia vivente". Abbiamo chiesto
al pastore di rimanere immobile ma, stanco dopo una lunga giornata di transumanza
si è leggermente mosso togliendo parte
del contrasto cercato tra la sua posizione statuaria e il movimento del gregge

Negli ultimi dieci anni il digitale ha radicalmente rivoluzionato tutto il mondo della fotografia, dallo scatto all'elaborazione fino ai sistemi di invio, di archiviazione. La possibilità di scattare un'immagine e mandarla in tempo reale da un telefono cellulare a un altro, o a una casella di posta elettronica hanno reso la fotografia condivisibile in tempo reale, abbattendo i limiti di tempo e di
distanza.
Eppure…
Eppure ancora oggi è possibile fotografare con sistemi tradizionali, con tempi e modi più complessi: si scatta, si sviluppa, si stampa. L'istante che occorre per scattare ed inviare via MMS un'immagine diventano minuti, ore, per ottenere però alla fine non un'immagine, ma una vera e proprio fotografia, una stampa appunto, da tenere nel portafoglio, da incollare in un album, da incorniciare e appendere alla parete non diversamente da un quadro.
Eppure…
Eppure ancora oggi fotografare attraverso il sistema tradizionale porta ancora a risultati unici, sia in termini di composizione che di "sapore".
Quando scattiamo in 4x5 dobbiamo fare innanzitutto i conti col peso e l'ingombro del treppiede – treppiede poco "digi" e molto tradizionale – della valigia in alluminio che custodisce l'attrezzatura.
Di norma non si hanno a disposizione più di una ventina di scatti e, non per metterla sul piano economico, ogni scatto costa come 36 scatti bianco e nero in formato 24x36mm o 12 scatti in formato 120. E' il regno della meccanica e dell'ottica pura. Se c'è una pila che deve funzionare, è quella dell'esposimetro esterno, sempre che vada a pile. La folding o il banco non sono che dei soffietti di stoffa gommata tesi tra due riquadri di metallo. L'ottica non ha neppure la messa a fuoco – si focheggia allungando o accorciando la lunghezza del soffietto -; la parte più tecnologica del tutto è l'otturatore meccanico dell'obiettivo, potrebbe anche essere impreciso, o addirittura non funzionare affatto: di norma i tempi di posa sono talmente lunghi che al posto dell'otturatore si potrebbe usare il coperchio dell'obiettivo, levandolo e rimettendolo sull'obiettivo contando a mente il trascorrere dei secondi della posa.
Se escludiamo in questo caso la pellicola, il Polapan, che è nato intorno agli anni cinquanta, tutto il resto dell'attrezzatura non è molto diversa da quella usata nell'ottocento: insomma, si lavora esattamente come quasi duecento anni fa, e tra le azioni quotidiane, forse solo il gesto dello scrivere – a mano – è rimasto immutato negli ultimi secoli, il resto è tutto cambiato. Ci si sente quindi parte di un qualcosa che non ha tempo, e si fotografa di conseguenza. Tutta questa "povertà tecnologica" porta a un'attenzione tecnica inconsueta: ci si deve preoccupare di valutare l'esposizione con estrema attenzione – i bracketing dono molto costosi…-, di preparare il treppiede e sormontarvi la fotocamera, di mettere in bolla la fotocamera, di focheggiare ingrandendo con un lupe l'immagine che compare capovolta sul vetro smerigliato, nascosti sotto un grande telo nero attraverso il quale della realtà non se ne vede che una porzione, e per di più con i lati invertiti e capovolta, di decentrare e/o basculare la/le standarte a seconda delle situazioni, di chiudere il diaframma al valore desiderato, di armare l'otturatore e di chiuderlo per prepararlo allo scatto, di inserire lo chassis al posto del vetro smerigliato, di sollevare il volet che protegge la pellicola e poi, a questo punto, finalmente, di scattare.
Una volta scattato si aprono due strade, quella dello sviluppo immediato per valutare subito dopo lo scatto l'immagine acquisita, o quella dello sfilare il Polapan appena esposto dal dorso e di riporlo in attesa di svilupparlo al rientro, sperando…
Che si sviluppi subito o più tardi, una volta rientrati, una volta che il Polapan attraversa i rulli d'acciaio del dorso iniziano contemporaneamente due processi, lo sviluppo e il fissaggio della pellicola, e lo sviluppo e il fissaggio della negativa; dopo solo 20 secondi arriva il momento magico. Si aprono i cartoncini di tenuta del Polapan e si separa il negativo dal positivo. Basta un'occhiata per capire se lo scatto è venuto come era stato previsualizzato e se tutte le decine di variabile che ci tenevano separati dal nostro obiettivo sono state superate.

Qualche dato tecnico
Il Polapan 55 restituisce una stampa positiva con una risoluzione intorno alle 20 linee/mm e un negativo con una risoluzione di ben 160 linee/mm seconda solo a due emulsioni di Kodak per il bianco e nero, la Technical Pan, con 320 linee/mm e la T Max 100 con 200 linee/mm.
La sensibilità di 50 ISO ne fa così una pellicola con una grana finissima e una risoluzione eccezionale, il tutto unito a una gamma tonale molto estesa che permette delle stampe e degli ingrandimenti successivi stupefacenti rispetto alla apparente semplicità del processo di sviluppo/fissaggio che alla temperatura di 20°C dura appena 20 secondi.
Nonostante la superficie completa del negativo sia di 10x12cm, la superficie utile è di 9x12cm.
All'esterno dell'area utile l'immagine non è mai completamente sviluppata e sono visibili gli attacchi fustellati del negativo. Questa cornice naturale ogni volta diversa porta a un piacevolissimo contrasto visivo tra l'eccezionale nitidezza della superficie utile e il bordo sviluppato in parte e fustellato. La cosa non è naturalmente passata inosservato a molti fotografi famosi che da sempre hanno volutamente incluso nella stampa finale anche il bordo, con risvolti estetici da un lato, come testimonianza inequivocabile del fatto che la stampa è stata eseguita da un negativo Polaroid dall'altro. Sempre nel campo della ricerca artistica fotografica, hanno avuto molti proseliti anche i transfer e gli spellicolamenti dei positivi a colori Polaroid.

Presente e futuro del Polapan 55

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Il Nikkor W 150mm f/5,6: è l’obiettivo con cui è sono state realizzate le immagini di questo Experience


L’obiettivo da ingrandimento EL-Nikkor 150mm f/5,6 utilizzato per le stampe delle immagini di questo Experience

In questo momento di grande affermazione del digitale tutto il mondo dell'acquisizione sulla pellicola sta subendo una forte contrazione nella domanda. L'offerta, di conseguenza, sta già subendo qualche battuta d'arresto: Agfa, per citare solo un esempio ha già dismesso da alcuni anni la stesa della negativo bianco e nero APX 25 e negli ultimi mesi ha dimesso anche la stessa della APX 100 nel formato 4x5.
Va da sé che le emulsioni più minacciate sono proprio quelle professionali sia nel tipo di emulsione che nel formato. Probabilmente l'emulsione che sarà più facilmente reperibile nei prossimi anni sarà la negativa a colori 135.
Il problema, decidendo di lavorare in Polapan 55 è che è una negativa unica al mondo: si potrebbe utilizzare una pellicola piana bianco e nero di altra marca ma si andrebbe comunque a perdere quello che riteniamo personalmente il fascino mai sopito del Polapan dallo scatto allo sviluppo fino alla stampa. Che dire: la speranza è l'ultima a morire…
Un altro indubbio vantaggio del Polapan 55 rispetto alle pellicole piane convenzionali sta nel fatto che non è necessario disporre di diversi chassis caricati con la pellicola piana: va tenuto presente che in uno chassis, sempre relativamente pesante ed ingombrante si possono caricare due pellicole piane alla volta. Un'autonomia di soli 20 scatti presuppone la disponibilità di 10 chassis carichi. Il Polapan 55, al contrario, è una sorta di busta di cartone che contiene la positiva, la negativa, il volet e tutta la chimica necessaria allo sviluppo. Si utilizza con l'apposito dorso Polaroid che funge sia da contenitore per l'esposizione che da sistema per l'attivazione dello sviluppo a scatto ultimato. 20 scatti Polapan occupano lo spazio di cinque chassis convenzionali e sono molto più leggeri.

Sul campo
Per lavorare in Polapan 55 è necessario un banco ottico 10x12 o una folding 10x12. La differenza tra le due macchine sta nel fatto che la prima dispone di movimenti di basculaggio e decentramento più ampi rispetto alla folding mentre la seconda è decisamente più leggera e portatile.
Il treppiede è d'obbligo con entrambe le fotocamere.

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Foto n.4. f/32, 22": grazie al diaframma relativamente chiuso
e al basculaggio di entrambe le standarte siamo riusciti ad ottenere una nitidezza perfetta sia sulla
parte a sinistra che a destra del vagone, nonostantequest’ultimo fosse molto angolato rispetto alla fotocamera

L'obiettivo o gli obiettivi incorporano sempre anche l'otturatore: abbiamo così un sistema molto meno delicato dei convenzionali sistemi fotografici.
Da un punto di vista di costi mai come oggi è possibile trovare a prezzi veramente irrisori tanto i banchi che le folding che i relativi obiettivi: bastano 500 Euro per diventare felici possessori di un banco o di una folding con un obiettivo base, un 150mm.
Il lavoro che presentiamo in questo Experience è stato realizzato con una folding MPP inglese del 1955 e con un obiettivo Nikkor 150mm f/5,6 W degli anni 80. La qualità che siamo riusciti ad ottenere è di gran lunga superiore a qualsiasi sistema fotografico di medio o piccolo formato ed è decisamente superiore a quello ottenibile con qualsiasi fotocamera digitale compatta o reflex.
A vantaggio del grande formato sugli altri sistemi fotografici c'è la possibilità di decentrare e basculare. Decentrando è possibile spostare sia in orizzontale che in verticale il punto di presa: un decentramento verso l'alto dell'ottica anche di pochi millimetri porta come conseguenza a un innalzamento del punto di vista di parecchie decine di centimetri. Il basculaggio invece, serve innanzitutto per estendere l'area utile di messa a fuoco permettendo di avere contemporaneamente a fuoco tutti i punti di un oggetto disposto diagonalmente davanti alla fotocamera. Con i sistemi tradizionali per estendere l'area di messa a fuoco si utilizza la profondità di campo, chiudendo progressivamente il diaframma, ma non sempre è possibile ottenere una perfetta messa a fuoco semplicemente diaframmando, mentre col basculaggio non esistono praticamente limiti.

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Foto n-5. interpolati i due particolari del soggetto più vicini e più lontani dalla fotocamera mostrano lo stesso livello di dettaglio

Nikon ha a catalogo due ottiche decentrabili per 35mm, un 28 e un 35mm a cui ha recentemente affiancato un 85mm che oltre a poter essere decentrato può anche essere basculato, migliorando sensibilmente l'estensione del punto di fuoco anche nel sistema 35mm.
Resta un indubbio vantaggio del grande formato sul piccolo formato proprio nell'area utile del negativo ottenuto, e teniamo presente che stiamo parlando di negativi 10x12 cm: non il Polapan ma con altre emulsioni esistono negativi e positivi anche nel formato 13x18 e 20x25 cm. Ma è già più che sufficiente il confronto tra il formato 10x12 e il 35mm – o il medio formato – per apprezzare visivamente l'enorme differenza in termini di nitidezza e assenza di grana a parità di ingrandimento.
Se le differenze sono ben visbili nel colore, probabilmente nel bianco e nero sono ancora più evidenti: la gamma tonale di un negativo 10x12 non è neanche lontanamente confrontabile a quello di un fotogramma 24x36mm. Addirittura, più è grande il negativo di partenza più è facile ottenere stampe con un'estesa gamma tonale.

Il treppiede: come per gli altri sistemi fotografici, anche per il grande formato il tipo di treppiede impiegato è estremamente determinante sul risultato finale. Sia la testa che il treppiede devono avere specifiche idonee per sopportare il peso del banco o della folding. E' sempre opportuno innalzare il punto di vista allungando prima le gambe e poi la colonna del treppiede. Se si lavora in esterni con basse temperature è necessario attendere alcuni minuti perché il treppiede si acclimiti e il serraggio delle gambe abbia l'effetto corretto. Se si lavora in esterni su terreno morbido è opportuno disporre di puntali in acciaio per poter "infilzare" le gambe nel terreno e scongiurare così qualsiasi movimento. Ove possibile, soprattutto se il treppiede è in fibra di carbonio, è opportuno appendere alla base della colonna un peso – va bene la borsa fotografica – per aumentare la stabilità laterale. In una giornata ventosa il treppiede è più sensibile del normale a spostamenti laterali. Una volta posizionato il banco o la folding e aver sistemato tutti i parametri, dopo aver estratto il volet è sempre buona norma aspettare qualche secondo prima di agire sullo scatto dell'obiettivo – sempre e solo usando uno scatto a distanza di almeno 50cm di lunghezza!!! – in modo da permette al treppiede di smorzare ogni vibrazione residua.

Il paraluce: dando per scontato che lavorando col banco si cerca e si pretende il massimo della qualità dal proprio sistema, l'uso del paraluce è fondamentale per permettere all'obiettivo di lavorare nelle migliori condizioni senza infiltrazioni di luce parassita nell'obiettivo. A causa del variare dell'angolo di campo a seconda del diaframma impiegato, non esiste un paraluce specifico per ciascun tipo di focale da banco ottico, suggeriamo l'impiego di uno più cartoncini neri da fissare " a bandiera " in alto e sui due lati dell'obiettivo, questo anche in giornate nuvolose, perché non è solo la luce puntiforme del sole a causare problemi se un raggio tocca direttamente una lente dell'obiettivo ma anche la potente luce "a bank" di un cielo nuvoloso.

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Foto n.6: f/32 22", filtro giallo basculaggio della standarta anteriore e decentramento sempre della standarta anteriore per "superare" il mucchio di rottami in primo piano

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Foto n.7: inserendo nel portanegativi dell’ingranditore un righello trasparente possiamo determinare sulla stampa finale le reali dimensioni di ogni singolo dettaglio sul negativo


Foto n.8: un particolare ingrandito circa 7 volte del negativo precedente: corrisponde a una stampa a pieno negativo di 70x84 cm. Per valutare correttamente l’ingrandimento
un secondo righello è stato appoggiato sul foglio di carta da stampa prima dell’esposizione sul piano dell’ingranditore


Foto n.9: ed ecco un altro scatto dove, per cercare di migliorare la profondità di campo,
si è passati dal f/32 dell’immagine precedente a f/64


Foto n.10. ed ecco un confronto fra i due particolari evidenziati giallo dei due scatti precedenti: se a prima vista gli scatti apparivano identici, anche dopo un ingrandimento di 7x, a un ingrandimento successivo si nota una grande differenza in termini di risoluzione e nitidezza proprio a vantaggio della prima immagine, scattata a f/32; chiudendo infatti il diaframma a f/64, oltre a non aver ottenuto alcun aumento necessario nella profondità di campo, si è entrati nella sfera della diffrazione causata
da un diaframma chiuso al massimo ma non progettato per quello scopo: il Nikkor 150 W ha infatti “solo” cinque lamelle di diaframma che acuiscono maggiormente l’effetto diffrazione quando vengono chiuse oltre al diaframma consigliato dalla Casa che è appunto f/32. di contro tutte le ottiche Nikon per il grande formato sono state progettate per dare già il massimo della qualità anche utilizzate a tutta apertura, esattamente
come si fa per le ottiche del formato 24x36
di altissimo livello. La targhetta qui
ingrandita sul negativo è lunga poco più di 2mm: in questa immagine l’abbiamo portata a un ingrandimento 35x, pari a una stampa
a pieno negativo di 3,5x4,2 metri!!! Sottolineiamo l’eccellenza del dettaglio – naturalmente nell’immagine scattata a diaframma ottimale – e la grana che a ingrandimenti così spinti comincia appena a comparire. Necessitando comunque di un aumento della profondità di campo si può tranquillamente chiudere il diaframma
a f/64: si otterrà comunque un’ottima immagine che andrà però poi stampato solo fino a un certo ingrandimento massimo, (intorno ai 50x60 cm.) e non oltre

I filtri: lavorando con pellicola bianco nero soprattutto in esterni l'impiego di un filtro giallo è raccomandato in qualsiasi situazione. Migliora il contrasto generale dell'immagine, "buca" il velo atmosferico – che tende a sbiadire i soggetti all'infinito proporzionalmente alla distanza macchina/sfondo – e scurisce leggermente l'azzurro del cielo di una giornata serena o serena con nuvole; soprattutto questo fattore è molto complesso da restituire all'immagine in fase di stampa "bruciando" il cielo. I predetti miglioramenti vengono accentuati impiegando un filtro arancione, ed esasperati con l'impiego di un filtro rosso dando un tono decisamente drammatico alla scena inquadrata –l'azzurro del cielo diventa quasi nero sulla stampa finale. Se il soggetto è vegetazione è consigliabile l'uso di un filtro verde che "stacca" i vari piani della vegetazione dando più tridimensionalità a situazioni come i paesaggi.

Il diaframma di lavoro: con l'impiego delle ottiche Nikon per grande formato il diaframma massimo raccomandato dalla casa è tra f/22 e f/32: gli obiettivi Nikon per grande formato sono ottimizzati per lavorare già con un'eccellente resa ottica a tutta apertura; si chiuderà quindi il diaframma in virtù dell'estensione della profondità di campo desiderata, che va comunque innanzitutto ampliata utilizzando i basculaggi delle standarte anteriori e posteriori del banco o della folding. Supera f/32 significa estendere maggiormente la profondità di campo ma senza nessun aumento della nitidezza generale, al contrario, con la probabilità di introdurre il fenomeno della diffrazione che abbassa in modo proporzionale la nitidezza generale dell'immagine, vedremo nelle prove sul campo che questo abbassamento generale della nitidezza è comunque avvertibile solo a forti ingrandimenti.

Il tempo di scatto: utilizzando una pellicola di bassa sensibilità come il Polapan, magari in accoppiata con filtro giallo che riduce di 2/3 la luminosità della scena, spesso ci troveremo in situazioni in cui il tempo di scatto suggerito sarà pari o superiore a 1 secondo di posa a cui andrà aggiunto ulteriore tempo di posa a causa dell'effetto di non reciprocità comune a tutte le pellicole.

In una giornata nuvolosa, quindi, può essere facile utilizzare tempi di 5 o 10 secondi o superiori che verranno impostati sulla fotocamera, sempre agendo sul cavo di scatto a distanza, utilizzando o la posa B, che mantiene l'otturatore aperto finché non cesserà la pressione sul pulsante di scatto, o la più conveniente posa T che apre l'otturatore alla prima pressione sul pulsante di scatto e lo richiude alla seconda pressione sul pulsante di scatto.

La messa a fuoco: un buon lupe 8X è l'ideale per un accurato controllo della messa a fuoco sul vetro smerigliato del banco o della folding. Una volta effettuata la messa a fuoco è raccomandabile bloccarla agendo sulla leva di blocco dell'estensore del soffietto disponibile su qualsiasi banco o folding.

Lo scatto sul Polapan: una volta inserita la busta contenente il positivo/negativo nello chassis Polaroid lo si posizionerà nel dorso della fotocamera bloccandolo, si estrarrà il volet di cartone che si autobloccherà sulla posizione di massima estensione e, dopo aver atteso qualche istante perché la macchina si stabilizzi, si scatterà senza indugio e senza indugio si riporterà il volet nella posizione di chiusura.

Lo sviluppo può a questo punto avvenire immediatamente sul campo o, cosa raccomandabile se si intende lavorare poi con il negativo, essere eseguito in un secondo momento, in un ambiente controllato e preferibilmente a una temperatura intorno ai 20°C. nel caso si voglia invece sviluppare il Polapan sul campo basterà poi riporre il negativo appena sviluppato in un contenitore riempito con acqua in cui potrà essere conservato fino a 72 ore dall'avvenuto sviluppo.

Il tempo di sviluppo dipende dalla temperatura a cui si trova la busta contenente il negativo: se lavoriamo in esterni in una giornata fredda e volgiamo iniziare a sviluppare in interni in un ambiente riscaldato, dobbiamo attendere fino a che le buste non arriveranno alla stessa temperatura dell'ambiente di lavoro.

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Foto n.11. f/22 4”:poco dopo l’alba il sole sta lambendo il terreno e inizia a sciogliere la brina che si è depositata ovunque: bisogna correre se si vuole fotografare una cosa caduca come la brina; è bastato il tempo di posizionare il treppiede e la folding che il sole stava già cominciando a lambire la traversina inquadrata e a sciogliere la brina

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Foto n.12: nel dettaglio dell’immagine precedente, lungo sul negativo originale
poco più di 20 mm è possibile distinguere i cristalli di brina depositati sul bordo dei fili d’erba e lungo il rilievo del legno della traversina

Lo sviluppo perfetto: una volta sviluppato il negativo questo andrà immediatamente immerso in acqua: bisognerà attendere circa un'ora prima che i cartoncini di tenuta fissati sul negativo si distacchino naturalmente. A questo punto, una volta staccati i cartoncini di tenuta dal negativo questo andrà immerso in una soluzione di solfito di sodio al 18% ( 440 gr sciolti in 2 litri d'acqua) o una soluzione liquida pronta per l'uso brevettata dalla Ornano (solfito di potassio). Dopo qualche decina di secondi il negativo è pronto per il lavaggio finale. Polaroid raccomanda di non fissare mai il negativo in fissaggi convenzionali fotografici con l'eccezione del Kodak Rapid Fix with Hardener che indurendo l'emulsione previene eventuali graffi. Dopo il lavaggio finale suggeriamo un passaggio in acqua demineralizzata in cui sia stata aggiunta qualche goccia di convenzionale imbibente per prevenire la formazione di macchie di calcare sul negativo una volta asciutto. A questo punto il negativo può essere stampato con i sistemi tradizionali analogici di stampa bianco e nero sia su carta politenata che baritata sia normale che a contrasto variabile. Il negativo va poi conservato o nelle tradizionali buste di carta velina o in plasticoni per dia o nega in formato 10x12 cm. Per i data sheet sia sulla pellicola che sul suo utilizzo rimandiamo al sito www.polaroid.com da dove è possibile scaricare in formato PDF tutte le informazioni sia sul prodotto che sul suo trattamento.

 

 

Conclusioni
Indipendentemente dal risultato qualitativo finale scattare in grande formato porta a un rituale e a una tempistica ben diversa da quella delle fotocamere convenzionali. Se da un lato il soggetto di riferimento è ovviamente uno sitll life o un paesaggio – ma nulla vieta di eseguire ritratto e moda - dall'altro la ricerca dell'inquadratura, del punto di vista e del punto di fuoco obbligano il fotografo a una concentrazione maggiore rispetto ai sistemi convenzionali, con risultati diversi quindi anche da un punto di vista concettuale.
E' da rimarcare il fatto che Nikon, nata agli inizi del 900 come fabbrica specializzata nella costruzione di binocoli, cannocchiali e telemetri per la marina imperiale nipponica, nel corso di quasi un secolo di vita ha realizzato anche obiettivi per fotocamere medio formato (come Bronica), per fotocamere grande formato e perfino obiettivi da ingrandimento.
Così come abbiamo trovato anni fa "affascinante" scattare con una Leica a vite e stampare poi l'immagine con l'ottica da ripresa, ci pare ugualmente affascinante – e contemporaneamente estremamente performante – questa recente ricerca che ha visto coinvolti da un lato una fotocamera che lavora da mezzo secolo (o dalla ventesima parte di un millennio…) e un sistema, il Polapan, nato come sistema a sviluppo immediato con negativo a perdere che si è invece da subito dimostrato di qualità eccellente e dall'altra parte un marchio come Nikon in grado di "seguire" otticamente il fotografo tanto nella ripresa – anche in grande formato – che nella stampa finale.
Può sembrare quantomeno retrò non solo parlare di bianco e nero ma addirittura di grande formato e di una pellicola particolare come il Polapan. Se il senso vero della fotografia è produrre una fotografia, quindi un'immagine stampata su carta ( e non qualcosa da visualizzare semplicemente su un monitor), ci sembra che oggi le strade si siano semplicemente moltiplicate: si può ancora lavorare su pellicola sia a colori che in bianco e nero per poi decidere se stampare su carta fotografica chimica (passaggio obbligato per la stampa bianco e nero fine art museale) o scannerizzare il negativo e stampare sempre su carta fotografica tradizionale chimica con il sistema di stampa laser, o con stampanti ink jet. Ugualmente, si può scattare in digitale e stampare poi ancora una volta su carta fotografica tradizionale chimica o via ink jet. Approcci diversi con l'unico risultato di arrivare a immagini stampate ma ciascun approccio con un suo preciso e differenziato "sapore" sia all'atto della ripresa che della stampa e visualizzazione finale.
Per scattare in grande formato, oltre al doversi someggiare pesanti treppiedi, fotocamera, obiettivi, chassis – nel nostro caso il semplice dorso Polaroid – si devono poi fare i conti su una previsualizzazione e una preparazione dello scatto molto laboriosa. Ma è proprio attraverso questo "labora" che si arriva a fotografare soprattutto certi soggetti e non altri, in un certo modo e non in un altro e con un certo risultato finale. Ugualmente, scattando con una "semplice" reflex digitale ci si possono permettere lussi in termini di prontezza e visualizzazione dello scatto impensabile rispetto al grande formato. E nuovamente: altri soggetti, altri modi di fotografare, altra fruizione dell'immagine finale. Non c'è, a parer nostro, un meglio e un peggio ma semplicemente stradeparallele, a volte convergenti, a volte divergenti.
Se vogliamo parlare ancora una volta del senso, all'inizio del terzo millennio della fotografia in bianco e nero cercheremo di stilizzare in una frase il senso che per noi ha ancora oggi il b& e pensiamo a Wim Wenders regista e provetto fotografo, che scrisse una volta: "il mondo è a colori, ma la realtà è in bianco e nero".
Se vogliamo parlare di "strade" riportiamo un'apparente battuta ascoltata di recente in una comica di Stanlio e Ollio, proferita da Stanlio, naturalmente: "Che cos'è una deviazione? E' la strada sbagliata per arrivare nel posto giusto".