Intervista 1

A cura di:

Leggere portfolio, Insegnare fotografia, Fotografare
Lina Pallotta, Stefano Compagnucci

Nell'ambito del Festival della Letteratura di Viaggio sono state organizzate nello Spazio Fontana del Palazzo delle Esposizioni di Roma due letture di portfolio, in collaborazione con la Scuola Romana di Fotografia e FotoGrafia Festival Internazionale di Roma, che hanno visto la partecipazione di alcune decine di appassionati di fotografia. Sguardi accompagna le interviste con alcuni protagonisti degli incontri con due gallerie fotografiche di immagini selezionate (una per fotografo) dai lavori presentati.


Alessandro Penso

Alessandro Penso - Drag Queen

Qui a fianco, la gallery del primo incontro accompagnata dall'intervista a Lina Pallotta e Stefano Compagnucci, che insegnano alla Scuola Romana di Fotografia e hanno letto i portfolio presentati con altri fotografi e addetti ai lavori. A loro abbiamo chiesto di parlarci - in parallelo - del senso, dei sensi, del loro essere contemporaneamente giudici e suggeritori (nella lettura dei portfolio), pedagoghi e sensibilizzatori (come insegnanti di fotografia) e autori e produttori (come fotografi) di immagini che poi vanno sul mercato e/o seguono le strade profonde e difficili dei progetti personali.


Alessandra Quadri

Alessandra Quadri - Famiglia, Casilino 900

 

Come è stata l'esperienza delle letture di portfolio organizzate all'interno del Festival della Letteratura di Viaggio? Cosa pensi del livello di selezioni proposte? Che bilancio fai? C'è qualcosa che ti ha colpito in particolare?

Thomas Marroni
Thomas Marroni - Flying Rats

Sara Udinesi
Sara Udinesi

Lina Pallotta (LP) La lettura di portfolio è sempre un momento, per me, di grossa concentrazione sia emotiva che intellettuale. L'incontro con le immagini di chi accetta di mettersi a nudo e confrontarsi con il gusto e l'approccio di persone sconosciute, richiede una profonda onestà ma anche un tatto e un rispetto per il lavoro di chi inizia a confrontarsi con il giudizio del mondo altro/fuori. Mi sforzo di evitare giudizi troppo drastici, e di trovare i momenti di forza - anche quando non immediatamente visibili - presenti nel lavoro. In poche parole, evidenziare le potenzialità da sviluppare e allargare le possibilità che si possono esplorare con la produzione di immagini. In questa situazione specifica ho avuto grosse difficoltà dovute alla qualità non molto alta dei portfolio presentati. Molte persone hanno presentato un'insieme di immagini scollegate tra loro, il tipo di lavoro accettabile quando si ci presenta ad una scuola, un livello amatoriale ma senza focus. Questa è anche la cosa che mi ha sorpreso e a momenti imbarazzata, mi sono posta vari quesiti sul tipo di discorso sulla fotografia e sulla comunicazione attraverso le immagini in ambito italiano. È necessario chiarire in maniera esplicita il significato di portfolio e mettere dei paletti che evitino il ripetersi di situazioni simili. Le possibilità offerte dal digitale e dal self-publishing sul web non possono sminuire o annullare la storia del mezzo fotografico, anzi sono e devono essere lo spunto per una seria elaborazione e sintesi. Altrimenti il qualunquismo avrà la meglio e ci ritroveremo tutti culturalmente impoveriti.

Stefano Compagnucci (SC) La mia esperienza è stata del tutto fruttuosa, ne sono uscito più ricco e stimolato, da ripetere senza dubbio. Il livello complessivo delle immagini è stato medio ma considerando che la lettura era aperta a tutti, professionisti e non, denota maggiore interesse. Sono rimasto invece colpito dalla quantità di fotografie scattate in analogico, questa è stata per me una sorpresa, ho visto immagini stampate in bianco e nero nella maniera tradizionale e pellicole diapositive convertite in formato digitale e poi stampate, sono pienamente d'accordo con questa scelta di ripresa, soprattutto quando si parla di studenti di fotografia, trovo infatti fondamentale per loro muovere i primi passi nel vecchio e consolidato mondo della pellicola, per approdare poi nel più giovane mondo del digitale.

 


Francesco Ricci Lotteringi

Francesco Ricci Lotteringi - Insegnante di pugilato.Havana, Cuba 2008

 

Cosa insegni all'interno della Scuola Romana di Fotografia? Qual è il tuo approccio e qual è il tuo rapporto con gli studenti?

Paolo Cardinali
Paolo Cardinali - Cina, Shangai. Fake Market.
Il mercato dei 'falsi'
dove si lavora incessantemente giorno e notte

Serena Grillo
Serena Grillo - Rêverie

(LP) Insegno Reportage d'autore. Il centro motore della mia classe è la costruzione di storie visive. La fotografia come linguaggio. Il punto di partenza è rappresentato dall'esposizione di tutte quelle regole che compongono e caratterizzano la tradizione della narrativa fotografica - sia Documentaria che del Reportage - al fine di comprendere e sovvertirne i codici narrativi tradizionali e ampliare le possibili aree di approccio personale. Cerco di far emergere le ragioni intime e personali che ognuno di noi ha, come elementi integranti di un processo che produca immagini pregnanti e ricche di tensione emotiva. Cerco di dare particolare importanza al concetto di contenuto e al punto di vista personale, in quanto garanzia dalle facili generalizzazioni dei sistemi comunicativi dominanti. Il rapporto con gli studenti è amichevole. Ogni classe si compone di due momenti dialetticamente interconnessi: visione di una serie di lavori importanti di fotografi che hanno fatto la storia di questo genere di fotografia; intenso lavoro di revisione critica dei lavori prodotti dagli studenti, selezione e montaggio: imparare come costruire e creare una storia o una serie.

(SC) Insegno fotografia di still life e  fotografia di ritratto. L'approccio che ho con gli allievi è ovviamente del tutto professionale. Presento allo studente i miei lavori, sottopongo le mie pubblicazioni, mostro infine le mie fonti d'ispirazione e di riferimento, cercando di capire la vera motivazione che ha spinto l'allievo ad iscriversi a una scuola di fotografia, questo spesso si rivela fondamentale per indirizzare l'insegnamento dell'intero corso. Cerco di avere comunque un legame confidenziale, mai di distacco, disponibile e aperto. Spingo l'allievo sempre alla ricerca e alla sperimentazione, sia creativa che tecnica, e ad instradarlo quando perde riferimenti importanti come la metodologia e la preparazione tecnica.


Davide Vannini

Davide Vannini - Landscape in Kho Samed

 

Oltre a insegnare, fotografi. Qual è il tuo modo di concepire la fotografia? Che fotografia fai? A quali progetti stai lavorando?
(LP) Il mio approccio fotografico è semplice e diretto, mi occupo dei piccoli momenti quotidiani. Questa mia ricerca mi cercare di bilanciare il mio bisogno di libertà espressiva con la necessità di documentare i brevi e evasivi momenti di verità. Ovviamente la realtà è caotica, piena di conflitti, e la verità è un concetto labile, sprazzi in continuo flusso. La fotografia, per me, non è un momento di distanza, anzi è il mezzo per afferrare, sentire, mostrare di più. È la capacità di trasformare la percezione in un'immagine. Robert Frank ha detto: «I'm always doing the same images. I'm always looking outside, trying to look inside. Trying to tell something that's true. But maybe nothing is really true. Except what's out there. And what's out there is always different». Continuo a lavorare al progetto sulle donne messicane che lavorano nella fascia di confine con gli Usa, nelle maquilladoras, le famigerate fabbriche in mano a corporations straniere. Sono appena tornata da Ciudad Juarez, nel nord del Messico, ai confini con il Texas. Solo il Rio Bravo la separa da El Paso. Accade a Juarez un fenomeno particolare. Giovani donne vengono rapite, scompaiono nel nulla, e vengono poi ritrovate fatte a pezzi, nel deserto, circa 500 negli ultimi 10 anni. La maggioranza delle vittime si assomigliano sia nell'aspetto, magre, coi capelli lunghi e bruni, di colorito olivastro, sia nell'occupazione ed estrazione sociale: circa il 65% lavorava nelle maquilladoras o erano studentesse (non si riscontrano casi di scomparse appartenenti alla classe media o alta). L'età va dai 14 ai 25 anni. Dal 28 Novembre al 20 dicembre espongo una mia mostra sul tema a Genova, nel cortile del porticato di Palazzo Ursi: ¡ni una más! (non una di più!).


Lina Pallotta

Lina Pallotta - La croce

(SC) Concepisco la fotografia con profondo rispetto, magari in modo del tutto personale; mi da la possibilità di affrontare le "cose serie" in "non serie", forse è per questo che la fotografia mi ha sempre divertito. Credo di fotografare perché non potrei fare altro, non saprei farne a meno. Dopo aver terminato il mio libro dal titolo "75cl" edito da Le vie dei canti che, attraverso una serie di ritratti, documenta la viticoltura dei Castelli Romani, sto lavorando a un progetto, che mi onora, per la Lega Italiana Lotta Tumori (LILT): sto ritraendo vari volontari che gravitano intorno all'associazione, per farne il nuovo calendario 2009. Si tratta spesso di persone  colpite dal drammatico male o  semplicemente persone che per dovere di coscienza si sono avvicinate alla LILT.


Stefano Compagnucci

Stefano Compagnucci - Donna che prega